Dagli esordi nel Westchester all’oro di Parigi 2024, fino al record del mondo di Indianapolis: la parabola di una delle atlete più complete del nuoto contemporaneo
Ventitré secondi e cinquantanove centesimi. Un soffio, quasi nulla, eppure abbastanza per cambiare la storia di una specialità che sembrava avere già scritto il proprio capitolo definitivo. Venerdì 19 giugno, all’Indiana University Natatorium di Indianapolis, Kate Douglass ha toccato la parete dei 50 metri stile libero in un tempo che nessuna donna aveva mai nuotato prima, cancellando il primato che la svedese Sarah Sjöström deteneva dal luglio 2023 (23″61). Lo ha fatto in un contesto tutt’altro che blindato – un meeting di tappa, il Pro Swim Series, non un’Olimpiade o un Mondiale – e con una sorpresa autentica, dichiarata a fine gara dalla stessa protagonista, che si attendeva al massimo il record americano. È bastata quella manciata di centesimi per consegnare al nuoto statunitense, e a una carriera già ricchissima, il sigillo che ancora mancava: il primo record del mondo individuale in vasca lunga di Kate Douglass.
Le origini: Pelham, una famiglia di calciatori e un’eccezione in acqua
Katherine Cadwallader Douglass nasce il 17 novembre 2001 a Pelham, cittadina dello stato di New York, da William e Allison Douglass. È l’unica nuotatrice della famiglia: il fratello Will e la sorella Abby – quest’ultima calciatrice al college Hamilton – seguono e praticano il calcio, sport di riferimento in casa Douglass. Kate inizia a nuotare a sette anni, prima nel Westchester Aquatic Club, poi, dal 2017, nel Chelsea Piers Aquatic Club del Connecticut. Già adolescente mostra un talento fuori scala: a quattordici anni stabilisce i record nazionali giovanili nei 50 stile libero, a quindici si qualifica per le selezioni olimpiche statunitensi del 2016 in più specialità (50 libero, 100 e 200 rana, 200 misti). Diplomata alla Pelham Memorial High School nel 2019, sceglie l’università di Virginia, dove si laurea in statistica e prosegue con un master nella stessa disciplina – pubblicando persino, nel marzo 2024, un articolo scientifico sull’applicazione dell’analisi dei dati alla tecnica natatoria.
Gli anni a Charlottesville: la dominatrice del college
Il quadriennio in Virginia (2019-2023), sotto la guida di coach Todd DeSorbo, è semplicemente uno dei più dominanti nella storia del nuoto NCAA femminile: quindici titoli individuali e di staffetta, ventotto volte All-American, tre titoli di squadra consecutivi (2021, 2022, 2023) e due Honda Sports Award, riconoscimento alla migliore atleta universitaria della specialità, nel 2022 e nel 2023. Una versatilità già evidente: vince titoli ACC in 50 e 100 libero, 100 farfalla, 200 rana e 200 misti, dimostrando di poter competere ai massimi livelli in quattro stili diversi.
L’esordio internazionale e Tokyo 2020
Il debutto olimpico arriva ai Giochi di Tokyo, disputati nel 2021: nei 200 misti Douglass conquista il bronzo con il personale di 2’09″04, dietro alla giapponese Yui Ohashi e alla connazionale (e compagna alla Virginia) Alex Walsh. È l’inizio di un percorso internazionale che si arricchisce rapidamente: bronzo nei 200 rana e in due staffette ai Mondiali di Budapest 2022, poi l’esplosione di Fukuoka 2023, dove arriva il primo titolo mondiale individuale nei 200 misti, accompagnato dall’oro nella 4×100 mista e tre medaglie d’argento. Ai Mondiali di Doha, nel febbraio 2024, bissa l’oro nei 200 misti e aggiunge l’argento nei 50 libero, lasciando intuire per la prima volta un futuro anche nella velocità pura.
Parigi 2024: la consacrazione olimpica
I Giochi di Parigi rappresentano lo spartiacque della carriera. Douglass arriva in Francia da pluri-medagliata mondiale ma senza ancora un oro individuale ai Giochi: lo conquista nei 200 rana, nuotati in 2’19″24, record americano, davanti alla sudafricana Tatjana Smith (2’19″60) e all’olandese Tes Schouten (2’21″05). Prima di quella gara aveva già contribuito all’argento nella 4×100 stile libero (3’30″20); dopo, arriva l’argento individuale nei 200 misti (2’06″92) e l’oro, il secondo dei Giochi, nella 4×100 misti, chiusa dalla squadra statunitense in 3’49″63, record del mondo. Quattro medaglie in una singola edizione olimpica, due ori e due argenti, che portano il computo complessivo di Kate Douglass a cinque podi a cinque cerchi: due ori, due argenti, un bronzo.
La stagione delle vasche corte e i primi record del mondo
Tra l’autunno e l’inverno 2024 arriva la svolta che apre la strada ai record assoluti. Tra il 24 e il 31 ottobre, in due tappe della Coppa del Mondo, abbassa due volte il record del mondo dei 200 rana in vasca corta, fino a 2’12″72; a dicembre, ai Mondiali in vasca corta di Budapest, firma altri due primati assoluti, nei 200 rana (2’12″50) e nei 200 misti (2’01″63), specialità in cui supera la storica marca della ungherese Katinka Hosszú. Nel 2025, dopo un’annata vissuta con maggiore equilibrio tra impegni agonistici e vita privata – lei stessa ha parlato di una stagione di “reset” dopo l’intensità di Parigi – torna a colpire ai Mondiali di Singapore, dove conquista l’oro nei 200 rana in 2’18″50 (seconda prestazione di sempre, dietro al record mondiale della russa Evgeniia Chikunova) e l’argento nei 100 rana in 1’05″27, specialità affrontata per la prima volta a un grande evento. Cinque medaglie complessive a Singapore confermano la sua identità di nuotatrice totale. In ottobre, tra le tappe di Coppa del Mondo di Westmont e Toronto, completa la collezione di record in vasca corta abbattendo due volte anche il primato dei 100 stile libero, fino a 49″93, prima donna nella storia sotto il muro dei 50 secondi: tre record del mondo individuali in vasca corta, in tre stili diversi (libero, rana, misti), un’unicità che pochissimi interpreti del nuoto possono vantare. A coronare l’annata, il titolo di vincitrice della Coppa del Mondo.
Indianapolis, 19 giugno 2026: il record che mancava
Restava un solo traguardo, quello individuale in vasca lunga, il livello più prestigioso e meno permeabile ai record. Arriva a Indianapolis, in un meeting di preparazione alla stagione internazionale e non in un grande evento. Douglass aveva già vinto i 200 misti (2’07″04) e i 200 rana (2’21″65): nei 50 stile libero il personale era fermo a 23″91, siglato ai Mondiali 2024 e condiviso come record americano con la connazionale Gretchen Walsh. In finale, Douglass nuota un mezzo vasca quasi perfetto e tocca in 23″59, due centesimi sotto il primato di Sjöström. Walsh, seconda, scende a sua volta sotto il vecchio record americano con 23″78; la connazionale Anna Moesch chiude terza in 24″20, miglior tempo personale. Per Douglass è il primo record del mondo individuale in vasca lunga della carriera, dopo i tre già detenuti in corta: una versatilità che la rende oggi, a ventiquattro anni, una delle interpreti più complete e meno catalogabili del nuoto mondiale, capace di coniugare rana, misti e – ora ufficialmente – la velocità pura dello stile libero.
Le prospettive: Pan Pacific 2026 e l’orizzonte di Los Angeles 2028
Il calendario propone già la prossima verifica internazionale: dal 12 al 15 agosto 2026 si disputano a Irvine, in California, i Pan Pacific Championships, di ritorno dopo otto anni di assenza. Douglass è annunciata su un programma ampio – 50 e 100 stile libero, 100 e 200 rana, 50 farfalla – che la confermerebbe come riferimento totale della squadra statunitense. Sul piano personale, l’atleta ha più volte raccontato l’intenzione di gestire con maggiore equilibrio gli anni che la separano da Los Angeles 2028, evitando il sovraccarico totale che aveva caratterizzato la preparazione di Parigi. Resta da capire quale sarà la sua collocazione olimpica nel ciclo a venire, vista la concorrenza interna fortissima nei 50 e 100 libero e la possibilità di tornare a puntare anche sul record mondiale dei 200 rana in vasca lunga, dove è già la seconda prestazione di sempre dietro a Chikunova. Manca, per completare un quadro già sterminato, un oro olimpico individuale fuori dai 200 rana: un obiettivo alla portata di un’atleta che ha dimostrato, gara dopo gara, di non avere più limiti di stile da rispettare.
* In copertina Kate Douglass
