Quattro Tour de France, due Vuelta a España, un Giro d’Italia: il bilancio di un corridore che ha dominato un decennio, tra trionfi, un caso di doping mai chiarito del tutto e una serie di infortuni gravissimi
Chris Froome ha atteso la vigilia del Tour de France 2026 per mettere la parola fine a una carriera che il ciclismo aspettava di veder chiudersi da tempo, ma che nessuno voleva vedere interrompersi così. A Barcellona, città della Grande Partenza, il britannico nato in Kenya ha confermato quanto ormai era nell’aria da mesi: non correrà più. Dietro l’annuncio, arrivato quasi in sordina a margine di un evento dello sponsor Skoda, di cui sarà ambasciatore nell’edizione che è appena iniziata, c’è la sintesi di diciannove anni di professionismo, quattro Tour de France, due Vuelta a España, un Giro d’Italia e due bronzi olimpici. C’è anche l’ultimo, durissimo colpo incassato nell’agosto 2025, quello che lo stesso Froome ha indicato come il momento in cui ha capito che tutto era davvero finito.
1985-2007: da Nairobi a Johannesburg, gli esordi
Christopher Clive Froome nasce a Nairobi il 20 maggio 1985, da genitori britannici, Clive e Jane, ed è il più giovane di tre fratelli. Trascorre l’infanzia in Kenya, dove inizia a pedalare grazie a David Kinjah, ex corridore ed ex meccanico che negli anni Novanta allena un gruppo di ragazzi del posto, la squadra Safari Simbaz. A quattordici anni, dopo la separazione dei genitori, si trasferisce con la famiglia a Johannesburg, in Sudafrica, dove completa gli studi e comincia a correre a livello agonistico; nel 2006 e nel 2007 partecipa ai Mondiali Under 23 con la licenza keniota. La madre Jane muore di cancro nell’aprile del 2008, poco prima che Chris ottenga la naturalizzazione britannica.
2007-2009: il professionismo, tra Konica Minolta e Barloworld
Il passaggio tra i professionisti arriva nel 2007 con la piccola squadra sudafricana Konica Minolta, con cui coglie due vittorie, tra cui una tappa al Giro delle Regioni in Italia. Nel 2008 si trasferisce al Team Barloworld, diretto dall’italiano Claudio Corti, e debutta al Tour de France chiudendo 84°; è l’anno in cui acquisisce la nazionalità britannica. Nel 2009 esordisce anche al Giro d’Italia, terminando al 32° posto: un biennio di apprendistato, senza acuti, che però gli vale la convocazione ai Mondiali con la maglia della Gran Bretagna.
2010-2012: l’arrivo al Team Sky e la crescita da gregario
Nel 2010 Froome firma per il neonato Team Sky. La stagione si chiude con una squalifica, nella 19ª tappa del Giro d’Italia, per essersi aggrappato a una moto in salita. Il salto di qualità arriva nel 2011: alla Vuelta a España, corsa affrontata senza pressioni, chiude al secondo posto dietro allo spagnolo Juan José Cobo, indossando anche per un giorno la maglia rossa. Quel piazzamento diventerà, otto anni più tardi, la sua prima vittoria in un Grande Giro: nel luglio 2019 l’Uci squalificherà retroattivamente Cobo per irregolarità nel passaporto biologico tra il 2009 e il 2011, assegnando a tavolino la Vuelta 2011 a Froome. Nel 2012 arriva il secondo posto al Tour de France, alle spalle del capitano e connazionale Bradley Wiggins, in una stagione chiusa con il bronzo a cronometro ai Giochi Olimpici di Londra.
2013: il primo Tour de France
Con Wiggins impegnato al Giro d’Italia, il Tour 2013 è tutto di Froome: due tappe vinte, tra cui la cronoscalata di Mont Ventoux, e la maglia gialla a Parigi. È la stagione della consacrazione, coronata dal primo Vélo d’Or, il premio che designa il miglior corridore dell’anno.
2014-2015: la caduta e la rivincita
Il Tour 2014 si interrompe bruscamente: due cadute nella tappa del pavé da Ypres a Arenberg gli procurano fratture al polso e alla mano, costringendolo al ritiro mentre veniva considerato tra i favoriti insieme a Nibali e Contador. La rivincita arriva nel 2015, con il secondo Tour de France in carriera, ottenuto tra le polemiche legate ai suoi dati fisiologici, che Froome decise di rendere pubblici per rispondere ai sospetti di doping mai sopiti negli anni del post-Armstrong.
2016: il Tour della “frullata” e il bronzo di Rio
Il 2016 consegna alla storia una delle immagini più celebri del ciclismo recente: sulle pendici del Mont Ventoux, a un chilometro dallo scollinamento, la bici di Froome, maglia gialla, si danneggia nell’urto con una moto del seguito rimasta imbottigliata nel traffico. Il britannico prosegue di corsa verso la vetta, prima di ricevere la bici di scorta: l’episodio, insieme al suo stile di pedalata inconfondibile, con il busto proteso in avanti e i gomiti larghi ribattezzato dai media italiani “pedalata a frullatore”, resta uno dei momenti-simbolo della sua carriera. A fine anno arriva il terzo Tour de France e il secondo bronzo olimpico a cronometro, ai Giochi di Rio de Janeiro.
2017: il poker e la doppietta storica
Il quarto Tour de France, il più combattuto, si chiude con appena 54 secondi di vantaggio sul secondo. Pochi mesi dopo Froome vince anche la Vuelta a España, diventando il primo corridore in quasi quarant’anni, dopo Bernard Hinault nel 1978, a completare la doppietta Tour-Vuelta nello stesso anno. È anche l’anno del terzo Vélo d’Or e di due bronzi mondiali a Bergen, nella cronosquadre e nella cronometro individuale. Il 13 dicembre, però, l’Uci rende nota la positività di Froome al salbutamolo, riscontrata al termine della 18ª tappa della Vuelta con una concentrazione doppia rispetto al limite consentito. Il corridore, asmatico, sostiene di non aver superato la dose permessa; in attesa di giudizio, gli viene comunque concesso di continuare a gareggiare.
2018: il capolavoro del Giro d’Italia
Con il caso doping ancora aperto, Froome si presenta al Giro d’Italia per completare la collezione dei tre Grandi Giri. Dopo settimane in ritardo dai migliori, nella 19ª tappa Venaria Reale-Bardonecchia attacca in solitaria sul Colle delle Finestre a 80 chilometri dal traguardo, ribalta la classifica e conquista la maglia rosa fino a Roma, in quella che resta una delle rimonte più discusse e citate della storia recente della corsa. Diventa così l’ottavo corridore nella storia, dopo Anquetil, Merckx, Gimondi, Hinault, Contador e Nibali, ad aver vinto tutti e tre i Grandi Giri, e il secondo, dopo lo stesso Merckx nel 1972-73, a mettere in fila tre vittorie consecutive in Grandi Giri diversi (Tour e Vuelta 2017, Giro 2018). Il caso salbutamolo viene archiviato dall’Uci ai primi di luglio, alla vigilia del Tour de France, dove Froome chiude terzo alle spalle del compagno di squadra Geraint Thomas.
2019: la caduta del Delfinato
Il sogno del quinto Tour de France si infrange il 12 giugno, durante la ricognizione della cronometro del Critérium du Dauphiné a Roanne: Froome sbatte contro un muretto a forte velocità, riportando fratture multiple a femore, gomito, sterno, una vertebra e diverse costole, oltre a lesioni interne. È l’inizio della fase discendente della carriera: tornerà alle corse solo nel febbraio 2020, all’UAE Tour, corsa poi interrotta per la pandemia di Covid-19.
2020-2024: gli anni di Israel Start-Up Nation e il lento tramonto
Nel 2021 Froome lascia la Ineos Grenadiers, erede del Team Sky, per la neopromossa Israel Start-Up Nation, poi Israel-Premier Tech. Il rilancio sperato non arriva mai: il miglior risultato di questi anni resta il terzo posto di tappa sull’Alpe d’Huez al Tour de France 2022, alle spalle del connazionale Tom Pidcock. Negli ultimi tre anni con la squadra non prende più parte a un Grande Giro, relegato a un ruolo di gregario mentre le conseguenze dell’incidente del 2019 continuano a farsi sentire.
2025: l’ultimo incidente
Il 27 agosto 2025, durante un allenamento nei pressi di Saint-Raphaël, in Provenza, Froome è vittima di una nuova, gravissima caduta: trasportato in elicottero all’ospedale di Tolone, gli vengono diagnosticati pneumotorace, cinque costole fratturate e una vertebra lombare rotta; in sala operatoria emerge anche una lacerazione del pericardio, la membrana che avvolge il cuore, poi riparata chirurgicamente. A novembre la Israel-Premier Tech, in piena fase di scioglimento e riorganizzazione dopo le proteste legate alla partecipazione israeliana alle corse, comunica la fine del rapporto con il corridore, che resta senza squadra.
2026: l’annuncio del ritiro
Senza contratto e senza aver più gareggiato, Froome conferma il ritiro il 2 luglio 2026, alla vigilia della Grande Partenza del Tour de France da Barcellona. Racconta di aver capito, già nei momenti immediatamente successivi alla caduta dell’agosto precedente, che la carriera fosse arrivata al capolinea, pur non essendo quello il finale che avrebbe voluto per sé.
Caratteristiche tecniche
Scalatore e specialista delle prove contro il tempo, Froome ha costruito il proprio dominio su un fisico minuto, circa 1,86 metri per meno di 70 chilogrammi in condizione da Grande Giro, e su una gestione della potenza affidata al controllo costante dei dati di potenza e frequenza cardiaca, in perfetta sintonia con l’approccio scientifico che il Team Sky portò nel ciclismo di quegli anni. Il suo marchio di fabbrica resta lo scatto ad alta cadenza sulle rampe più ripide, accompagnato da un movimento del busto e delle braccia molto pronunciato, capace di generare grandi accelerazioni ma esteticamente lontano dai canoni classici: da qui il soprannome italiano di pedalata “a frullatore”.
Numeri e record
Sette vittorie complessive nei Grandi Giri (quattro Tour de France: 2013, 2015, 2016, 2017; due Vuelta a España: 2011 a tavolino e 2017; un Giro d’Italia: 2018), che lo rendono l’ottavo corridore nella storia ad aver conquistato tutti e tre i Grandi Giri almeno una volta. Suo, insieme a Eddy Merckx, il record di tre vittorie consecutive in Grandi Giri differenti. A completare il palmarès, due medaglie di bronzo olimpiche a cronometro (Londra 2012, Rio 2016), due bronzi mondiali a squadre e uno individuale, tre Vélo d’Or (2013, 2016, 2017) e la nomina a Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico, conferita nel 2016. Non ha mai vinto una classica monumento, unico neo in un palmarès altrimenti quasi completo.
Vita privata
Froome vive a Monaco insieme alla moglie Michelle Cound, manager sudafricana di origini gallesi conosciuta nel 2006 e sposata nel novembre 2014. La coppia ha due figli, Kellan, nato il 15 dicembre 2015, e Katie, nata il 1° agosto 2018. Nel 2014 Froome ha pubblicato l’autobiografia “The Climb”, scritta con il giornalista David Walsh. Cresciuto professionalmente anche in Italia, parla un italiano fluente.
L’eredità di Chris Froome
Chris Froome lascia il ciclismo come uno dei protagonisti assoluti del decennio 2010, capace di imporre per anni il modello Team Sky fatto di controllo, dati e margini di sicurezza calcolati al secondo, spesso criticato per la sua scarsa spettacolarità ma quasi sempre vincente. Il caso salbutamolo del 2017, mai realmente chiarito nell’opinione pubblica nonostante l’archiviazione, resterà una delle ombre della sua carriera, così come la lunga scia di sospetti che ha accompagnato l’intera generazione post-Armstrong. Restano però i numeri, la tripla corona nei Grandi Giri, e un’ultima immagine che il ciclismo non dimenticherà facilmente: quella di un uomo che, dopo essersi rialzato da una caduta quasi mortale nel 2019, ha provato comunque a rincorrere un quinto Tour de France fino a un’ultima, decisiva caduta.
* In copertina Chris Froome
