Dalla sconfitta al debutto contro il Canada alla finale per il nono posto: un percorso tra alti e bassi che lascia in eredità una generazione di talenti da coltivare
A Brno non è arrivata la favola, ma non era nemmeno nei piani. L’Italia Under 17 femminile si è congedata dal Campionato Mondiale di categoria – l’ottava edizione della FIBA U17 Women’s Basketball World Cup, disputata in Repubblica Ceca dall’11 al 19 luglio 2026 – con il decimo posto in tasca, un bilancio di tre vittorie e quattro sconfitte, e la consapevolezza di aver attraversato la competizione con un gruppo giovane, inesperto ma non privo di carattere. Un risultato che va contestualizzato, e che consegna al movimento azzurro under 17 femminile spunti di riflessione tanto quanto motivi di ottimismo.
Un posto guadagnato alla fine
L’Italia non avrebbe dovuto esserci. La partecipazione alle Finali Mondiali è arrivata a seguito della rinuncia della Serbia, rendendo quella di Brno la sesta apparizione azzurra in questa competizione. Un ingresso tardivo che non ha impedito alla Federazione Italiana Pallacanestro – con il coordinamento delle Squadre Nazionali Femminili affidato a Roberto Brunamonti e la capo delegazione Fausto Chirizzi – di preparare al meglio l’avventura, con un raduno a Gubbio e test match contro la Slovenia che hanno permesso a coach Maria Buzzanca di mettere a punto la squadra. Il miglior risultato storico delle azzurrine in questa manifestazione è l’argento del 2016 a Saragozza; seguono il quinto posto nel 2018 e il settimo nel 2024. Il decimo di Brno segna quindi un passo indietro rispetto alle ultime edizioni, ma racconta anche le difficoltà oggettive di una squadra che ha incontrato avversarie di livello superiore in ogni fase cruciale del torneo.
Girone D: partenza in salita
L’Italia è stata inserita nel girone D insieme a Canada, Nuova Zelanda ed Egitto. Un raggruppamento sulla carta accessibile a metà – almeno nelle premesse – ma che ha riservato più ostacoli del previsto. L’esordio dell’11 luglio contro il Canada è stato il battesimo del fuoco: le nordamericane si sono imposte 69-54, con un primo quarto da incubo (7-22) che ha messo subito le azzurre sul chi va là. La squadra ha reagito, riportandosi in partita nel secondo e nel terzo quarto fino a -5 a cinque minuti dalla fine, prima di cedere nell’ultimo periodo. Isabel Hassan con 12 punti e Sofia Zuccon con 11 (più 14 rimbalzi) hanno retto il confronto individuale, ma la fisicità canadese si è rivelata incolmabile. Il 12 luglio contro la Nuova Zelanda le cose non sono andate meglio: 56-68 il finale, con le oceaniche avanti sin dal primo quarto e capaci di allungare progressivamente. Hassan ha trascinato ancora con 16 punti, Lelli ha aggiunto 11, ma la difesa è rimasta porosa per larghi tratti. Il riscatto è arrivato il 14 luglio contro l’Egitto: 60-49 il risultato finale, frutto di una ripresa difensiva asfissiante che ha soffocato le avversarie nella terza e quarta frazione. Hassan ancora protagonista assoluta con 17 punti, sostenuta dalla doppia cifra di Anna Sablich (12). L’Italia ha chiuso il girone al terzo posto – avanti all’Egitto per scontro diretto – con una vittoria e due sconfitte, qualificandosi agli ottavi come da regolamento: nella prima fase del Mondiale di Brno tutte le sedici squadre accedono alla fase a eliminazione diretta.
Ottavi di finale: la Slovenia non perdona
Il 15 luglio il tabellone ha assegnato all’Italia la Slovenia, ed è stato il momento più difficile della spedizione azzurra. Il match ha vissuto di un primo quarto in equilibrio (16-21), ma dalla seconda frazione in poi le slovene hanno preso il controllo con un parziale devastante di 16-5 che ha spedito le azzurre sul -16 all’intervallo. Nella ripresa l’Italia non è riuscita a ricucire: 44-66 il punteggio finale, un passivo pesante che la dice lunga sulla superiorità tecnica della formazione guidata da coach Stojkovic, trascinate da Anais Gobec con 16 punti e da una Veronika Ferjancic autrice di una doppia doppia da 10 punti e 13 rimbalzi. Tra le azzurre, Emilia Magni ha tenuto alta la bandiera con 16 punti – tutti frutto di un efficientissimo 5/5 dal campo – mentre Hassan ha chiuso in doppia cifra (11 punti, 11 rimbalzi). Due letture critiche del match emergono dai numeri: il 50% ai liberi (6/12) e un deprimente 4/26 dall’arco dei tre punti, cui si aggiungono 23 palle perse. Lacune tecniche su cui il lavoro futuro dovrà necessariamente concentrarsi.
La riscossa: Messico e Lettonia battute
Uscite dalla corsa per le prime otto posizioni, le azzurre sono state dirottate nel girone per i piazzamenti dal 9° al 16° posto. Ed è qui che l’Italia ha mostrato il volto migliore del suo Mondiale. Il 18 luglio contro il Messico le azzurre si sono imposte 72-62 in rimonta, con un secondo tempo dominato (37-26 i punti nel terzo e quarto quarto). Emilia Magni e Sofia Zuccon hanno firmato 16 punti ciascuna, Lelli ha aggiunto 14 dalla panchina e Diagne 11. Una prova corale che ha convinto. Il giorno successivo contro la Lettonia, nella semifinale per i posti dal 9° al 12°, l’Italia ha vinto 63-59 rimontando uno svantaggio di sei punti nel primo quarto. Magni è salita ancora a 18 punti (6/9 al tiro), doppia cifra anche per Sablich (12), Diagne (12) e Nako Moni (10, con 13 rimbalzi). Da segnalare i 17 rimbalzi di Sofia Zuccon: un contributo da pivot di livello europeo.
La finale per il decimo posto: l’Egitto si prende la rivincita
Il 19 luglio, giornata della finale per la medaglia d’oro tra Stati Uniti e Spagna, l’Italia ha affrontato l’Egitto nella sfida per il nono posto. La rivincita del girone si è trasformata in una sconfitta per 63-80, maturata nel secondo quarto (17-24 il parziale) e definitivamente chiusa con un devastante 32-15 tra terzo e quarto periodo, guidato dall’inarrestabile Hassabelnaby autrice di 25 punti. Le azzurre, stanche nel fisico dopo una settimana intensa, non hanno trovato le energie per reggere l’urto. Nako Moni è stata la migliore con 14 punti, seguita da Diagne con 11. L’Italia ha così concluso il torneo al decimo posto.
Le protagoniste azzurre
Dodici atlete, tutte nate nel 2009, hanno composto il gruppo azzurro a Brno. Su tutte emergono alcune figure. Emilia Magni (Geas Basket) è stata la rivelazione della seconda fase: 34 punti in due partite (Messico e Lettonia), con la personalità e la continuità offensiva di una giocatrice già proiettata verso categorie superiori. Originaria di Magenta, si candida a diventare uno dei profili più interessanti del basket giovanile italiano. Isabel Hassan (Umana Reyer Venezia) ha guidato le azzurre nei momenti più difficili del girone: 12 contro il Canada, 16 contro la Nuova Zelanda, 17 contro l’Egitto. Una guardia capace di segnare tanto e di procurarsi i liberi, con ancora margini larghi di crescita dalla linea dei tre punti. Sofia Zuccon (Reyer Venezia) ha dominato a rimbalzo per tutta la settimana: 14 recuperi contro il Canada, 17 contro la Lettonia. Una presenza sotto le plance difficile da ignorare, centrale nell’identità fisica della squadra. Anna Sablich e Aysha Diagne (Reyer Venezia e Basket Roma) hanno fornito continuità nelle fasi decisive, mentre Mariana Nako Moni (Vis Rosa Ferrara) ha chiuso la sua avventura mondiale con una prestazione di spessore nella finale per il decimo posto.
Quale futuro per questo movimento
Il decimo posto di Brno è un dato da non drammatizzare né da sopravvalutare. L’Italia è arrivata al Mondiale come ripescata, in un girone che non ha concesso margini di errore fin dalla prima giornata, e si è scontrata con la Slovenia – una delle formazioni più strutturate del torneo – negli ottavi di finale. Il vero patrimonio di questa settimana ceca è la classe 2009: Magni, Hassan, Zuccon, Sablich, Diagne e le loro compagne sono ancora al primo anno di U17 e avranno un’altra stagione per crescere nei rispettivi club prima di affrontare i prossimi impegni internazionali. Molte di loro militano in società come Reyer Venezia, Geas Basket e Basket Roma che investono sistematicamente nel settore giovanile e nelle Academy femminili. I segnali ci sono, il lavoro da fare, altrettanto.
Brno 2026 non sarà ricordata come l’edizione del miracolo azzurro, ma rimarrà nella memoria di dodici ragazze come la loro prima Coppa del Mondo. Per alcune di loro potrebbe anche non essere l’ultima. Il basket femminile italiano ha bisogno di continuità – di investimenti nei settori giovanili, di tecnici di qualità come Maria Buzzanca, di un sistema-paese che tratti queste atlete come il capitale che sono, non come un’appendice del movimento assoluto. Se il decimo posto di Brno servirà da stimolo in questa direzione, avrà già raggiunto il suo scopo.
* In copertina e nell’articolo Mondiali Under 17 basket femminile 2026 (Foto di FIP)








