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Martina Favaretto, chi è la regina del fioretto mondiale

Da Noale ai Mondiali di Hong Kong 2026: la storia completa della schermitrice delle Fiamme Oro che in questa stagione ha conquistato il titolo iridato e la Coppa del Mondo senior

C’era una bambina di sette anni sul divano di casa, nell’estate del 2008, che guardava la televisione e non riusciva a staccare gli occhi da quel fioretto veloce e letale. Matteo Tagliariol stava vincendo l’oro olimpico a Pechino nella spada individuale – e quella bambina, che si chiama Martina Favaretto, decise in quel momento che anche lei avrebbe fatto la schermitrice. Diciotto anni dopo, il 27 luglio 2026, a Hong Kong, si è messa al collo la medaglia d’oro dei Campionati del Mondo di fioretto individuale femminile, diventando campionessa iridata per la prima volta in carriera e numero 1 del ranking FIE. Un cerchio che si chiude, almeno per ora – perché a ventiquattro anni, con Los Angeles 2028 già nel mirino, la storia di Martina Favaretto è appena cominciata.

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Le radici

Martina Favaretto nasce il 15 novembre 2001 a Camposampiero, in provincia di Padova, ma cresce a Noale, nel Veneziano: è qui, tra le campagne venete che s’aprono tra la Riviera del Brenta e il Miranese, che matura il suo carattere riservato e schivo, così in contrasto con la determinazione feroce che mostra in pedana. In famiglia lo sport è di casa. Il fratello maggiore Michel è preparatore atletico di professione; altre due sorelle più grandi completano il quadro familiare, tutti più grandi di lei. È una famiglia che capisce la fatica e il sacrificio che uno sport agonistico richiede, e che non ha mai smesso di essere la prima tribù di sostegno intorno a Martina. La scherma entra nella sua vita attraverso lo schermo di un televisore. È il 2008, sono i Giochi di Pechino, e la vittoria di Tagliariol nella spada fa scattare una scintilla. Martina ha sette anni e da quel momento vuole fare la schermitrice. Si iscrive all’Antoniana Scherma, il circolo che ancora oggi ne è la società sportiva di riferimento. All’inizio è seguita anche da Giuseppe Tagliariol – padre di Matteo – che per primo intravede nel suo movimento qualcosa di speciale. Svolta decisiva a tredici anni, quando incontra Mauro Numa: ex campione olimpico di fioretto ai Giochi di Los Angeles 1984, Numa è da allora il suo allenatore unico e il vero architetto tecnico della sua carriera. La palestra di riferimento è quella del centro Olimpic di San Giorgio delle Pertiche, a pochi chilometri da Camposampiero: è lì che Martina si allena ogni giorno, che trascorre ore a limare ogni dettaglio, che costruisce il fioretto elegante e aggressivo che oggi impressiona il mondo.

I primordi: il Gran Premio Giovanissimi e le categorie giovanili (2012–2015)

I numeri cominciano presto. Nel 2012, appena undicenne, Martina partecipa al Gran Premio Giovanissimi, il circuito federale nazionale che raduna i talenti in erba della scherma italiana: chiude al 34° posto nella categoria bambine. È solo una prima fotografia; lei è già al lavoro. L’anno dopo, nel 2013, è 55ª tra le giovanissime. Poi la curva si impenna: nel 2014 vince l’oro nella categoria ragazze, e nel 2015 replica con un altro oro nella categoria allieve. La Federscherma inizia a tenere i suoi progressi d’occhio con attenzione sempre maggiore. Vale la pena segnalarlo fin da subito: nel ranking nazionale under 14, Martina ottiene il primo posto nel fioretto e il secondo nella spada – un segnale che l’atletismo e la sensibilità tecnica non sono legati a una singola arma.

2016: il debutto internazionale tra i cadetti

Il 2016 è l’anno del battesimo fuori dai confini nazionali. Ai campionati italiani di Acireale Martina chiude 17ª tra i cadetti e 6ª tra i giovani. Sul palcoscenico europeo, ai Campionati Europei Cadetti di Novi Sad, arriva la prima medaglia internazionale: il bronzo a squadre. Non è ancora la vetta, ma è la prova che il talento già visto in Italia regge anche il confronto continentale.

2017: il campionato del Mediterraneo e il primo argento europeo

Il 2017 segna il passaggio a una competitività più stabile e consapevole. A Plovdiv, nella Bulgaria che la accoglierà ancora più volte nel corso della carriera, partecipa ai Mondiali Cadetti chiudendo al 6° posto nell’individuale. Nello stesso impianto, all’Europeo Cadetto, arriva l’argento individuale – sconfitta dalla compagna di squadra Marta Ricci – e l’oro a squadre: prima medaglia d’oro internazionale. A Marsiglia, ai Campionati del Mediterraneo, domina i cadetti vincendo l’oro individuale (in finale supera la francese Venissia Thepaut), e nei giovani si ferma all’argento perdendo in finale contro Camilla Rossi. In patria, ai campionati italiani di Cagliari, è argento tra i cadetti individuale, sesta tra i giovani, 12ª agli assoluti e quinta a squadre. La Coppa del Mondo giovani la vede 111ª a fine stagione: ancora una newcomer nel circuito senior.

2018: la prima Coppa del Mondo Under 20

Il 2018 è l’anno della svolta. La stagione che la consacra come talento di rango mondiale. Ai Mondiali Cadetti di Verona vince l’argento individuale: in finale perde contro la giapponese Yuka Ueno, rivale che tornerà a incrociare molte altre volte nel corso degli anni. Ai Mondiali Giovani, sempre a Verona, ottiene il bronzo individuale e chiude quarta a squadre. Agli Europei Cadetti di Soči arriva il bronzo individuale e un prezioso oro a squadre. Agli Europei Juniores, sempre a Soči, mette a segno il colpo più pesante della stagione: l’oro individuale, battendo in finale la tedesca Leonie Ebert. L’argento a squadre completa un bottino straordinario. In autunno, a Buenos Aires, arrivano i Giochi Olimpici Giovanili: argento individuale (la rivale è ancora Ueno, che stavolta la supera nella finale) e oro nel Mixed Team, competendo sotto la bandiera del Team Europa 1. Il palmares si arricchisce di due podi olimpici giovanili in un colpo solo. Sul fronte domestico: oro individuale ai campionati italiani cadetti e giovani di Verona, bronzo agli assoluti – a 17 anni, con le seniores della nazionale in pedana. Nella Coppa del Mondo giovani chiude prima in classifica generale, grazie alle vittorie a Londra e Bochum e al secondo posto a Zagabria. E partecipa alla prima tappa senior della Coppa del Mondo a Torino, dove chiude 8ª: un assaggio del livello che dovrà raggiungere.

2019: l’argento mondiale giovani e la crescita nel circuito senior

Il 2019 conferma la progressione. Ai Mondiali Giovani di Toruń (Polonia) arriva in finale e si deve arrendere all’americana Lauren Scruggs: argento. Agli Europei Juniores di Foggia vince il bronzo nell’individuale e l’oro a squadre (con Marta Ricci, Serena Puglia e Serena Rossini). Nella Coppa del Mondo senior, si mette alla prova nella tappa di Algeri dove chiude all’8° posto individuale e porta a casa il bronzo a squadre; a fine anno il team azzurro è terzo nella classifica a squadre. La fase adulta è cominciata davvero. In patria, ai campionati assoluti di Palermo, arriva l’argento a squadre. La Coppa del Mondo Under 20 porta il terzo trofeo di categoria in mano sua per il secondo anno di fila.

2020: l’oro europeo juniores in mezzo alla pandemia

Il 2020 è l’anno del Covid-19 e dello stravolgimento del calendario internazionale. Martina riesce però a partecipare agli Europei Juniores di Parenzo (Croazia), dove porta a casa l’oro individuale – confermando il titolo continentale di categoria – e l’argento a squadre. È anche la terza e ultima Coppa del Mondo Under 20 conquistata nella carriera, chiudendo il ciclo giovanile con un palmarès di tutto rispetto.

2021: il rodaggio assoluto e i campionati italiani

Il 2021, con la stagione internazionale ancora parzialmente compromessa, è l’anno in cui Martina si concentra sul palcoscenico nazionale, affilando le armi per il salto definitivo tra le grandi. Ai campionati italiani giovani di Riccione vince l’oro individuale battendo in finale Anna Cristino (15-12). Agli assoluti di Cassino porta a casa un bronzo individuale e due argenti a squadre – uno nel fioretto, uno, curiosità, nella sciabola: a testimonianza di una poliedricità atletica non comune

2022: i primi ori senior

Il 2022 è l’anno della rottura. Finita la pandemia, i calendari tornano pieni e Martina Favaretto esplode sulla scena senior. In Coppa del Mondo arriva il primo podio individuale nel circuito assoluto: un bronzo a Poznań il 14 gennaio. Non è ancora il gradino più alto, ma è la prima medaglia che conta. Il team azzurro conquista le tappe a squadre di Saint-Maur-des-Fossés e Tauberbischofsheim, portando l’Italia alla prima posizione nella classifica a squadre di fine stagione. Agli Europei di Adalia (Turchia, 20 giugno) chiude decima nell’individuale ma vince l’oro a squadre insieme ad Arianna Errigo, Alice Volpi e Francesca Palumbo, battendo la Francia 45-25. Il grande appuntamento dell’anno è il Mondiale del Cairo (22 luglio): ancora 22ª nell’individuale, ma oro a squadre conquistato con le stesse compagne – USA sconfitti 45-27. Per Martina è il primo titolo iridato in assoluto, anche se condiviso. Ai campionati italiani assoluti di Courmayeur: 9ª individuale, oro a squadre. Fine stagione: 16ª nella Coppa del Mondo individuale, prima classificata a squadre. Il 14 novembre 2022 il CONI le consegna il Collare d’Oro: riconoscimento massimo dello sport italiano.

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2023: Milano, il bronzo mondiale individuale e la consacrazione

La stagione 2023 è quella che trasforma Martina Favaretto da talento confermato a protagonista assoluta del fioretto mondiale. A giugno, agli Europei di Plovdiv, arriva fino in finale ma deve arrendersi per 9-6 alla connazionale Martina Batini – anche a causa di un problema fisico insorto durante la gara – e porta a casa l’argento individuale. A fine mese, ai III Giochi Europei di Cracovia (28 giugno), conquista l’oro a squadre con Batini, Palumbo e Volpi, battendo la Francia 45-40 in finale. Il momento culminante arriva però il 26-29 luglio a Milano, ai Campionati del Mondo: davanti al pubblico italiano, Martina raggiunge la semifinale individuale dove perde 15-10 contro una straordinaria Arianna Errigo, e si accontenta – si fa per dire – del bronzo: primo podio individuale iridato della carriera. Tre giorni dopo, il 29 luglio, l’Italia batte la Francia 45-39 in finale e vince l’oro a squadre: secondo titolo mondiale consecutivo per il quartetto azzurro. In Coppa del Mondo è l’anno della svolta anche a livello individuale: 4ª in classifica generale, con le sue prime due vittorie nel massimo circuito senior (Il Cairo e Tbilisi). A squadre vince tre tappe (Belgrado, Parigi, Il Cairo) e un argento, portando l’Italia alla prima posizione per il secondo anno di fila. Il 22 dicembre 2023 arriva il secondo Collare d’Oro del CONI.

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2024: l’argento olimpico

La stagione 2023-24 è quella in cui Martina Favaretto si afferma stabilmente tra le migliori al mondo. Nella Coppa del Mondo vince il Grand Prix di Torino (argento), poi l’oro al Cairo e il bronzo a Lima. Il 17 maggio 2024, a Shanghai, conquista il suo primo Grand Prix del circuito d’élite FIE, battendo in finale la polacca Walczyk-Klimaszyk 15-9: è l’ottavo podio in carriera tra Coppa e GP, il primo nella kermesse più esclusiva del circuito. Chiude la stagione al 2° posto nella classifica generale di Coppa del Mondo, dietro l’americana Lee Kiefer. L’Italia vince tre tappe a squadre (Parigi, Tbilisi, Hong Kong) e si conferma prima classificata per il terzo anno di fila. Agli Europei di Basilea (23 giugno 2024) chiude 7ª nell’individuale e aggiunge il terzo oro a squadre consecutivo, battendo la Polonia 45-27 con Errigo, Volpi e Palumbo. Poi arrivano le Olimpiadi di Parigi, l’appuntamento che lei aspettava da anni. Il 28 luglio 2024, nell’individuale al Grand Palais, Martina avanza fino ai quarti di finale: un tabellone impeccabile fino a quel punto, poi l’eliminazione per una sola stoccata dalla canadese Eleanor Harvey (14-15). Sesta posizione finale, e un rimpianto che brucerà a lungo. Ma quattro giorni dopo, il 1° agosto, insieme a Volpi, Errigo e Palumbo sale sul podio olimpico con la medaglia d’argento a squadre – l’Italia perde la finale contro gli USA 39-45. Non è il metallo sognato, ma è la prima medaglia olimpica della carriera. Il cerchio del quadriennio si chiude con un sorriso amaro e una determinazione nuova. Ai campionati italiani assoluti di Cagliari: 17ª nell’individuale, oro a squadre.

2025: l’infortunio, il forfait a Genova e il rientro a Tbilisi

La stagione 2024/2025 inizia da numero 2 del ranking mondiale e con ambizioni precise. In Coppa del Mondo la macchina funziona: oro a Tunisi, poi Grand Prix di Torino (vittoria con rimonta spettacolare), bronzo al Cairo e bronzo a Lima. A Vancouver (3-4 maggio 2025) batte Lee Kiefer in finale per 15-11 e vince il suo terzo oro stagionale: nell’occasione, è la prima volta che festeggia da numero 1 al mondo. Al Grand Prix di Shanghai aggiunge un quarto oro stagionale, il nono in carriera tra Coppa e Grand Prix. Poi si ferma. Alla vigilia degli Europei di Genova (14-19 giugno 2025) – un Europeo in casa, quello che avrebbe meritato più di qualsiasi altro – un problema all’adduttore la costringe a un doloroso forfait. Il CT Simone Vanni non nasconde il rammarico:“Dispiace moltissimo per Martina, che avrebbe meritato questo Europeo in casa dopo una stagione di Coppa del Mondo straordinaria. È giusto che l’infortunio vada gestito al meglio, anche in vista del Mondiale di Tbilisi”.Martina resta a casa, al lavoro sugli adduttori, con un pensiero fisso: i Mondiali di Tbilisi (luglio 2025). Il rientro è positivo: vince il bronzo individuale (è in semifinale contro Lee Kiefer, sconfitta 15-10, poi vince la finalina) e il bronzo a squadre con Errigo, Cristino e Volpi (battono il Giappone 45-30 nella finalina). Non è il titolo, ma è la risposta di un’atleta che sa soffrire e tornare. A fine stagione è seconda nella classifica generale di Coppa del Mondo.

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2026: il capolavoro

La stagione 2025/2026 è quella in cui tutto converge. In Coppa del Mondo Martina parte con il piede giusto: oro a Palma de Maiorca (7-9 novembre 2025), battendo in finale la giapponese Ueno per 15-9. A Busan (dicembre) arriva il bronzo. A Hong Kong (gennaio 2026) non va sul podio, vinta da Lee Kiefer; la tappa di Torino, Grand Prix di febbraio, è rinviata dalla FIE per ragioni internazionali. Marzo porta un bronzo a Lima. Ad aprile al Cairo Martina sale di nuovo sul podio, poi il 1° maggio l’oro a Istanbul: finale tutta italiana, vince su Errigo all’ultima stoccata per 15-14 – undicesima vittoria della carriera nel circuito internazionale. Con tre tappe vinte (Palma de Maiorca, Il Cairo, Istanbul) e altri due podi (bronzo a Busan e Lima), Martina conquista la sua prima Coppa del Mondo senior: l’ultima italiana a riuscirci era stata Arianna Errigo, dieci anni prima. La cerchia si stringe intorno a lei: è numero 1 del mondo. Agli Europei di Antony (Francia, 16-21 giugno 2026) l’individuale non sorride – chiude 18ª – ma nell’oro a squadre c’è anche la sua stoccata: insieme a Errigo, Batini e Cristino batte la Francia padrona di casa per 45-31, firmando il quinto oro consecutivo a squadre dell’Italia nella rassegna continentale. Diciassettesimo titolo europeo in assoluto per il fioretto femminile azzurro. E poi Hong Kong.

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27 luglio 2026, Hong Kong: il giorno più lungo

Il percorso di Martina Favaretto ai Campionati del Mondo di Hong Kong 2026 è un crescendo di stoccate nette, quasi didattiche. Primo turno: 15-5 alla britannica Amelie Tsang (n°22 del mondo). Secondo turno: 15-4 alla russa Aila Mamedova (n°137). Ottavi: 15-4 alla canadese Jessica Guo (n°33). Quarti: 15-3 all’altra canadese Nadia Hayes (n°41). Quattro assalti, quattro doppiette di vantaggio. Nessuna avversaria superato le 5 stoccate. La semifinale è la vera sfida: dall’altra parte della pedana c’è Yuka Ueno, la numero 3 del mondo e punta di diamante della scherma giapponese, la stessa atleta che l’aveva battuta a Verona 2018 e a Buenos Aires nello stesso anno. L’assalto è equilibrato per due frazioni, chiuso sul 7-6 per Martina. Nel terzo tempo la fiorettista veneta accelera, tocca il massimo vantaggio di 4 stoccate (11-7), gestisce il rientro della nipponica e chiude 15-11. È in finale. Dall’altra parte aspetta Arianna Errigo: trentotto anni, ventiquattro medaglie mondiali, capitana della nazionale, maestra e modello. Una finale tutta azzurra, un passaggio di consegne nella storia del fioretto italiano. Martina parte sparata: tre stoccate nei primi 40 secondi, 5-0 in un battito di ciglia. Errigo non riesce mai a rimontare. Il punteggio finale è 15-7. L’oro è suo. Il trionfo di Martina Favaretto è il 125° oro italiano nella storia dei Campionati del Mondo di scherma, a un secolo esatto dalla prima vittoria (Giorgio Chiavacci, fioretto maschile, Budapest 1926). Con questo risultato il fioretto femminile azzurro sale a quota 98 medaglie iridate complessive. Tre giorni dopo, il 30 luglio, arriva il secondo oro: nella finale a squadre, l’Italia (Batini, Favaretto, Errigo, Cristino) rimonta gli Stati Uniti, che erano avanti di cinque stoccate. Errigo firma un parziale di 12-5 ribaltando tutto; poi Favaretto allunga a +7. Il team chiude l’impresa. Quattro ori e quattro argenti per la spedizione azzurra: l’Italia domina il medagliere per nazioni. La Coppa del Mondo senior va a Favaretto, che con il titolo mondiale supera la compagna Batini (seconda) nell’ultima classifica stagionale.

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Fiamme Oro, Mauro Numa e la metodologia di lavoro

Dal punto di vista istituzionale, Martina Favaretto è atleta del Gruppo Sportivo Fiamme Oro della Polizia di Stato, l’ente che sostiene la sua carriera consentendole di allenarsi a tempo pieno. La società sportiva di appartenenza resta l’Antoniana Scherma, dove ha mosso i primi passi e dove tuttora è tessera federale. Il nome che ricorre in ogni capitolo della sua crescita è quello di Mauro Numa: romano, classe 1959, campione olimpico di fioretto a Los Angeles 1984, Numa è il suo allenatore dal momento in cui Martina aveva tredici anni. Non esiste, a oggi, una collaborazione più lunga e produttiva nel fioretto femminile italiano. Numa non è solo un tecnico: è la persona che ha modellato il suo stile – aggressivo, intelligente, capace di alternare la profondità dell’azione alla velocità del contrattacco – e che ha gestito anche i momenti più difficili, dall’infortunio del 2025 alla frustrazione olimpica. In pedana, dal bordo vasca, il suo lavoro è silenzioso ma decisivo. La nazionale di fioretto femminile è guidata dal Commissario tecnico Simone Vanni, affiancato in panchina dal maestro Alessandro Puccini. Martina è pienamente integrata in un gruppo che da anni produce risultati straordinari, ma sa anche che al suo interno la concorrenza è altissima: Errigo, Batini, Cristino, Volpi – tutte campionesse mondiali ed europee a loro volta.

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Il percorso universitario

Iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con sede a Treviso, Martina Favaretto è una studentessa-atleta che alterna gli esami universitari alle trasferte internazionali. Non è un percorso semplice, ma lei lo ha scelto consapevolmente. In un’intervista ha spiegato così la sua visione del futuro:“Ho varie opzioni. Faccio parte delle Fiamme Oro e quindi una delle opzioni sarebbe rimanere in Polizia e fare carriera con una laurea in giurisprudenza. Altrimenti mi piacerebbe rimanere nel mondo dello sport con la laurea: magari lavorare per la procura sportiva o il tribunale sportivo”.La toga non è un piano B, è un piano parallelo che costruisce con la stessa cura con cui affila il fioretto.

Fuori dalla pedana

Il carattere di Martina Favaretto è un paradosso in miniatura: timida e riservata nella vita di tutti i giorni, spietata e assertiva quando mette la maschera. Chi la conosce racconta di una ragazza semplice, affezionata agli amici d’infanzia, appassionata di musica rap e trap, amante dei viaggi e della moda. Il suo mito assoluto è Valentina Vezzali:“Valentina fin da piccola è stato uno dei miei idoli. L’apprezzo per il talento, ma anche per l’atteggiamento: il suo non mollare mai, l’allenarsi più degli altri, l’impegno quotidiano nonostante avesse già vinto di tutto”.Le similitudini tra le due storie non sfuggono: stessa arma, stessa nazionale, stessa capacità di costruire risultati con continuità anno dopo anno. Sul piano mentale, Martina ha ammesso apertamente di lavorare da anni con uno psicologo dello sport:“Ho sempre avuto difficoltà a gestire l’emotività nelle gare più importanti. Dall’Europeo perso sulla pedana ai Mondiali in cui rimanevo fuori. Da un po’ ho visto un vero cambiamento”.A Hong Kong quel cambiamento si è visto nella sua interezza.

Prospettive future: il sogno olimpico di Los Angeles 2028

Martina Favaretto ha già dichiarato il suo prossimo obiettivo senza giri di parole:“L’Olimpiade è il sogno di ogni atleta. A Parigi ho conquistato una medaglia a squadre, ma nell’individuale ho vissuto una delusione che mi ha insegnato tantissimo. Adesso penso a Los Angeles. Voglio arrivarci con una maturità diversa. Il mio obiettivo è una medaglia olimpica individuale”.Le qualificazioni per i Giochi Californiani partiranno nell’aprile 2027: c’è tempo, ma non molto, e lei lo sa. A ventiquattro anni è già campionessa del mondo, numero 1 del ranking FIE, vincitrice della Coppa del Mondo senior: l’unico grande titolo mancante nel palmares è proprio l’oro olimpico individuale. Il bronzo mondiale mancava, e lo ha preso. Il titolo mondiale mancava, e lo ha preso. La Coppa del Mondo mancava, e l’ha presa. Se il pattern ha una logica, c’è poco da aspettare. L’unica incognita – l’unica vera, tecnica – è la capacità di reggere la pressione specifica dei Giochi, dove la posta in palio è diversa da qualsiasi altra competizione e dove a Parigi la stoccata della Harvey l’ha fermata a un passo. Ma lei, con lo psicologo dello sport al lavoro da anni, ha già dimostrato di saper imparare dai propri errori meglio di chiunque altra.

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Verso i prossimi appuntamenti

Ci sono atleti che ci mettono una carriera intera a trovare la formula vincente. Martina Favaretto sembra aver trovato la sua più presto del previsto. A Hong Kong, sul punteggio di 15-7 contro Arianna Errigo, il fioretto è sceso una volta per tutte sul gradino più alto del podio mondiale. L’allieva che supera la maestra. Il futuro che supera il presente. Ma quel podio non è il punto di arrivo: è la piattaforma da cui lanciare il quadriennio verso Los Angeles. Una ragazza timida di Noale che ascolta rap e studia giurisprudenza, che si allena nella palestra di San Giorgio delle Pertiche con Mauro Numa accanto, che ha imparato la scherma guardando la televisione a sette anni. La storia più italiana possibile. E non è ancora finita.

* Nell’articolo Martina Favaretto (Foto di Bizzi/Federscherma)