Il documento “Raising the Bar”, scritto con European Athletics e tre ex atlete olimpiche, indica quali angolazioni ed effetti evitare per rispettare la dignità delle protagoniste
Un salto in alto raccontato dal basso, un atterraggio nella sabbia inquadrato da dietro, un rallentatore che si sofferma su un corpo invece che su un gesto tecnico. Per anni le atlete di atletica leggera hanno segnalato, spesso inascoltate, che certe inquadrature televisive raccontavano tutto tranne la loro prestazione. Oggi quella richiesta ha trovato una risposta scritta, nero su bianco, in un documento ufficiale dell’Unione Europea di Radiodiffusione. Si intitola “Raising the Bar” ed è la prima guida organica pensata per aiutare chi sta dietro le telecamere a filmare le gare femminili con lo stesso rispetto tecnico con cui si racconta qualunque altra prestazione sportiva.
Il fatto
L’EBU (European Broadcasting Union), l’alleanza che riunisce le principali emittenti di servizio pubblico europee, ha pubblicato il documento l’8 giugno 2026 sul proprio sito istituzionale, in collaborazione con European Athletics, la federazione continentale presieduta da Dobromir Karamarinov. Il testo, 23 pagine corredate da esempi fotografici tratti da trasmissioni reali, è passato inizialmente sotto silenzio, per poi guadagnare improvvisa risonanza mediatica a metà luglio, quando agenzie e testate internazionali – da Al Jazeera a PetaPixel, fino al rilancio in Italia tramite l’agenzia Adnkronos – ne hanno diffuso i contenuti, innescando un dibattito acceso anche sui social network. Il titolo del documento riprende volutamente il gesto tecnico del salto in alto: alzare l’asticella, in questo caso, degli standard editoriali. L’obiettivo dichiarato, si legge nell’introduzione firmata dal direttore esecutivo di EBU Sport Glen Killane, è garantire che “tutte le atlete siano ritratte con correttezza, accuratezza e rispetto”. Killane è stato netto anche nel commento diffuso alla stampa: “Lo sport femminile merita di essere visto, trasmesso e valorizzato su un piano di parità”.
Perché nascono queste linee guida
Il tema non nasce dal nulla. Da anni diverse atlete raccontano il disagio provato davanti a certe scelte di regia. Studi indipendenti, come quelli condotti dall’organizzazione statunitenseThe Representation Projectsulla copertura dei Giochi Olimpici, hanno stimato che le atlete donne abbiano circa dieci volte più probabilità rispetto ai colleghi uomini di essere inquadrate in modo oggettivante, con migliaia di immagini segnalate come problematiche già ai Giochi di Tokyo 2020/2021. Già in occasione di Parigi 2024, il vertice di Olympic Broadcasting Services aveva invitato gli operatori a filmare atleti e atlete allo stesso modo, per evitare che stereotipi e sessismo si insinuassero nella copertura televisiva. A questo si sono aggiunte negli anni le testimonianze dirette delle protagoniste. Nel documento EBU, la saltatrice con l’asta britannica Holly Bradshaw racconta di aver ricevuto molestie online e di aver visto circolare video inappropriati di sé stessa e di colleghe, ottenuti da riprese al rallentatore effettuate durante le gare. La lunghista serba Ivana Španović sottolinea come certe angolazioni, unite a stereotipi di genere, generino disagio e distrazione in pedana, con possibili ripercussioni sulla salute mentale delle atlete. L’ex primatista mondiale del salto in alto Blanka Vlašić insiste invece sull’aspetto tecnico: raccontare bene la rincorsa e la fase di stacco, spiega, è anche il modo migliore per evitare inquadrature compromettenti.
Le linee guida disciplina per disciplina
Il documento non stila un elenco di divieti generici, ma analizza pianta delle telecamere e casistiche concrete per ciascuna specialità.
Nel salto in alto, la telecamera principale a bordo pedana resta l’angolazione di riferimento per rincorsa e valicamento, utile anche a commentatori e allenatori. Vengono invece segnalate come critiche le riprese dal basso verso l’alto, che aumentano il rischio di immagini compromettenti, così come i primi piani e i replay al rallentatore troppo ravvicinati sull’atleta nell’attimo del passaggio sopra l’asticella: in questi casi si raccomanda di tagliare il replay prima del contatto con il materasso.
Nel salto con l’asta, la guida individua nella telecamera laterale, ripresa negli ultimi sei appoggi prima dell’innesto dell’asta, l’inquadratura più istruttiva. Vengono invece segnalati come rischiosi gli angoli utilizzati per riprese “artistiche” con operatori a mano, soprattutto se posizionati in basso o alle spalle dell’atleta, e i replay ravvicinati con teleobiettivo che, secondo il documento, “non offrono alcuna informazione aggiuntiva a pubblico e telecronisti”.
Per i salti orizzontali (lungo e triplo), la telecamera laterale sulla rincorsa, con grafica a supporto sulla misura, resta quella prioritaria; il documento sconsiglia invece di restare inquadrati sull’atleta di spalle in uscita dalla buca di sabbia, suggerendo di allargare il campo o stringere sul volto, e raccomanda di rivedere sempre i replay al rallentatore prima della messa in onda.
Per le gare di corsa, l’indicazione è più generale ma netta: evitare le riprese dal basso, soprattutto all’altezza del bacino, specialmente nei momenti di partenza e nei momenti di massima fatica, quando un’atleta può accasciarsi sulla pista a fine gara. Si privilegiano le inquadrature frontali o comunque meno ravvicinate.
Non un elenco di divieti, ma un punto di partenza
L’EBU insiste su un punto: non si tratta di un regolamento vincolante, né di una lista di censure. Nella premessa del documento si legge che l’intento è dimostrare, con esempi reali, come molte delle inquadrature ritenute problematiche dalle atlete siano evitabili senza alcuna perdita in termini di racconto tecnico o qualità visiva. Anzi, secondo le testimonianze raccolte, le angolazioni che meglio valorizzano potenza e precisione tecnica coincidono spesso con quelle più rispettose. Il documento incoraggia inoltre soluzioni creative, come rallentatori mirati sulla fase di stacco, riprese aeree per valorizzare la dinamica del gesto e grafiche didattiche sulla biomeccanica, capaci di arricchire la narrazione senza ricorrere a inquadrature discutibili.
Chi ha scritto le linee guida
Il documento porta la firma di un piccolo gruppo di lavoro: Elsa Arapi, responsabile per lo sport femminile dell’EBU, la regista Clair Goodwin, l’ex mezzofondista olimpica britannica Hannah England (oggi telecronista) e la graphic designer Christel Saneh. A queste indicazioni hanno contribuito, con un lavoro di revisione, undici professionisti della produzione televisiva sportiva tra registi, operatori di ripresa e tecnici del replay provenienti da diverse emittenti membre dell’EBU. A dare voce diretta alle atlete sono state tre ex campionesse olimpiche: Holly Bradshaw (bronzo olimpico nel salto con l’asta a Tokyo 2020), Ivana Španović (iridata nel salto in lungo) e Blanka Vlašić (due volte campionessa del mondo nel salto in alto).
Cosa cambia da subito e chi è tenuto ad applicarle
Le linee guida si rivolgono in primo luogo alle emittenti membre dell’EBU, l’alleanza che conta 113 organizzazioni in 56 Paesi (oltre a 31 realtà associate in Asia, Africa, Oceania e nelle Americhe) e che produce la copertura televisiva delle principali competizioni organizzate da European Athletics. Non essendo un regolamento sanzionatorio, la loro applicazione dipende dalla volontà delle singole redazioni e regie; competizioni non direttamente legate a EBU o European Athletics, come le tappe della Diamond League, potranno adottarle solo su base volontaria. Il primo vero banco di prova arriverà a stretto giro: dal 10 al 16 agosto 2026 Birmingham ospiterà, per la prima volta nella sua storia, gli Europei di atletica leggera all’Alexander Stadium, con oltre 1.500 atlete e atleti in gara. Sarà l’occasione più immediata per verificare se le indicazioni contenute in “Raising the Bar” si tradurranno in scelte di regia concrete davanti a un pubblico internazionale.
Le reazioni
Tra gli addetti ai lavori il documento è stato accolto perlopiù come un passo atteso da tempo, sostenuto dalle parole delle tre atlete coinvolte e dai vertici di EBU ed European Athletics, che lo hanno inserito nel più ampio percorso legato all’iniziativa “Race For Respect” della federazione continentale. Non sono mancate, nei giorni successivi alla diffusione online del documento, voci critiche sui social network, secondo cui indicazioni di questo tipo rischierebbero di penalizzare la visibilità dello sport femminile o di apparire eccessive rispetto al problema descritto. Resta il fatto che la richiesta di cambiamento arriva, in primo luogo, dalle dirette interessate.
Cosa succede ora
L’EBU stessa definisce il documento non un punto d’arrivo ma “l’inizio di una conversazione” tra emittenti, registi, operatori e atlete, destinata a proseguire nelle prossime stagioni. Resta da vedere quanto rapidamente le indicazioni verranno recepite nelle regie delle grandi produzioni internazionali e se altre federazioni o discipline sportive, in Europa e non solo, decideranno di dotarsi di standard simili. Un dato, però, sembra ormai acquisito: la questione delle inquadrature nello sport femminile non è più soltanto una polemica ricorrente sui social, ma un tema che le organizzazioni sportive e televisive europee hanno scelto di affrontare con un documento tecnico, pubblico e verificabile.
* In copertina Europei U20 Tampere 2025 (Foto di Grana/FIDAL)
