Con sette vittorie su nove gare e una finale per il quinto posto vinta 3-1, le Under 17 di Monica Cresta chiudono la rassegna iridata di Santiago confermando la solidità del settore giovanile femminile azzurro
Quinta nel mondo. Non è la medaglia che le azzurrine inseguivano – e che due anni fa, alla prima edizione peruviana del Mondiale Under 17, era arrivata col bronzo – ma il piazzamento dell’Italia al Campionato Mondiale FIVB Under 17 femminile di Santiago del Cile racconta comunque una storia di crescita e di qualità. La Nazionale guidata da Monica Cresta ha attraversato dieci giorni di pallavolo intensa al National Stadium Park cileno, ha vinto sette partite su nove, ha ceduto soltanto alle due formazioni – Stati Uniti e Corea del Sud – che alla fine si sono rivelate tra le migliori del torneo. Il quinto posto finale, conquistato lo scorso 16 agosto con un netto 3-1 ai danni della Corea del Sud nella finalina, fotografa un movimento giovanile femminile in salute, con talenti reali e un sistema federale che funziona.
La Pool D: quattro vittorie, un passo falso con la Corea
L’avventura cilena delle azzurrine è cominciata nella notte tra il 6 e il 7 agosto, con l’esordio nella Pool D contro l’Algeria. Un 3-0 (25-8, 25-5, 25-10) senza storia, che ha offerto alla squadra di Cresta la miglior partenza possibile. Nel secondo match, la Repubblica Dominicana ha opposto più resistenza, strappando un set alle italiane prima di cedere 3-1 (25-18, 27-29, 25-23, 25-20). L’unico scivolone del girone è arrivato il 9 agosto contro la Corea del Sud, squadra capolista del gruppo, costruita con un atletismo e una continuità in tutti i fondamentali che ha messo in difficoltà l’intero meccanismo azzurro: 1-3 (14-25, 19-25, 25-13, 20-25), con il solo terzo set vinto dalle italiane grazie a una reazione d’orgoglio. Un avviso, più che una sconfitta. La risposta è arrivata immediata. Porto Rico è stata liquidata 3-0 (25-18, 25-21, 25-15) con relativa agilità, mentre l’ultima partita di pool con Taipei Cinese ha richiesto alle azzurrine un’intera maratona di cinque set (3-2: 19-25, 25-21, 22-25, 25-15, 15-12). Twice down, twice back: l’Italia ha rincorso per due volte, ha vinto il quarto set con autorità e ha chiuso il tie-break 15-12. Un segnale di carattere importante. Chiusura del girone al secondo posto con 11 punti, alle spalle della Corea del Sud imbattuta (5 vittorie, 15 punti).
Ottavi e quarti: il Perù spianato, poi lo stop contro le imbattibili USA
Negli ottavi di finale è arrivato il Perù, avversario abbordabile sulla carta e tale si è rivelato sul campo: 3-0 (25-13, 25-11, 25-13) in poco più di un’ora di gioco, con Hillary Uwadiae e Sveva Terzi tra le più efficaci. L’Italia ha messo in mostra la propria superiorità in battuta – 13 ace di squadra – e una continuità offensiva che in alcune fasi del girone aveva latitato. Ai quarti di finale, il 14 agosto, è arrivata la resa dei conti con gli Stati Uniti, squadra che aveva chiuso la fase a gironi con un percorso netto (cinque vittorie, nessun set perso) e che nel tabellone si era già configurata come la principale candidata all’oro. Il verdetto è stato chiaro: 0-3 (10-25, 15-25, 24-26). Gli USA hanno schiacciato su ogni fondamentale – dodici muri, nove ace – con Kari Knotts (14 punti) e Maya Ogbogu (12) a guidare l’attacco americano. L’Italia ha lottato soprattutto nel terzo set, dove ha recuperato e si è portata ai vantaggi prima di cedere 24-26. Non sufficiente per cambiare l’esito, ma abbastanza per lasciare intravvedere che il divario non è abissale.
La rincorsa al quinto posto: Croazia demolita, Corea vendicata
Fuori dalla corsa al podio, le azzurrine non si sono ripiegate su sé stesse. Il 15 agosto, nel turno dei playoff 5-8 posto, la Croazia è stata battuta con autorità 3-0 (25-14, 25-18, 25-8), con un secondo tempo della partita particolarmente convincente – il terzo set è stato quasi un monologo azzurro. Questo ha spalancato le porte alla finalina per il quinto posto contro la Corea del Sud, la squadra che aveva inflitto l’unica sconfitta nella fase a gironi. Il 16 agosto, al National Stadium Park, è andata in scena la rivincita. E questa volta l’Italia ha fatto valere le proprie ragioni con più continuità. Il primo set è stato dominato fin dall’avvio – 8-1 dopo pochi minuti, 25-20 finale – il secondo si è perso ai vantaggi (24-26) dopo che le coreane sono rimaste aggrappate al match, il terzo ha visto le azzurrine gestire il finale con solidità (25-20), il quarto è stato un monologo (25-14). Finale: 3-1. Quinto posto confermato.
Le protagoniste: Uwadiae guida, Terzi e Borello completano il quadro
Se c’è un nome che resterà scolpito in questa avventura cilena, è quello di Hillary Uwadiae, opposta della Volley Academy Piacenza, nata il 2 settembre 2011 e dunque ancora quattordicenne durante tutta la competizione. In finale con la Corea ha chiuso con 26 punti, il 51% in attacco e 6 muri – numeri da giocatrice già formata, non da ragazzina alla prima esperienza mondiale. Sveva Terzi, banda della Normac Volley Genova (classe 2011), è stata l’altra ala tagliente del sestetto: 18 punti e il 61% in attacco nella finalina, con un contributo costante in ricezione che ha alleggerito il lavoro delle compagne. Matilde Borello (Imoco Volley) ha chiuso a 15 punti con ottime percentuali a muro lungo l’intero torneo, così come la centrale Elena Di Napoli (Volley Friends Roma), 15 punti e il 58% in attacco nel match conclusivo. La palleggiatrice Nicole Crotta (Imoco Volley), partita come seconda alzatrice del gruppo, ha giocato tutte e nove le partite del torneo, guadagnando il sestetto strada facendo. La sua gestione delle attaccanti in fase di costruzione del gioco è migliorata con il procedere della competizione. Nella difesa, il libero Chiara Bianchin (Top Volley Verona) ha offerto garanzie in copertura, spesso decisiva nei momenti difficili. Una menzione merita anche Alice Pettiti (Volleyrò Casal de’ Pazzi), centrale di 2,04 metri classe 2011: utilizzata principalmente a gara in corso, la sua presenza fisica rappresenta già oggi un investimento sul futuro. La presenza di Marie Viviane Tarca Gnakpotchi (Volley Bergamo 1991), decisiva da subentrata nel playoff con la Croazia, completa il quadro di un gruppo che vale molto più della propria giovane anagrafe.
Il futuro: un movimento giovanile che guarda in alto
Il quinto posto di Santiago non deve scoraggiare, ma nemmeno esaltare eccessivamente. Deve semmai servire da bussola. Le azzurrine di questa generazione – le più vecchie sono classe 2010, le più giovani 2011 – hanno ancora davanti a sé il percorso più lungo e più importante: l’Under 18, l’Under 20, poi il salto nelle categorie assolute. Giocatrici come Uwadiae, Terzi, Borello, Pettiti e Crotta sono già di proprietà di club di vertice – Imoco Volley, Top Volley Verona, Volley Academy Piacenza, Normac Genova – e potranno crescere in ambienti tecnici d’eccellenza. Il sistema-Italia nel volley femminile giovanile ha dimostrato negli ultimi anni di saper sfornare talenti con continuità, come testimonia il filotto di risultati in tutte le fasce d’età. La tradizione che ha portato le seniores al titolo mondiale nel 2025 (Thailandia) non è frutto del caso, ma di un lavoro strutturale che parte proprio dalle Under 17. Il quinto posto di Santiago, letto in questa prospettiva, è una tappa – non un traguardo.
Anche l’oro a stelle e strisce: il mondo del volley U17 cambia volto
A chiudere il quadro della rassegna cilena: gli Stati Uniti hanno conquistato il titolo mondiale battendo la Turchia 3-0 (25-23, 25-11, 25-23) nella finale dell’oro, con Kari Knotts a quota 23 punti come migliore realizzatrice. La Cina ha conquistato il bronzo, battendo Taipei Cinese nella finalina per il terzo posto. È la prima edizione della storia in cui gli USA salgono sul gradino più alto del podio Under 17 femminile, a conferma che il modello americano di sviluppo giovanile – basato sui college e sui programmi high school – sta producendo talenti di assoluto livello internazionale.
Verso il futuro
Cinque è un numero che a volte racconta più di una medaglia. Le azzurrine di Monica Cresta tornano dall’altra parte del mondo con un bagaglio di esperienze, partite vinte in rimonta e la consapevolezza di aver affrontato – e quasi spaventato, al terzo set dei quarti – la squadra che poi ha vinto tutto senza perdere un set in tutto il torneo. Il futuro della pallavolo azzurra femminile parla anche la lingua di queste ragazze. E quella lingua, per ora, sembra molto promettente.
* In copertina e nell’articolo Mondiali Under 17 volley (Foto di VolleyballWorld)





