Dalle spedizioni dei pionieri nordici alle Olimpiadi di Milano Cortina: storia, discipline e materiali di uno degli sport più affascinanti della montagna
Prima degli impianti di risalita e delle piste perfettamente battute, la montagna d’inverno era soprattutto silenzio. Un paesaggio vasto, bianco e spesso ostile, attraversato lentamente da uomini che cercavano un modo per muoversi sulla neve senza sprofondare. Così, migliaia di anni fa, nacquero gli sci: lunghe assi di legno legate ai piedi con lacci di cuoio, strumenti semplici che permettevano di cacciare, viaggiare e sopravvivere. Da quel gesto antico — salire con le proprie forze e scendere seguendo il pendio — prende forma una pratica destinata a diventare, secoli dopo, lo sci alpinismo.
Oggi quello stesso gesto vive nelle gare internazionali e perfino nel programma olimpico. Dal 3 all’8 marzo, sulle montagne di Shahdag, in Azerbaijan, si sono disputati i Campionati Europei di sci alpinismo 2026, uno degli appuntamenti più importanti della stagione. La disciplina, che proprio quest’anno ha fatto il suo debutto olimpico ai Giochi Invernali di Milano Cortina, si è articolata su quattro specialità: sprint, vertical, individuale e staffetta mista. L’Italia ha chiuso la rassegna con cinque medaglie. Tre portano la firma di Giulia Murada — oro nell’individuale, argento nello sprint e nel vertical — mentre Alba De Silvestro ha conquistato il bronzo nell’individuale e l’argento nella staffetta mista insieme a Michele Boscacci. Risultati che raccontano la vitalità di un movimento, quello italiano, storicamente legato alla cultura della montagna e alle grandi tradizioni alpine. Alle spalle di queste campionesse si sta formando un folto gruppo di giovani atlete già esplose o pronte a farlo: tra i nomi più importanti segnaliamo la classe 2001 Lisa Moreschini (già da alcuni anni nel giro della nazionale maggiore), le classi 2006 Silvia Boscacci, Vanessa Marca, Melissa Bertolina, Martina Scola e il fenomeno classe 2008 Giorgia Pollini (che ha già vinto tutto a livello giovanile in Italia e nel mondo. Ne sentiremo parlare!).
Ma per capire come si è arrivati fin qui, bisogna fare un passo indietro.
Quando nasce questo sport e come si sviluppa?
Nei paesi nordici gli sci nacquero innanzitutto come strumento di sopravvivenza. I popoli che abitavano le regioni innevate della Scandinavia e della Siberia avevano bisogno di spostarsi rapidamente su distese gelate e foreste ricoperte di neve. Le prime testimonianze archeologiche di sci risalgono a circa cinquemila anni fa: lunghe assi di legno fissate ai piedi con lacci di cuoio, utilizzate per cacciare, esplorare e combattere. Nel corso dei secoli gli sci vennero utilizzati anche in ambito militare. Durante la guerra tra Svezia e Danimarca del 1564, reparti dell’esercito svedese si muovevano sulla neve proprio grazie agli sci, sfruttando la velocità e la mobilità che questi strumenti offrivano in un ambiente difficile.
Bisogna però aspettare la fine dell’Ottocento per trovare i viaggi dei primi pionieri. Nel maggio 1888, l’esploratore norvegese Fridtjof Nansen guidò una spedizione destinata a entrare nella storia: attraversò la Groenlandia da costa a costa con gli sci, percorrendo più di cinquecento chilometri in quaranta giorni attraverso la calotta glaciale.
Nel giro di pochi anni, la pratica sportiva dello sci iniziò a diffondersi pure sulle Alpi, soprattutto tra le classi benestanti. Un evento importante fu la salita del Pragelpass, in Svizzera, nel 1893: a tentare l’impresa furono quattro persone, tre con gli sci e una con le racchette da neve. Durante la salita il passo tenuto dai quattro fu lo stesso, mentre in discesa gli sciatori anticiparono di un’ora l’unico partecipante che aveva scelto le ciaspole. Nel primo dopoguerra, complice lo sviluppo della tecnica e di nuovi materiali, la pratica crebbe sempre di più. Due furono gli eventi più importanti: nel 1927 abbiamo una delle prime grandi ascensioni sciistiche al Monte Bianco, guidata da Ottorino Mezzalama ed Ettore Santi; nel 1933, troviamo la prima edizione del trofeo Mezzalama, una delle più importanti competizioni di sci alpinismo come disciplina agonistica. Un’impresa senza precedenti arrivò nel 1956: partendo da due punti diversi, gli alpinisti Bruno Detassis e Walter Bonatti, tra marzo e maggio riuscirono nella traversata integrale delle Alpi con gli sci. È finalmente nato lo sci alpinismo. Da questo momento in poi si trasformerà gradualmente in una disciplina strutturata. Tra gli anni ’80 e ’90, si sviluppano regolamenti condivisi e nascono le prime federazioni nazionali. Nel 2008 nasce la Federazione internazionale di sci alpinismo, riconosciuta dal CIO nel 2016. Le nazioni che hanno avuto il ruolo più importante nella crescita della disciplina sono Italia, Francia, Svizzera, Austria e Spagna, dove la presenza di grandi catene montuose ha favorito la nascita delle prime competizioni e dei principali circuiti agonistici. Negli ultimi anni lo sport si è diffuso anche in Nord America, in particolare negli Stati Uniti e in Canada, oltre che in Asia centrale, dove nuovi comprensori montani stanno iniziando a ospitare gare internazionali. Nel 2026, entrando ufficialmente nel programma dei Giochi Olimpici Invernali, lo sci alpinismo diventa uno sport globale e moderno, pur mantenendo il suo legame profondo con l’ambiente che ne ha segnato la nascita.
Le Discipline
Nel corso degli anni, lo sci alpinismo si è trasformato, passando da prove lunghe e condizionate da terreni difficili, meteo imprevedibile e attrezzature rudimentali a format più spettacolari, dinamici e appetibili al pubblico. Oggi lo sci alpinismo agonistico si articola in cinque formati di gara.
1) Individual
È la gara più vicina allo sci alpinismo originario, una sintesi perfetta tra resistenza, tattica e tecnica. Gli atleti, infatti, affrontano più salite di lunghezza variabile, discese tecniche su neve non battuta o tratti ripidi, creste e sezioni esposte, tratti a piedi con gli sci fissati allo zaino, diversi cambi di assetto.
2) Sprint
È il formato più moderno e spettacolare della disciplina. La gara dura tra i due e i quattro minuti e concentra tutte le caratteristiche dello sci alpinismo in un percorso breve ma intenso. Si parte con una salita con le pelli di foca, seguita da un tratto a piedi con gli sci nello zaino e infine da una discesa tecnica tra curve strette e cancelli obbligati. Le gare si svolgono con batterie a eliminazione diretta, dalle qualificazioni fino alla finale.
3) Vertical
È la disciplina che incarna pienamente la sfida tra uomo e montagna, una delle più dure dal punto di vista fisico e mentale. Niente discese né cambi, solo salita con le pelli di foca, dall’inizio alla fine. Si affronta un dislivello importante, spesso dai 600 ai 1000 metri. Bisogna trovare un ritmo costante e gestire gli sforzi, una sorta di cronoscalata sulla neve, dove emergono preparazione fisica, determinazione e capacità di spingersi oltre il proprio limite.
4) Team Race
Si compete a coppie o in squadre di tre atleti, con il percorso caratterizzato da una vera e propria immersione nella montagna. Le prove includono lunghe salite e discese su pendii variabili, passaggi con corde fisse, sezioni esposte e condizioni mutevoli in quota. Non è una semplice gara, ma una cooperazione continua tra gli atleti che devono saper gestire il percorso come se fossero un unico organismo che avanza compatto.
5) Staffetta mista
La gara è organizzata in frazioni. Ogni frazionista deve completare un mini-anello, che include: una salita con pelli di foca, un tratto a piedi su pendio ripido, una discesa veloce e tecnica. Passerà poi il testimone al compagno successivo. Per una buona staffetta sono fondamentali i cambi, da effettuare rapidamente, e la strategia di squadra, cioè stabilire l’ordine degli atleti.
I materiali
L’evoluzione tecnologica dell’attrezzatura ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo dello sci alpinismo moderno. Se negli anni Ottanta il peso dell’equipaggiamento era ancora molto elevato, oggi i materiali permettono prestazioni impensabili fino a pochi decenni fa. Gli sci da gara hanno una larghezza minima di circa 65 millimetri e sono progettati per essere estremamente leggeri, garantendo accelerazioni rapide e grande agilità nei cambi di direzione.
Gli attacchi a pin rappresentano uno degli elementi chiave dell’attrezzatura: pesano meno di 200 grammi e utilizzano un sistema di aggancio basato su piccoli perni metallici che consente grande libertà di movimento in salita.
Gli scarponi ricordano quelli dello sci alpino nella struttura, ma sono molto più leggeri e realizzati con materiali avanzati come il carbonio. Sono inoltre dotati di suole in gomma che facilitano la camminata nei tratti a piedi.
Completano l’equipaggiamento bastoncini leggeri, caschi ventilati e soprattutto le pelli di foca, applicate alla soletta dello sci durante la salita per impedire lo scivolamento all’indietro. Oggi sono realizzate in mohair o materiali sintetici, ma in origine erano davvero ricavate dalla pelle di foca.
Dalle antiche traversate dei popoli nordici alle gare olimpiche del XXI secolo, lo sci alpinismo ha compiuto un lungo viaggio. Uno sport nato come necessità di sopravvivenza in ambienti ostili si è trasformato in una disciplina altamente tecnica e spettacolare, capace di coniugare resistenza, strategia e profondo rispetto per la montagna. Oggi, mentre conquista sempre più spazio nel panorama sportivo internazionale, lo sci alpinismo continua a conservare la sua essenza originaria: il desiderio di salire con le proprie forze, esplorare l’alta quota e scendere lungo pendii incontaminati, là dove la montagna resta protagonista assoluta.
* In copertina Sci Alpinismo
