Nella decima tappa della Diamond League il keniano abbatte il primato mondiale dei 1000 metri, Julien Alfred sfiora Flo-Jo sui 200 e Nina Kennedy vola oltre i 4,95 nell’asta. In pedana anche i rientri di Tamberi e Furlani
Una notte di stelle e di record, quella andata in scena venerdì 10 luglio allo stadio Louis II. Il Meeting Herculis, decima tappa della Diamond League 2026, ha regalato uno spettacolo che si fatica a ricordare anche per gli standard altissimi di Montecarlo: un record del mondo, due record continentali, sette record del meeting e cinque tra le migliori prestazioni mondiali stagionali. Nella cornice del Principato sono arrivate le imprese di Emmanuel Wanyonyi, Julien Alfred e Nina Kennedy, ma anche i primi, cauti passi di ripartenza per Gianmarco Tamberi e Mattia Furlani, entrambi reduci da lunghi stop.
Il record del mondo di Wanyonyi
A rubare la scena è stato soprattutto il keniano Emmanuel Wanyonyi, campione olimpico e mondiale degli 800 metri, al suo esordio assoluto sui 1000. Il risultato è stato un record del mondo: 2’11″83, tredici centesimi in meno del primato che il connazionale Noah Ngeny aveva fissato a Rieti il 5 settembre 1999, un muro rimasto in piedi per ventisette anni. Lanciato dalle lepri Patryk Sieradzki e Louey Ouerrat (passaggio ai 400 in 50″95, agli 800 in 1’45″11), Wanyonyi ha resistito nel finale al britannico Jake Wightman, sceso a 2’12″77 e quinto uomo di sempre sulla distanza; terzo l’algerino Djamel Sedjati in 2’13″94, primato personale. “Era la prima volta che correvo i 1000, batterlo subito il record del mondo mi rende felicissimo” ha dichiarato il ventunenne keniano, che ha subito escluso ogni velleità sul record degli 800 di David Rudisha: “Non voglio parlare del record del mondo sugli 800. Prima voglio correre veloce e migliorare il mio personale. Lasciatemi stare zitto, i fatti parlano più delle parole”.
Julien Alfred sempre più veloce
Spettacolare anche Julien Alfred nei 200 femminili. La campionessa olimpica dei 100 a Parigi 2024 ha corso in 21″51 (+0,9 m/s), primato nazionale di Santa Lucia, record del meeting e migliore prestazione mondiale stagionale: un tempo che la issa al terzo posto di sempre, alle spalle solo di Florence Griffith-Joyner e Shericka Jackson. Alfred ha regolato Adaejah Hodge (21″76) e la campionessa olimpica in carica Gabby Thomas (21″84), al rientro in Diamond League dopo due anni. “Mi sto preparando da tanto tempo per questo, vederlo finalmente ripagato mi rende felice” ha detto la 25enne caraibica. “Non mi ero resa conto di quanto fossi stata veloce finché non ho tagliato il traguardo. Ho guardato il cronometro e ho visto il tempo, per questo ho urlato come alle Olimpiadi”.
Il record oceanico di Nina Kennedy nell’asta
Nel salto con l’asta femminile, capitolo inedito firmato da Nina Kennedy: 4,95 metri che valgono il nuovo record oceanico (precedente 4,94 di Eliza McCartney), il record nazionale australiano e il personale, issandola al quinto posto della lista di sempre. “So di essere in ottima forma, l’asta è una disciplina molto tecnica e dovevo solo mettere insieme tutti i pezzi” ha spiegato la campionessa olimpica in carica. “Montecarlo è il posto giusto per farlo, qui salto sempre bene: pedana veloce, pubblico stupendo, sono davvero contenta di come ho saltato”. Seconda la tedesca Amanda Moll (4,72). Da segnalare anche il salto con l’asta maschile, gara non valida ai fini del circuito: Mondo Duplantis, ormai di casa a Montecarlo, ha migliorato il record del meeting a 6,07, fallendo poi tre volte i 6,15.
Il ritorno in gara di Tamberi e Furlani
Sul fronte azzurro, la serata è coincisa con il ritorno alle gare di due big dei salti. Gianmarco Tamberi è tornato in pedana dopo 299 giorni di assenza, l’ultima gara risaliva alle qualificazioni dei Mondiali dello scorso settembre. Non a caso ha scelto proprio Montecarlo, teatro dieci anni fa del suo record italiano (2,39) e del grave infortunio alla vigilia di Rio 2016. Il campione olimpico di Tokyo ha chiuso al sesto posto, ex aequo con il connazionale Matteo Sioli, con la misura di 2,23 alla terza prova, fermato dai tre errori consecutivi a 2,26. Alla vigilia, l’annuncio a sorpresa via social: “Sto tornando per la mia rivincita”. A vincere è stato l’ucraino Oleh Doroshchuk (2,32) davanti al britannico Kimani Jack (2,30) e all’indiano Sarvesh Anil Kushare (2,26).
Anche Mattia Furlani è tornato in gara, a un mese e mezzo dall’infortunio muscolare rimediato il 23 maggio a Xiamen. Il campione del mondo in carica del salto in lungo ha aperto con 8,01 (sua miglior misura di giornata), proseguendo poi con 7,91 e due nulli, prima di fermarsi in via precauzionale: ottavo posto finale. Davanti a lui, un altro spettacolo: Miltiadis Tentoglou ha volato fino a 8,61 (miglior misura mondiale stagionale) all’ultimo tentativo, in una gara di profondità mai vista, con cinque atleti oltre gli 8,30. “Quando salti 8,50 e poi salti 8,60 è semplicemente pazzesco, non credo sia successo molte volte nella storia” ha commentato il greco, campione olimpico in carica. Alle sue spalle il giamaicano Wayne Pinnock (8,39) e il cubano Jorge Hodelín (8,38, primato personale).
Le altre gare
Il resto del programma non ha lesinato emozioni. Nei 400 maschili il botswano Busang Collen Kebinatshipi ha vinto per la quinta volta consecutiva in stagione, fermando il cronometro sul record del meeting di 43″44 davanti agli statunitensi Jacory Patterson (43″96) e Rai Benjamin (44″13). Nella prova femminile, la dominicana Marileidy Paulino resta imbattuta nel 2026 e firma il record del meeting in 48″67, ma il dato più significativo arriva alle sue spalle: l’americana Aaliyah Butler è scesa per la prima volta sotto i 49 secondi (48″84), terza la ceca Lurdes Gloria Manuel (49″44). Tra le prove di mezzofondo, la keniana Agnes Jebet Ngetich ha corso 8’08″95 nei 3000 femminili: primato personale, miglior prestazione mondiale stagionale e terza di sempre, davanti alle etiopi Aleshign Baweke (8’23″81) e Senayet Getachew (8’24″02); quarta la campionessa olimpica Faith Kipyegon in 8’24″21. Nei 5000 uomini lo svizzero Dominic Lobalu ha preceduto di sei centesimi lo statunitense Graham Blanks, 12’52″54 contro 12’52″60, con Birhanu Balew terzo in 12’52″91. Nei 3000 siepi ha vinto il keniano Simon Koech in 8’03″35, davanti al giapponese Ryuji Miura e al connazionale Edmund Serem. Nello sprint piano, il giamaicano Oblique Seville ha vinto i 100 metri in 9″88, davanti allo statunitense Jordan Anthony (9″92, primato personale) e al camerunense Emmanuel Eseme (10″00); quinto il campione olimpico dei 200 Letsile Tebogo (10″04).
Sui 100 ostacoli femminili l’americana Masai Russell ha corso 12″20, precedendo la connazionale Alaysha Johnson (12″38) e l’olandese Nadine Visser (12″49). Tra i concorsi, da segnalare il balzo storico della cubana Leyanis Pérez Hernández, prima donna nel meeting ad andare oltre i 15 metri nel salto triplo (15,06), davanti alla senegalese Saly Sarr (14,99, a un centimetro dal record nazionale) e alla dominicana Thea LaFond (14,79). Nel giavellotto femminile la diciottenne cinese Yan Ziyi ha dominato con 68,75, staccando nettamente la serba Adriana Vilagoš (63,18) e la greca Elina Tzengko (58,20). Per l’Italia, oltre ai rientri di Tamberi e Furlani, da segnalare la prova di Dariya Derkach nel salto triplo: sesta con 14,33, in rimonta di due posizioni proprio nell’ultimo salto dopo un avvio in salita. Non erano al via Marcell Jacobs, fermato da un affaticamento muscolare, e Nadia Battocletti, che ha preferito concentrarsi sugli imminenti Campionati Italiani Assoluti.
Verso gli Europei
Una notte che verrà ricordata a lungo, per il record del mondo di Wanyonyi ma anche per la conferma di un movimento internazionale che continua a spingere i limiti di velocità e resistenza. Per l’Italia resta qualche riserva sui due rientri nei salti, ancora lontani dai livelli migliori: ma con esattamente un mese a disposizione prima degli Europei di Birmingham (10-16 agosto), il tempo per ritrovare campo e sensazioni è l’unica cosa che davvero serve, ora, a Tamberi e Furlani.
* In copertina Diamond League Montecarlo 2026 (Illustrazione di Giuseppe Petruccelli)
