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Diamond League Londra, Kerr frantuma il miglio, Duplantis si ferma. Iapichino terza

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Lo scozzese demolisce il primato del miglio. Iapichino terza nel lungo nel giorno del suo 24° compleanno. Duplantis si ritira per un fastidio alla coscia sinistra

Certe serate le senti nell’aria prima ancora che la pistola spari. Quella di sabato 18 luglio al London Stadium era una di quelle. Sessantamila spettatori, la livrea britannica di Josh Kerr sulla pista e un obiettivo che sembrava irreale: abbattere il record del miglio di Hicham El Guerrouj, intoccato da 27 anni. Ebbene, ci ha pensato lo scozzese a trasformare l’attesa in realtà, in una notte che l’atletica mondiale non dimenticherà presto.

Miglio: il «Project 222» diventa storia

Il piano era annunciato da mesi: Kerr lo aveva battezzato “Project 222”, la cifra tonda dei secondi da percorrere per superare il 3:43.13 siglato da El Guerrouj al Golden Gala di Roma nel 1999. La corsa è partita con le lepri Brannon Kidder e Žan Rudolf: Kidder ha agganciato i 400 metri al ritmo da record mondiale (54.75), con Kerr subito dietro in 55.3. Agli 800 metri Kerr transitava in 1:51.1, poi i battistrada si sono sfilati e lo scozzese ha preso in mano la gara, passando ai 1200 in 2:46.39 accolto dal boato dello stadio. Ai 1500 il tempo segnava 3:27.62 – già più veloce del suo record britannico sulla distanza – e il primato mondiale era ormai solo questione di resistere. Kerr non ha allentato. Ha tagliato il traguardo in 3:42.66, diventando il primo atleta nella storia a scendere sotto i 3:43 nel miglio: 0.47″ tolti al record di El Guerrouj, 27 anni di attesa spazzati via in poco più di tre minuti e quarantadue secondi.

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Alle sue spalle, Yared Nuguse (USA) ha chiuso secondo in 3:45.69, senza riuscire a restare agganciato al passo del finale; Jake Heyward (GBR) ha completato il podio in 3:46.73, mentre il tedesco Robert Farken ha siglato il record nazionale con 3:46.82. “Ero assolutamente sordo negli ultimi 110 metri”, ha raccontato Kerr alla BBC. “Non ho tolto il piede dall’acceleratore, ma poi ho iniziato a planare e ho pensato: oh wow, questa sensazione è incredibile. Se vuoi fare un record del mondo puoi farlo ovunque nel mondo”, ha aggiunto. “Ma se vuoi toccare una generazione, se vuoi farlo per la tua gente, devi farlo in casa”. Il miglio torna così nelle mani di un britannico: prima di lui, ci erano riusciti Roger Bannister, Seb Coe, Steve Ovett e Steve Cram.

Duplantis: l’asta e il segnale che preoccupa

La notizia più delicata della serata porta il nome di Armand Duplantis. Il primatista mondiale (6.31m) aveva aperto bene la gara, superando 5.95 al primo tentativo. Poi, mentre i rivali fallivano ai 6.04, lo svedese aveva già rinunciato: le telecamere lo hanno mostrato disteso sulla pedana, la coscia sinistra sotto le mani del fisioterapista, i massaggi come tentativo di tamponare il problema. “L’ho sentito qualche giorno fa, dopo la gara di Budapest. All’inizio sembrava completamente a posto in pista, ma poi è arrivato subito e al salto successivo era molto peggio. Sapevo di non poter continuare dopo i 5.95”, ha spiegato Duplantis alla televisione svedese SVT, sottolineando però di non considerarlo un infortunio grave. La vittoria è andata all’americano Sam Kendricks con 5.95 su parità degli errori rispetto al secondo classificato, Duplantis stesso. Terzo l’australiano Kurtis Marschall (5.95), quarto un opaco Emmanouil Karalis. È la seconda sconfitta stagionale per lo svedese, dopo quella di Stoccolma, e stavolta con il peso di un campanello d’allarme fisico.

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Iapichino: podio di carattere nel giorno del compleanno

L’unica italiana in gara – Larissa Iapichino era l’unica azzurra presente a Londra – ha festeggiato il ventiquattresimo compleanno nel modo migliore: un posto sul podio internazionale, conquistato con la tenacia che la contraddistingue. Fresca primatista italiana (7.12m a Eugene, due settimane prima), Iapichino ha aperto la serie con 6.45, poi ha piazzato il colpo decisivo al secondo salto con 6.82m (+0.3), misura che l’ha tenuta al comando per quattro turni interi. Poi il finale ha rivoluzionato tutto: la tedesca Malaika Mihambo, che aveva collezionato tre nulli di fila, ha resuscitato al quinto tentativo con 7.05m (+1.2), primato stagionale. E al sesto e ultimo salto la statunitense Claire Bryant (6.94m, +1.2) si è inserita tra le due, relegando Iapichino al terzo posto. La serie finale della toscana delle Fiamme Oro: 6.45 – 6.82 – 6.50 – nullo – nullo – 6.55. Trenta centimetri dal record italiano, ma sul podio di una Diamond League vicino a Mihambo vale più di qualsiasi cifra.

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Sprint e ostacoli: Tharp comanda, Ajayi sorprende

Nei 110 ostacoli, il primatista mondiale Ja’Kobe Tharp ha confermato il suo momento di forma travolgente: vittoria in 12.89 con nuovo record del meeting, davanti al cubano Kendry Menéndez (13.01 e primato personale) e all’americano Trey Cunningham (13.12). Cordell Tinch e Jamal Britt, attesi come avversari principali, sono rimasti fuori dal podio. Karsten Warholm ha invece fatto quello che sa fare meglio: sui 400 ostacoli ha dominato con 46.61 – primato stagionale mondiale e record del meeting – davanti al tedesco Emil Agyekum (47.45, record nazionale) e al qatariota Abderrahman Samba (48.10). Sui 400 piani, Rai Benjamin ha stampato il proprio primato personale con 44.05, davanti al britannico Matthew Hudson-Smith (44.18) e a Jacory Patterson (44.25). Il campione olimpico degli ostacoli che corre il piano sotto i 44.10: un manifesto di versatilità. Negli 800 maschili, l’americano Brandon Miller ha firmato la vittoria più inattesa con 1:42.19 (primato personale), battendo il campione del mondo Emmanuel Wanyonyi e l’irlandese Mark English (1:42.97 PB), con il britannico Max Burgin terzo in 1:43.30. Infine, nei 100 metri, la serata è stata del nigeriano Kayinsola Ajayi: ventun anni, ha eguagliato il proprio record nazionale con 9.84 (vento contrario) staccando il campione del mondo Oblique Seville (9.87) e il britannico Romell Glave (9.97) sul traguardo di casa. Seville si è confermato solido ma Ajayi non si è fermato a guardare.

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Le gare femminili: Hodgkinson e Alfred dominano, sorpresa nel disco e nell’alto

Keely Hodgkinson ha offerto al pubblico di casa una chiusura d’orgoglio: l’olimpionica britannica ha vinto gli 800 donne in 1:56.21, allungando nel finale su Femke Broeders-Bol (1:56.46) e Tsige Duguma (1:56.92 stagionale). Julien Alfred, campionessa olimpica dei 200, ha proseguito la sua stagione imperiale: vittoria nei 200 donne con il record del meeting in 21.66″, precedendo Gabrielle Thomas (21.81) e Shaunae Miller-Uibo (22.24). Marileidy Paulino è invece rimasta padrona dei 400 donne con 48.97″, la norvegese Henriette Jæger seconda in 49.15 (record nazionale), Williams terza. Nel salto in alto, a sorpresa l’australiana Nicola Olyslagers ha preso la vittoria su parità degli errori a 2.01m sulla primatista mondiale Yaroslava Mahuchikh (anch’essa 2.01m), nessuna delle due in grado di varcare i 2.03m. Terza Eleanor Patterson (1.96m). La vera sorpresa di giornata nel campo è però arrivata dal disco donne: la statunitense Cierra Jackson ha vinto con un primato personale di 71.72m all’ultimo tentativo, nuovo record della Diamond League, scavalcando la favorita Valarie Sion.

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Verso i prossimi appuntamenti

Londra ha restituito a luglio tutto quello che l’atletica sa dare quando funziona: un record del mondo che sembrava eterno, un campione che si ferma prima di fare peggio, e un talento italiano che sul podio ci sale – nel giorno del suo compleanno – contando gli anni e le misure ancora da percorrere. La Diamond League riprenderà tra un mese, dopo la pausa per i Giochi del Commonwealth e gli Europei. Josh Kerr ha già scritto la storia. Agli altri – Duplantis compreso, infortuni permettendo – il compito di rispondere.

* In copertina Josh Kerr – Diamond League Londra (Illustrazione di Giuseppe Petruccelli)