Dopo il Sunshine Double di marzo la bielorussa non ha alzato più un trofeo: due “bagel” pesanti tra Roland Garros e Berlino, l’eliminazione a Wimbledon per mano di Naomi Osaka e le parole che raccontano un momento delicato
C’è un dato che da solo racconta il paradosso di questa stagione: Aryna Sabalenka è ancora, saldamente, la numero 1 del ranking WTA, eppure il suo 2026 verrà ricordato come uno dei periodi più complicati della carriera. Dal 29 marzo, giorno del successo al Miami Open, la bielorussa non ha più alzato un trofeo. Nel mezzo, due sconfitte da 6-0 secco in un set, l’eliminazione più prematura in uno Slam da tre anni a questa parte e alcune dichiarazioni che hanno lasciato intravedere una fatica non solo fisica. Un contrasto tanto netto quanto istruttivo, che merita di essere ripercorso con ordine, senza inutili enfasi ma senza neppure sminuirlo.
Un inizio d’anno da campionessa
Bisogna partire dai fatti, perché la narrazione della “stagione no” rischierebbe altrimenti di essere imprecisa. Sabalenka ha aperto il 2026 nel modo migliore possibile, difendendo il titolo a Brisbane contro Marta Kostyuk senza cedere un set. Il primo scossone è arrivato in gennaio, in finale agli Australian Open: dopo aver comandato un set e un break nel terzo parziale, si è vista rimontare da Elena Rybakina, che si è imposta 6-4, 4-6, 6-4 conquistando il secondo Slam della carriera. Per la bielorussa si è trattato della seconda finale di fila persa a Melbourne. Ma la reazione è stata immediata: a marzo è arrivato il bis a Indian Wells e poi il successo al Miami Open contro Coco Gauff, completando per la prima volta in carriera il cosiddetto Sunshine Double. Ventitré vittorie su ventiquattro incontri disputati, tre titoli in tre mesi: un avvio quasi impeccabile, che rendeva difficile immaginare quanto sarebbe successo da lì in avanti.
Il crollo sulla terra rossa
La stagione sul rosso si è aperta con un ko clamoroso. A Madrid, ai quarti di finale, Sabalenka ha sprecato sei match point contro la statunitense Hailey Baptiste, numero 32 del mondo, cedendo 2-6, 6-2, 7-6, e interrompendo così una striscia di quindici vittorie consecutive. In conferenza stampa ha ammesso l’errore chiave, un doppio fallo nel momento decisivo che aveva dato fiducia all’avversaria. A Roma, pochi giorni dopo, è arrivata un’altra sorpresa: eliminata al terzo turno dalla trentaseienne romena Sorana Cirstea (al suo ultimo anno da professionista), con un problema alla schiena emerso nel terzo set. Il punto più basso, però, è arrivato al Roland Garros. Ai quarti di finale, avanti 6-3, 5-3 e a due punti dalla semifinale, Sabalenka ha perso dieci giochi consecutivi contro la russa Diana Shnaider, chiudendo 3-6, 7-5, 6-0. In conferenza stampa ha parlato apertamente di un vero e proprio blackout: “Sono caduta in un buco nero e non sono più riuscita a uscirne”, ha detto, aggiungendo di non ricordare l’ultima volta in cui avesse perso dieci game di fila. Nei giorni successivi si è rivolta a uno psicologo, mentre il suo team ha successivamente ammesso, tramite il preparatore Jason Stacy, che la programmazione della preparazione sulla terra battuta non aveva funzionato come previsto.
L’erba non porta sollievo
Il passaggio all’erba non ha invertito la tendenza. A Berlino, nel WTA 500 di avvicinamento a Wimbledon, Sabalenka ha rischiato l’eliminazione già ai quarti contro la wild card Nikola Bartunkova, salvandosi da un doppio svantaggio di set e break. In semifinale, contro Jessica Pegula, dopo un match equilibrato vinto il secondo set al tie-break, è arrivato un altro crollo verticale: 6-0 nel terzo parziale. A Wimbledon, dove non vinceva un titolo dal 2023 in bacheca Slam, Sabalenka è stata eliminata al quarto turno da Naomi Osaka, sconfitta in due set, 6-2, 7-6(2): la prima volta dal Roland Garros 2022 in cui non riesce a raggiungere i quarti di finale in un torneo del Grande Slam, e la prima sconfitta in due set in un major dagli US Open 2020. In conferenza stampa, con un misto di ironia e amarezza, ha commentato: “Voglio andare a ubriacarmi e dimenticare il tennis”, per poi riconoscere con più lucidità che l’avversaria l’aveva semplicemente surclassata.
Le possibili ragioni
Le ipotesi avanzate da addetti ai lavori e dalla stessa Sabalenka toccano più piani. C’è quello fisico: a Madrid la tennista aveva ammesso che il proprio corpo aveva “avuto delle difficoltà” nel corso della stagione, tanto da consigliarle di ridurre il calendario per arrivare in salute agli appuntamenti principali; a Roma il problema alla schiena ne ha condizionato il rendimento nel momento decisivo. C’è poi quello tecnico-tattico: il coach Jason Stacy ha riconosciuto che il piano di preparazione sulla terra rossa, impostato sui risultati dell’anno precedente, non ha funzionato sul campo. E infine quello mentale: il peso delle finali Slam perse negli ultimi due anni, unito alla pressione di difendere il ruolo di numero 1, sembra aver innescato episodi di blocco nei momenti cruciali, come i cali verticali di Parigi e Berlino testimoniano. La stessa Sabalenka, parlando di salute mentale a Madrid, ha sottolineato quanto sia fondamentale circondarsi di persone di fiducia e coltivare interessi fuori dal campo per reggere la pressione costante del circuito.
Verso la seconda parte di stagione
Nonostante il periodo complicato, il primato nel ranking WTA non è in discussione nell’immediato: la sconfitta al terzo turno di Wimbledon della sua principale inseguitrice, Elena Rybakina, ha di fatto blindato la vetta della bielorussa, che occupa la prima posizione dall’ottobre 2024. Resta da capire come reagirà nello swing nordamericano su cemento, superficie sulla quale ha costruito la maggior parte dei suoi ventiquattro titoli in carriera, in vista degli US Open di fine agosto, Slam che ha vinto nelle ultime due edizioni. Il suo staff ha annunciato che analizzerà a fondo cosa non ha funzionato per correggere la programmazione della prossima stagione. Sabalenka, dal canto suo, non ha mai smesso di presentarsi davanti ai media con un atteggiamento che alterna autocritica e determinazione, ricordando più volte che le sconfitte, per quanto dolorose, restano parte del percorso.
Cosa aspettarci?
Il 2026 di Aryna Sabalenka racconta quindi una stagione a due velocità: dominante da gennaio a marzo, in evidente difficoltà da aprile in avanti. Un contrasto che il tennis, sport fatto di margini sottili e di superfici che cambiano tutto, sa produrre più spesso di quanto si pensi. Resta da vedere se lo swing estivo americano rappresenterà la svolta attesa o se la crisi, come temuto dalla stessa tennista, avrà bisogno di più tempo per essere superata. La storia recente della bielorussa, capace in passato di reagire a momenti difficili, invita comunque alla cautela prima di trarre conclusioni definitive.
* In copertina Aryna Sabalenka

