Dal primo podio in caduta a St. Moritz all’oro olimpico di Pechino: una carriera costruita sulla resilienza, segnata da tre gravi infortuni e coronata da 48 vittorie in Coppa del Mondo
C’è una domenica del febbraio 2008 che racchiude in pochi secondi tutta la storia di Lara Gut-Behrami. Nella discesa di St. Moritz, a sedici anni appena compiuti, la ragazzina di Comano scende a valanga sulla Corviglia, perde uno sci a dieci metri dal traguardo, cade, e lo taglia lo stesso strisciando nella neve. Quando alza la testa e vede il terzo posto sul tabellone, sorride. Quella caduta verso il podio è già un manifesto: sarà sempre così, con lei. Cadere, rialzarsi, vincere. Il 5 agosto 2026, a trentacinque anni, Lara Gut-Behrami ha chiuso quella storia con una video-lettera trasmessa dalla RSI. Non c’erano lacrime, non c’era rimpianto. Soltanto la voce ferma di chi ha dato tutto e sa quando è il momento di smettere.
Una bambina di Comano con gli sci ai piedi
Lara Gut nasce il 27 aprile 1991 a Sorengo, nel Canton Ticino. Cresce a Comano, un borgo a nord di Lugano, figlia di Pauli Gut – svizzero originario di Airolo, uomo che nella vita della figlia sarà allenatore, padre e confidente insieme – e di Gabriella Almici, italiana di Zone, in Lombardia. Grazie alla madre, Lara possiede fin dalla nascita la doppia cittadinanza svizzera e italiana, parla l’italiano come lingua madre e col tempo aggiungerà francese, tedesco, inglese e spagnolo. È sorella di Ian Gut, anche lui sciatore alpino. Gli sci arrivano presto, come in quasi tutte le famiglie ticinesi che vivono a portata di montagna. Le prime discese sono quelle di Airolo, le nevi domestiche del padre. Pauli Gut non è solo il genitore che porta la figlia in pista: è il primo allenatore, l’uomo che accompagnerà Lara ai blocchi di partenza per quasi vent’anni, che sarà sempre al traguardo insieme alla moglie Gabriella. “I momenti in cui non ci sono telecamere sono ancora più importanti”, dirà Lara nel 2024. “Quella settimana ho parlato con loro di tutte le cose che hanno fatto con noi quando eravamo piccoli: sono i ricordi più importanti che ho”.
La precocità: esordi, Coppa Europa e prima vittoria (2007–2008)
Il 16 gennaio 2007, a quindici anni, Lara Gut esordisce in Coppa Europa nel supergigante di Sankt Moritz. Quarantacinquesima: un numero anonimo, che però non inganna nessuno. Pochi mesi dopo, ai Mondiali juniores di Altenmarkt-Zauchensee, vince l’argento in discesa libera. Nella stessa stagione raccoglie il primo podio in Coppa Europa, un secondo posto nella discesa di Santa Caterina Valfurva. Il 2008 la vede dominare l’intero circuito continentale: sette vittorie, di cui quattro in quattro giorni a Caspoggio. Trionfa nella classifica generale, nella discesa e nel supergigante. Ha sedici anni. Il debutto in Coppa del Mondo arriva il 28 dicembre 2007, nel gigante di Lienz, la stessa gara in cui esordisce Federica Brignone. Lara non si classifica. Ma il 2 febbraio 2008, alla quarta presenza nel Circo Bianco, sulla Corviglia di St. Moritz, accade quella caduta già raccontata: terzo posto, con uno sci solo, scivolando nel traguardo. È il primo dei 101 podi che raggiungerà in diciassette anni: memorabile, stravagante, già una leggenda. Il 20 dicembre 2008, sempre a St. Moritz, arriva la prima vittoria. Supergigante, pettorale numero uno, 63 centesimi su Fabienne Suter e Nadia Fanchini terza. Lara Gut ha 17 anni e 8 mesi: la più giovane sciatrice della storia a vincere un supergigante in Coppa del Mondo. “Non potevo sperare in una gara migliore”, dice all’arrivo. “Vincere in casa, di fronte ai miei amici e alla mia famiglia è proprio quello che sognavo da sempre”.
L’anca, Vancouver perduta e il ritorno (2009–2013)
Il momento che avrebbe potuto spezzare un’altra carriera arriva nell’estate 2009. Durante un allenamento in gigante sul ghiacciaio di Saas-Fee, Lara cade e si lussa l’anca destra. Operazione, mesi di riabilitazione, e soprattutto: niente Olimpiadi. Vancouver 2010 – quelli che avrebbero dovuto essere i suoi primi Giochi – diventa un appuntamento da guardare in televisione. Ha diciotto anni. La reazione è quella che sarà la cifra di tutta la sua carriera: torna, e torna bene. Nel 2009 aveva già assaporato il palcoscenico iridato: ai Mondiali di Val d’Isère si era presa due argenti, in discesa libera e in supercombinata. Al rientro nel 2010-2011, ai Mondiali di Garmisch-Partenkirchen chiude quarta sia in discesa che in supergigante. La stagione 2012-2013 riapre i conti con i grandi appuntamenti: ai Mondiali di Schladming sale sul podio con l’argento in supergigante.
La scalata e il primo grande globo (2014–2016)
La stagione 2013-2014 è quella della maturazione definitiva. Lara Gut accumula sette vittorie e nove podi in Coppa del Mondo. Vince la coppetta di supergigante – il suo marchio di fabbrica – e alle Olimpiadi di Sochi si prende il bronzo in discesa libera. Il mondo dello sci comincia a guardare la ticinese come una candidata al grande globo. Il 2015-2016 è la stagione della consacrazione. Lara domina il Circo Bianco con una continuità straordinaria, vince la Coppa del Mondo generale e la coppetta di supergigante. Diventa la sportiva svizzera dell’anno. A venticinque anni, è già sul tetto del mondo. Ma il carattere non ammorbidisce. Lara Gut è diretta, schietta, a tratti scomoda con i media. Non lesina critiche, non nasconde delusioni, non recita la parte della campionessa compiacente. Chi la frequenta in quegli anni la descrive come una vincente che vive la sconfitta con fatica genuina. Chi la critica la trova distante. Non è falsa, semplicemente dice quello che pensa.
Il crociato, il matrimonio e la rinascita (2017–2020)
I Mondiali di St. Moritz 2017 la vedono salire sul podio con l’argento in combinata, ma il vero appuntamento finisce nel peggiore dei modi. Durante il riscaldamento della stessa combinata, si rompe il legamento crociato anteriore e lesiona il menisco del ginocchio sinistro. Chiude la stagione in anticipo. In molti pensano che la Gut del 2016 sia già un ricordo. Il triennio 2018-2020 è il più difficile della carriera: solo otto podi in tre stagioni. Ma qualcosa cambia nel 2018, qualcosa di profondo e privato. L’11 luglio sposa Valon Behrami, ex centrocampista svizzero di origini kosovare, già a Genoa, Lazio, Napoli, Udinese e nazionale elvetica, con cui si era fidanzato quattro mesi prima. L’annuncio arriva su Instagram con una semplicità disarmante. Da quel giorno, Lara porta il doppio cognome e se qualcuno si dimentica di citarlo – sia nelle liste FIS che nelle interviste – lo fa notare senza giri di parole. Il matrimonio cambia le prospettive. “Fino a 25 anni vivevo solo per lo sci”, racconterà. “Poi Valon ha cambiato le cose. Ho scoperto il bello del resto. Quando stai bene come persona, migliori anche come sportiva”. Chiude i suoi profili social, cerca una vita più riparata. “Non farmi condizionare da quel minuto e mezzo in pista” diventa il nuovo mantra.
Cortina 2021 e l’oro di Pechino 2022
La stagione 2020-2021 è quella della vera rinascita. Sei vittorie in Coppa del Mondo, nuova coppetta di supergigante, secondo posto nella classifica generale. Ma il momento che resterà nella storia è quello dei Mondiali di Cortina d’Ampezzo 2021: due ori – supergigante e gigante – e un bronzo in discesa. In una settimana, Lara Gut-Behrami domina due discipline diverse con una completezza tecnica che lascia senza parole. La sua sciata è potenza e precisione, gambe forti e linee pulite: nel SuperG trova la traiettoria ideale con un’istintività quasi automatica; nel gigante impone ritmo e solidità che poche al mondo possono imitare. Un anno dopo, a Pechino 2022, arriva l’oro olimpico. SuperG, la sua gara. Quella medaglia che aveva già sfiorato nel 2018 a Pyeongchang (quarta) e di cui sentiva il peso. Scende con una perfezione che non lascia replica, aggiunge un bronzo nel gigante. Il cerchio si chiude – o quasi.
La maturità, il secondo grande globo e i record (2023–2025)
La stagione 2023-2024 è quella che stupisce anche chi pensava di conoscere già tutto di Lara Gut-Behrami. A trentadue anni – un’età in cui molte colleghe hanno già appeso gli sci – vince il suo secondo grande globo di cristallo. È la sciatrice più anziana della storia a riuscirci. Porta a casa anche la coppetta di gigante – un titolo che non aveva mai conquistato – e quella di supergigante. È l’anno in cui dice: “Prima volevo il successo, ora voglio vivere. Sono in pace con me stessa”. Sportiva svizzera dell’anno per la seconda volta (la terza arriverà nel 2024). La stagione 2024-2025 consegna un’ultima pagina storica. Il 25 marzo 2025, nel gigante di Sun Valley, Lara Gut-Behrami diventa la prima donna nella storia della Coppa del Mondo a completare la cosiddetta “tripla doppia”: almeno dieci vittorie in tre discipline diverse. Il conto finale dice 24 in supergigante, 13 in discesa e 10 in gigante. Vince anche la sesta coppetta di supergigante in carriera, record assoluto tra le donne. Il 25 ottobre 2025, a Sölden, conquista il podio numero 101 nella sua quarta presenza su quella pista, eguagliando il record svizzero di Vreni Schneider. Pochi giorni dopo, vola a Copper Mountain per prepararsi alla stagione 2025-2026, quella che avrebbe dovuto essere l’ultima.
L’infortunio che ha cambiato tutto
Il 20 novembre 2025 è una data che resterà nell’aria pesante. Durante un allenamento di supergigante a Copper Mountain, in Colorado, Lara cade. La diagnosi arriva qualche giorno dopo: rottura del legamento crociato anteriore, del legamento collaterale mediale e lesione al menisco del ginocchio sinistro – lo stesso del 2017. L’operazione è immediata. Milano-Cortina 2026, il sogno dell’addio olimpico, svanisce nel giro di poche ore. “Mi ero fatta un’idea completamente diversa dei prossimi mesi”, dice in un comunicato. “Non vedevo l’ora di iniziare questa stagione sciistica”. Swiss-Ski la inserisce comunque negli elenchi per la stagione 2026-2027, sperando in un ritorno. Qualcuno immagina anche una presenza ai Mondiali casalinghi di Crans-Montana 2027. Ma Lara, dopo mesi di riabilitazione silenziosa, ascolta il suo corpo e prende una decisione diversa.
La lettera d’addio
Il 5 agosto 2026 esce il video sulla RSI. Lara Gut-Behrami parla in italiano, la lingua di sua madre. La lettera comincia con due domande: “Come si capisce che qualcosa è finito? E come si traducono le emozioni profonde in parole?”. Poi risponde da sola: “Forse capisci quando gli obiettivi, la ricerca costante del miglioramento lasciano spazio alla felicità, all’appagamento interiore, alla capacità di valorizzare il percorso fatto”. Ricorda il primo podio a St. Moritz, cadendo. Ricorda Sölden in ottobre, il 101° podio, con “la consapevolezza e l’orgoglio del percorso fatto”. Ringrazia il marito – “Grazie Valon, amore mio. La vita con te a fianco è straordinaria” -, il suo team, il padre Pauli, gli skiman Babi e Tom, i fisioterapisti. E chiude con una frase che sembra scritta con la stessa schiettezza di sempre: “Non vedo l’ora di sciare e sono felice così”. “Nonostante quasi 20 anni di sport di alto livello, nonostante le cadute e gli infortuni non ho dolori ricorrenti e non ne voglio avere”, aggiunge. “È anche per questo che so che è arrivato il momento giusto, quello di non ostinarmi a voler raggiungere, superare i limiti ad ogni costo”.
Fuori dalla pista: il carattere, le critiche, il privato
Lara Gut-Behrami non è mai stata una campionessa di facile consumo mediatico. La sua schiettezza, che qualcuno ha letto come arroganza, era semplicemente coerenza. Non fingeva entusiasmo quando non lo sentiva, non sorrideva per le telecamere nei giorni difficili. Ha avuto tensioni con alcune componenti dell’ambiente sciistico, è stata criticata per un certo ermetismo con la stampa nei momenti di crisi. Ma chiunque abbia lavorato con lei – a partire da Pauli Gut – ne descrive una lealtà assoluta e una professionalità rara. Il rapporto con Federica Brignone – l’italiana con cui ha condiviso anni di duelli al vertice – è stato fatto di rispetto reciproco e di sana rivalità. Brignone stessa ha sempre riconosciuto il carattere e il talento dell’elvetica. Con Mikaela Shiffrin i confronti sono stati più rari per le discipline diverse, ma la stima è nota. Dopo il matrimonio con Behrami, Lara ha trovato un equilibrio che prima sembrava sfuggirle. Ha eliminato i social media, ha costruito una vita parallela allo sci, ha imparato – parole sue – a “non farsi condizionare da quel minuto e mezzo in pista”. Viveva a Udine con il marito e le due figlie che lui ha avuto dalla precedente relazione. Nelle interviste degli ultimi anni emerge una donna diversa da quella degli anni dell’esordio: più serena, più consapevole, capace di sorridere anche quando i risultati non arrivano.
L’impatto sullo sci e su intere generazioni
Il lascito di Lara Gut-Behrami nello sci alpino femminile è misurabile in numeri – 48 vittorie, 101 podi, sette coppette di specialità, due grandi globi, tre medaglie olimpiche, nove iridate – ma va oltre le statistiche. È la sciatrice che ha dimostrato che si può eccellere in discipline tecniche e veloci insieme, che a trent’anni si può ancora vincere la Coppa del Mondo generale, che da un legamento crociato rotto ci si rialza non una ma tre volte. Ha sciato con Lindsey Vonn e Tina Maze quando era una promessa, ha poi gareggiato con Brignone e Goggia nella loro maturità, ha visto gli esordi di Alice Robinson e Lara Colturi. Ogni bambina ticinese che ha messo gli sci ai piedi negli ultimi quindici anni ha avuto un modello sotto gli occhi: una ragazza di Comano che parlava la loro stessa lingua, che scendeva le piste dove forse erano scese anche le loro mamme, e che vinceva. Il Canton Ticino la saluta come una delle figure sportive più importanti della sua storia.
Prospettive future
Lara Gut-Behrami non ha ancora annunciato un progetto specifico per il dopo carriera, ma le direzioni sono chiare. Il trasferimento a Londra – già pianificato prima dell’infortunio – la porterà accanto al marito Valon Behrami, entrato come direttore tecnico del Watford FC nella Championship inglese. In un’intervista ha detto di voler diventare madre, di voler esplorare il mondo degli investimenti – è già entrata nel capitale di Ka-Ex, un marchio di integratori alimentari, come investitrice e consulente strategica – e di non voler smettere di sciare: ma per piacere, non per competere. “Non vedo l’ora di sciare e sono felice così”, ha detto. Chi la conosce ci crede.
Una carriera per i libri
C’è una frase che Lara ha detto a un giornalista della RSI nell’autunno del 2025, appena prima che tutto cambiasse: “Ho avuto la fortuna di costruirmi una vita”. Non è poco, per chi ha vissuto ogni stagione come un inseguimento al limite. Quarantotto vittorie in Coppa del Mondo, 101 podi, due globi di cristallo, un oro olimpico, nove medaglie iridate, sei coppette di supergigante e un record che nessuna donna aveva mai raggiunto. Il Circo Bianco perde una delle sue figure più complete, tecnicamente straordinarie e umanamente complesse. Lara Gut-Behrami ha entusiasmato, ha a volte irritato, ha stupito. Ha sempre fatto quello che sentiva giusto, in pista e fuori. È abbastanza per essere ricordata come una delle più grandi.
* In copertina Lara Gut-Behrami
