Ventitré anni, capelli rossi e un’infanzia trascorsa a rimbalzare sul divano di casa. Oggi Chiara Pellacani è la tuffatrice più titolata di un singolo Europeo. La storia di una ragazza di Roma nord che ha attraversato le delusioni olimpiche, una crisi personale e il trasferimento a Miami per arrivare a riscrivere i libri di storia
Parigi, 6 agosto 2026. La vasca del Centro Acquatico Olimpico, la stessa che due anni fa l’aveva vista tornare a casa con due amare medaglie di legno, stavolta si trasforma nel teatro del record assoluto. Chiara Pellacani tocca l’acqua per l’ultima volta ai Campionati Europei di Nuoto 2026, in coppia con Elisa Pizzini nel sincronizzato femminile da 3 metri, e il tabellone segna 308.07 punti. È l’oro numero cinque, in cinque gare disputate. Nessun tuffatore o tuffatrice europea, prima di lei, era mai riuscito a fare altrettanto in una singola edizione continentale. “Ero consapevole del mio valore, ma in questi Europei mi sono resa conto del salto di qualità”, dichiara la ventitreenne romana appena fuori dalla vasca. “Ho fatto tuffi ad altissimo livello e ora voglio avvicinarmi alle cinesi”. Non è ostentazione. È la voce di chi ha capito, all’improvviso, che il gap con le dominatrici assolute della disciplina non è più una distanza siderale. Quello che fino a ieri era un sogno dichiarato è diventato, in sette giorni di gare sotto la bandiera tricolore, un obiettivo concreto.
L’en plein di Parigi: cinque ori in cinque gare
Il cammino di Pellacani agli Europei 2026 è stato impeccabile fin dalla prima gara. Il 31 luglio vince l’oro nel team event misto insieme a Matteo Santoro, Sarah Jodoin Di Maria e Raffaele Pelligra. Il 2 agosto, nello spazio di poche ore, firma una doppietta memorabile: prima il titolo europeo nel sincronizzato misto da 3 metri insieme a Santoro – i campioni del mondo di Singapore 2025 che non avevano mai conquistato l’oro continentale nella specialità – con 305.85 punti, gli unici a superare la soglia dei 300; poi, con soli due brevi riposi, torna sul trampolino da 1 metro e difende il titolo conquistato ad Antalya 2025, chiudendo con 298.90 punti davanti alla svizzera Michelle Heimberg (258.80) e alla britannica Desharne Bent-Ashmeil (254.35). Due ori in tre ore. Il 4-5 agosto arriva la quarta medaglia d’oro nella finale del trampolino da 3 metri – la specialità olimpica individuale per eccellenza – con 358.05 punti, quasi quaranta lunghezze di vantaggio sulla seconda classificata, la britannica Yasmin Harper (318.70). È a quel punto che il record storico di Tania Cagnotto – tre ori in una singola rassegna continentale – viene superato. Manca ancora l’ultimo atto. Il 6 agosto arriva il sigillo definitivo: oro nel sincronizzato femminile da 3 metri con Elisa Pizzini. L’en plein è completo. Cinque ori in cinque finali. Un record assoluto della manifestazione, femminile e maschile. In quella stessa serata, nel palazzetto di Parigi, le viene consegnato anche il trofeo di migliore tuffatrice europea del 2025, assegnato da European Aquatics lo scorso gennaio. Due riconoscimenti in una sola notte. Una coronazione.
Le origini: dal divano di casa ai trampolini internazionali
Chiara Pellacani nasce a Roma il 12 settembre 2002, in una famiglia che respira sport e comunicazione: il padre Paolo è giornalista sportivo a La7, e sarà proprio lui, la sera del 6 agosto 2026, a firmare per il telegiornale di Enrico Mentana “il pezzo più difficile della mia carriera”, raccontando con voce trattenuta il quinto oro della figlia. “Cara Chiara, tocca a me raccontare qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato. Neanche noi quando eri piccola e rimbalzavi sul divano facendo un salto mortale e atterrando sui cuscini, con mamma che si copriva gli occhi per paura che cadessi di testa sul parquet”. Chiara l’acqua la scopre a tre anni, ma i tuffi li incontra molto più tardi, a otto, grazie a un compagno di classe, Daniele, che la trascina a provare il trampolino. È il momento in cui una passione smette di essere curiosità e diventa destino. A 13 anni è già nella Nazionale giovanile. Nel 2016, ai Campionati Europei Giovanili di Fiume, vince il suo primo riconoscimento internazionale: argento nella prova a squadre Jump Event e bronzo dal trampolino da 1 metro, categoria B. Ha 13 anni. L’anno dopo, ai Campionati Europei di Tuffi di Kiev, debutta in nazionale maggiore prima ancora di compiere 15 anni. È il 2017. Chiude quarta nel sincronizzato dalla piattaforma in coppia con Noemi Batki e decima nell’individuale dal metro. Non è il podio, ma è una comparsa che gli addetti ai lavori ricorderanno: quella ragazza di Roma si muove sul trampolino con una naturalezza rara.
La consacrazione europea: da Glasgow alla pandemia
Il 2018 è l’anno della prima vera affermazione continentale. A Glasgow, agli Europei di Nuoto, Pellacani vince il suo primo oro in coppia con Elena Bertocchi nel sincronizzato da 3 metri. Ha 15 anni e un mese. È un segnale che la comunità italiana dei tuffi aspettava: questa ragazza non è solo precoce, è solida. A Kiev, nel 2019, arriva un altro oro nel sincronizzato dalla piattaforma da 10 metri. La pandemia non ferma la crescita. Agli Europei di Budapest 2021, che si svolgono a ridosso delle Olimpiadi di Tokyo, raccoglie cinque medaglie: un oro, tre argenti e un bronzo. Un bottino straordinario per una diciottenne alla sua terza rassegna continentale da senior. A Tokyo 2020 partecipa con Elena Bertocchi nel sincronizzato da 3 metri: le due azzurre chiudono al settimo posto in finale. L’Olimpiade, con le sue pressioni peculiari, non ha ancora il suo colore. Ma la direzione è chiara.
Il salto di qualità: Roma 2022 e i Mondiali
L’anno della svolta tecnica è il 2022. A Budapest, ai Mondiali, Pellacani conquista la sua prima medaglia iridata: argento nel sincronizzato misto da 3 metri con Matteo Santoro, il compagno romano con cui divide da anni allenamenti e ambizioni. È una coppia nata quasi per caso, costruita con il tempo, e che pian piano rivela una sintonia rara. Poi arrivano gli Europei di Roma, a casa propria. Pellacani va a medaglia in tutte le gare disputate: due ori, un argento e due bronzi. È il primo segnale concreto che l’atleta individuale può reggere il confronto ai massimi livelli europei, non solo in coppia. Ai Mondiali di Fukuoka 2023 arrivano due bronzi, nel sincronizzato femminile da 3 metri e nel sincronizzato misto. Ai Mondiali di Doha 2024 l’argento nel sincro misto con Santoro. Il palmarès cresce in modo ordinato e costante, ma il podio olimpico manca ancora. E Parigi 2024 si avvicina.
Miami, la laurea e la doppia vita da campionessa
Parallelamente alla carriera sportiva, Pellacani costruisce un percorso accademico non convenzionale. Dal 2022 si trasferisce negli Stati Uniti: prima alla Louisiana State University, poi alla University of Miami, dove si laurea in Psicologia nel 2025 e dove entra nel circuito NCAA, il campionato universitario americano. Diventa la prima tuffatrice italiana a vincere un titolo universitario statunitense, con l’oro nel trampolino da 1 metro. A Miami, dove si allena con il tecnico Dario Di Fazio, raggiunge Matteo Santoro, che si trasferisce nella città della Florida nel 2024. La doppia base – Miami per la quotidianità e il lavoro tecnico con Di Fazio, Roma per i raduni con il commissario tecnico nazionale Tommaso Marconi – diventa il modello di una preparazione che non lascia nulla al caso. “È il risultato del nostro lavoro quotidiano tra Miami e Roma”, dirà lei stessa dopo i cinque ori parigini. “Non so bene cosa farò un giorno”, ha raccontato Pellacani in un’intervista. “Ero affascinata dalla psicologia, ma non so che carriera vorrò intraprendere. Al momento le ambizioni più grandi sono legate allo sport”. Dopo la laurea ha annunciato di voler intraprendere un percorso di specializzazione in comunicazione.
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Parigi 2024: le medaglie di legno e la crisi silenziosa
L’8 agosto 2024, nella stessa piscina in cui due anni dopo trionferà, Chiara Pellacani chiude le Olimpiadi con due quarti posti. Nel sincronizzato da 3 metri con Elena Bertocchi e nell’individuale da 3 metri. Il divario dal podio è minimo, eppure devastante. Arrivare quarta alle Olimpiadi è il risultato peggiore possibile: non c’è consolazione, non c’è medaglia a cui aggrapparsi. “Dopo le Olimpiadi ho avuto un periodo un po’ difficile, perché ho ottenuto due quarti posti. Ho avuto un po’ di difficoltà. Ho preso una breve pausa dai tuffi, perché era diventato molto stressante, da molto tempo, e avevo bisogno di riposarmi un po’, soprattutto per la mia salute mentale”: Pellacani non nasconde niente. Ha sempre parlato apertamente del rapporto tra sport e benessere psicologico, ha studiato la materia all’università e ne conosce il peso. Dopo Parigi 2024 si avvicina persino alla boxe, prima di capire che il legame con i tuffi è troppo forte per essere spezzato. “Io da sola non ci riesco”, ha dichiarato. “Chiedere aiuto non è un segno di debolezza”. È una voce insolita in un mondo sportivo che fatica ancora ad affrontare il tema della salute mentale senza reticenze. Pellacani lo fa con naturalezza, e quella stessa naturalezza la porta fuori dalla crisi in pochi mesi.
La rinascita: Singapore 2025 e il titolo mondiale
Il 2025 è l’anno in cui i pezzi tornano al loro posto. Ad Antalya, agli Europei di Tuffi, Pellacani vince l’oro individuale dal metro e l’argento nel sincro misto con Santoro. È un ritorno. Ma è a Singapore, ai Mondiali, che l’azzurra riscrive la propria storia. Il 30 luglio 2025, Pellacani e Santoro conquistano l’oro nel sincronizzato misto da 3 metri con 308.13 punti, battendo Australia e Cina. È il primo titolo mondiale nei tuffi per l’Italia dal 2015, quando Tania Cagnotto si impose nel trampolino da 1 metro a Kazan. È anche il primo oro iridato assoluto nel sincro misto per il Paese. Santoro, sorpreso quanto incredulo, non trova parole: “Non ci aspettavamo questo punteggio e di battere la coppia cinese. Sono senza parole”. A Singapore, Pellacani torna anche con due bronzi individuali: trampolino da 1 metro e da 3 metri. Per la prima volta sale sul podio individuale in un Mondiale. Tre medaglie, storico. “Questa medaglia individuale dal 3 metri la cercavo da molto tempo”, ha raccontato. “È la mia miglior stagione mondiale”. In gennaio 2026, European Aquatics la nomina migliore tuffatrice europea dell’anno 2025, con il 41,56% dei voti. È la consacrazione di un anno straordinario.
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Il confronto con Tania Cagnotto: due storie parallele
Ogni volta che si parla di Chiara Pellacani, il nome di Tania Cagnotto emerge inevitabilmente. E il paragone, per quanto inflazionato, ha una sua logica profonda. Cagnotto è la tuffatrice europea più medagliata della storia – 25 medaglie continentali, 17 delle quali d’oro – argento olimpica a Rio 2016 nel sincronizzato e bronzo nell’individuale da 3 metri, campionessa mondiale a Kazan 2015. Una carriera durata oltre quindici anni, fino ai 35. Il parallelismo più evocativo è quello delle delusioni olimpiche. Anche Cagnotto arrivò quarta per due volte ai Giochi del 2012, a Londra, prima di trovare finalmente il metallo più nobile nella sua ultima Olimpiade, a Rio 2016. Pellacani ha vissuto la stessa frustrazione a Parigi 2024, con due quarti posti che pesano come macigni. Il copione si ripete. Prima degli Europei di Parigi 2026, Cagnotto aveva detto di Pellacani che “esegue alcuni tuffi con una facilità incredibile” e aveva aggiunto: “Siamo atlete diverse e nel frattempo sono cambiati anche i tuffi. Ai miei tempi contavano molto eleganza e leggerezza. Oggi la componente fisica e la potenza sono fondamentali”. Poi, dopo il poker d’oro, ha aggiunto: “Chiara sta dimostrando di essere tra le migliori al mondo. Ha un bellissimo modo di gareggiare che trasmette leggerezza e serenità: su alcuni tuffi che per me erano molto fisici l’avrei invidiata”. Pellacani, interpellata sul confronto, risponde con rispetto ma con carattere: “Sono onorata di essere paragonata a una campionessa come Tania. Sto dando qualsiasi cosa per questo sport. Sto provando a scrivere la mia storia”. Con 24 medaglie europee complessivamente (dopo Parigi 2026) e 7 mondiali – per un totale di oltre 30 tra le due rassegne – Pellacani è già ora la seconda italiana di sempre, a 23 anni non ancora compiuti. Cagnotto è a 25 europee e il distacco si è sensibilmente ridotto. Se la carriera di Chiara proseguirà ai ritmi attuali, il confronto non sarà più un’ipotesi ma un dato.
La regina d’Europa e il mirino su Los Angeles 2028
“Alla vigilia mi immaginavo in una foto con tutte le medaglie d’oro al collo”, ha confessato Pellacani dopo l’ultimo tuffo di Parigi 2026. L’allenatore Tommaso Marconi aveva già anticipato quell’obiettivo dichiarato ai giornalisti. Non era spavalderia: era consapevolezza di una condizione fisica e mentale eccezionale, frutto di un anno di lavoro meticoloso tra Miami e Roma. Agli Europei di Parigi 2026, l’Italia dei tuffi ha vinto il medagliere di specialità con 7 podi: cinque ori, un argento e un bronzo. Tutti e cinque gli ori portano la firma di Pellacani, spesso insieme a compagni – Santoro, Pizzini, la squadra – che crescono nella sua scia. La “cinese d’Europa”, come qualcuno l’ha ribattezzata per la precisione chirurgica dei suoi tuffi, ha già un piano chiaro: inserire esercizi con coefficienti di difficoltà più alti, ridurre progressivamente il gap con le atlete asiatiche, presentarsi a Los Angeles 2028 con le credenziali della candidata alla medaglia olimpica. “Ho fatto tuffi ad altissimo livello e ora voglio avvicinarmi alle cinesi”, ha ribadito dopo la chiusura degli Europei. È una dichiarazione di intenti, non di arroganza. Il territorio delle tuffatrici cinesi – quelle “fotocopie” di perfezione meccanica, come le definiscono gli addetti ai lavori – è ancora proibito nelle gare olimpiche, ma il confine si è assottigliato. Il padre Paolo Pellacani, chiudendo il suo servizio per il TG La7, ha sintetizzato tutto in una frase: “Chiara torna a casa al termine di un Europeo fantastico. Il fisico, la testa e il talento, tutti insieme raccontano il profilo di una campionessa che vince oggi ma che a soli 23 anni ha ancora margini di miglioramento, per continuare anche domani”.
Verso il futuro
C’è una foto che Chiara Pellacani aveva immaginato prima ancora che cominciassero questi Europei: lei, con cinque medaglie d’oro al collo, sul bordo di una vasca a Parigi. Quella foto esiste, adesso. È reale, e parlerà per anni. Ma la storia di Chiara Pellacani non si racconta solo con i numeri – cinque ori in cinque finali, record assoluto della manifestazione, 24 medaglie europee a 23 anni – né soltanto con i confronti con chi l’ha preceduta. Si racconta anche con i momenti in cui ha scelto di fermarsi, di chiedere aiuto, di attraversare una crisi invece di aggirarla. Con la laurea in psicologia presa a Miami mentre si allenava due volte al giorno. Con i quarti posti olimpici trasformati in benzina invece che in cenere. Lo sport, a certi livelli, è uguale per tutti: il confine tra il grande campione e chi si perde a un passo dalla storia è spesso la capacità di stare dentro il dolore senza scomparire. Pellacani quella capacità l’ha dimostrata, con una chiarezza rara per la sua età. Los Angeles 2028 è la prossima pagina. Chiara Pellacani ha già la penna in mano.
* In copertina Chiara Pellacani
