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Europei nuoto 2026 Parigi, l’Italia fa la storia: 20 medaglie, due primati mondiali e una tripletta da favola

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L’Italia chiude gli Europei di nuoto 2026 a Parigi con 20 medaglie in vasca: 6 ori, 8 argenti, 6 bronzi. Curtis firma due record del mondo, Quadarella compie la sua terza tripletta leggendaria

Sette giorni di gare, venti medaglie, due record del mondo. Parigi ha restituito all’Italia del nuoto un’immagine di sé che già conosceva ma che fa sempre bene rivedere: quella di un movimento capace di vincere con i campioni rodati e di sorprendere con i nuovi. Dal 10 al 16 agosto 2026, la vasca dell’Olympic Aquatics Centre – l’arena olimpica di due anni fa – ha ospitato la sezione in corsia della 38ª edizione dei Campionati europei degli sport acquatici. Gli azzurri hanno chiuso con sei ori, otto argenti e sei bronzi: bilancio che vale il secondo posto nel medagliere per un solo oro di scarto nei confronti della Gran Bretagna, ma anche il primo posto nella classifica per nazioni, quella che misura la profondità e la continuità di un sistema. E il nuoto italiano, nell’agosto del 2026, ha dimostrato ancora una volta di avere sistema.

Il contesto: Parigi ritrovata

Parigi non ospitava un Europeo di nuoto dal 1931. Novantacinque anni di assenza, colmati nell’impianto che nel 2024 aveva accolto le gare olimpiche. Il rientro in gara degli atleti neutrali russi – bandiera neutra, presenza concreta – ha dato alla rassegna un’intensità agonistica superiore alla media di un continentale. Quarantotto atleti convocati dall’Italia (cinquanta con Paltrinieri e Taddeucci, impegnati nelle acque libere nella settimana precedente), quindici dei quali all’esordio assoluto in una rassegna senior: un gruppo ampio, costruito per raccogliere risultati nell’immediato e per formare al tempo stesso la base larga verso Los Angeles 2028.

Lunedì 10: Razzetti apre in argento

L’azzurro si tinge subito d’argento con Alberto Razzetti. Nei 400m misti maschili, il ligure chiude in 4’10″40 alle spalle dell’atleta neutrale Ilia Borodin, autore di una gara fuori portata per chiunque. È una medaglia di sostanza, che conferma la sua collocazione nel ristretto gruppo europeo dei migliori.

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Martedì 11: Martinenghi, Quadarella, Curtis. Tre storie in una sera

Il secondo giorno di gare porta la prima ondata di storia. Nicolò Martinenghi – eletto capitano della squadra per la settimana di vasca in assenza di Gregorio Paltrinieri – vince l’oro nei 100m rana maschili in 58″58, con la naturalezza di chi sa come si gestisce la gara che conta. Sul podio con lui, terzo, Simone Cerasuolo: campione del mondo dei 100 rana, bronzo in 58″90. In mezzo ai due azzurri, argento, l’atleta neutrale Ivan Kozhakin (58″68). Due italiani nei primi tre, una supremazia nella specialità che non necessita di commenti. Nella stessa sessione serale, Simona Quadarella conquista il suo nono titolo europeo vincendo gli 800m SL femminili in 8’15″55. È la quarta volta consecutiva che l’oro europeo sulla distanza porta il suo nome: prima di lei, nessuna nuotatrice ci era mai riuscita. E quel quarto oro eguaglia il record di Federica Pellegrini, che aveva vinto quattro titoli europei consecutivi nei 200m SL. Isabel Gose (argento, 8’18″44) e Maya Werner (bronzo, 8’22″55) seguono lontane. “Non so qual è il mio segreto”, dirà Quadarella. “Io cerco sempre di mantenermi costante, e vincere altri titoli europei è sempre stimolante perché confermarsi è più difficile che vincere”. A completare una serata storica, Sara Curtis conquista il bronzo nei 100m SL femminili. È la prima italiana di sempre sul podio europeo in questa gara. Un primato che supera, per significato, la medaglia stessa.

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Mercoledì 12: la staffetta, Pilato e Ceccon

La terza giornata porta tre medaglie e un record italiano che ridisegna un pezzo di storia del nuoto nazionale. Thomas Ceccon entra in finale dei 200m dorso maschili dalla corsia 8, con il peggior tempo delle semifinali, e ne esce con il bronzo e 1’53″96: nuovo record italiano, -1″75 rispetto al precedente primato di 1’55″71 che già gli apparteneva, stabilito a Brisbane nell’aprile 2025. Primo italiano della storia sotto l’1’54”. Davanti a lui, nell’ordine, Hubert Kos (1’53″08, oro) e Apostolos Siskos (1’53″81, argento). “Valgo 1’53″9, che è a due secondi dal record del mondo: in due anni ci si può anche lavorare”, dice Ceccon. Una porta nuova, aperta con coraggio. Benedetta Pilato è bronzo nei 100m rana femminili in 1’05″89, in una gara dominata dalla britannica Evans. Lisa Angiolini conclude ottava. La 4x100m SL femminile porta l’argento con record italiano: Sara Curtis in prima frazione guida il quartetto insieme a Chiara Tarantino, Emma Virginia Menicucci e Alessandra Mao, fresca esordiente internazionale. L’oro va ai Paesi Bassi, ma il tempo azzurro è un nuovo primato nazionale. Quella stessa sera, Curtis aveva già cambiato il mondo nel dorso: in semifinale dei 50m dorso tocca in 26″63, abbattendo di 23 centesimi il record mondiale di Kaylee McKeown (26″86). Due gare in una serata, due storie diverse.

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Giovedì 13: il record mondiale di Sara Curtis

La finale dei 50m dorso è un dominio. Sara Curtis tocca in 26″56: secondo record del mondo in meno di 24 ore, primo oro europeo in vasca lunga della carriera. Alle sue spalle, distaccate, Mary-Ambre Moluh (27″06) e la britannica Cox (27″15). Curtis compirà vent’anni il 19 agosto. È la quarta nuotatrice italiana della storia a detenere un record mondiale in vasca lunga, dopo Novella Calligaris, Federica Pellegrini e Benedetta Pilato. Prima aveva migliorato il record italiano (27″33), poi quello europeo al Trofeo Settecolli (27″07), poi si è superata due volte in 24 ore. Jannik Sinner le scrive per farle le congratulazioni. “Ho urlato, non ci potevo credere”, racconta lei. Nello stesso giorno Ceccon manca il bronzo nei 50m farfalla maschili per soli quattro centesimi – quarto posto. Costanza Cocconcelli non riesce ad entrare nella finale dei 50m dorso per appena due centesimi: 27″87, nona. Due rimpianti che però testimoniano la crescita strutturale del dorsismo azzurro.

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Venerdì 14: il decimo oro di Quadarella e il bronzo in staffetta mista

Nei 1500m SL femminili, Simona Quadarella è più prudente ma non meno efficace. Oro europeo, il decimo in carriera: il mezzofondo continentale non ha antagoniste. Gose e Werner completano il podio tedesco. La 4x100m SL mista porta il bronzo con record italiano: Thomas Ceccon, Sara Curtis, Carlos D’Ambrosio ed Emma Virginia Menicucci nuotano una gara di livello europeo. D’Ambrosio, classe 2007, migliora nella propria frazione il record italiano di categoria: il segnale che la generazione in crescita è pronta. Va annotata, su questa stessa rassegna, l’assenza in finale della 4x100m SL maschile: l’Italia non si è qualificata, fatto che il direttore tecnico Cesare Butini ha indicato come spunto di riflessione per il lavoro futuro.

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Sabato 15: Martinenghi, Cerasuolo, Curtis e la rivelazione Gastaldi

Il penultimo giorno è il più ricco. Martinenghi torna in vasca nei 50m rana e vince ancora: un altro oro europeo nella sua specialità, la stessa determinazione di sempre. Cerasuolo è argento ex aequo con l’olandese Koen de Groot: ancora due italiani sul podio come nei 100m. La rana azzurra non ha rivali in Europa. Sara Curtis firma il suo quarto podio della settimana: bronzo nei 50m SL femminili in 23″99. Prima italiana della storia sotto la barriera dei 24 secondi su questa distanza, nuovo record nazionale in gara. Silvia Di Pietro chiude ottava nei 50m farfalla femminili (25″97), finale dignitosa. La sorpresa più bella porta il nome di Anita Gastaldi. Ventun anni, forgiata nel vivaio del nuoto misto italiano, chiude seconda nei 200m misti femminili a soli 26 centesimi dall’oro dell’irlandese Ellen Walshe. Un argento che vale più del risultato in sé: è l’annuncio di una nuova protagonista.

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Domenica 16: la terza tripletta di Quadarella e i centesimi maledetti

L’ultima domenica è la più densa emotivamente. Simona Quadarella scende in vasca per i 400m SL sapendo di non essere partita favorita: le tedesche Gose e Werner reggono il passo per buona parte della gara. Nell’ultima vasca, però, Quadarella accelera e supera entrambe. Tocca in 4’01″34, record dei Campionati, abbattendo il crono che Federica Pellegrini aveva firmato agli Europei di Eindhoven nel 2008. È l’undicesimo titolo europeo individuale in carriera, la terza tripletta (400, 800 e 1500 SL) dopo Glasgow 2018 e Budapest 2021. Nessuna ci era mai riuscita. “Non mi aspettavo nemmeno io di tirare fuori questa prestazione. Il mio segreto è la costanza: sono sempre riuscita a rimanere lì”. Poi, sorridendo: “Adesso basta, me ne vado in vacanza”. L’ultima giornata, però, brucia anche. Thomas Ceccon nei 100m dorso chiude in 52″28, battuto solo da Apostolos Christou (52″27): un centesimo. Benedetta Pilato nei 50m rana femminili perde l’oro contro la lituana Rūta Meilutytė per lo stesso margine. Due argenti dal sapore amaro, due prestazioni di assoluto livello. “Quel centesimo brucia. Ma ho un tempo che comincia a voler dire qualcosa”, taglia corto Ceccon. Le due staffette 4x100m misti chiudono il programma con doppio argento: la maschile (Ceccon, Martinenghi, Razzetti, D’Ambrosio) seconda dietro agli atleti neutrali; la femminile (Curtis, Pilato, Gastaldi, Menicucci) seconda dietro alla Gran Bretagna. Il quartetto femminile è in assoluto quello con il maggiore potenziale di crescita in vista del biennio olimpico. “Ci prenderemo tutto, questa staffetta crescerà pian piano”, promette Curtis. “Questo argento è come una vittoria per noi”.

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Fuori dal podio: la profondità di un sistema

Oltre alle venti medaglie, il bilancio azzurro comprende una serie di piazzamenti che raccontano la solidità del gruppo. Ceccon sfiora il bronzo nei 50m farfalla maschili, quarto per quattro centesimi. Cocconcelli manca la finale dei 50m dorso per due. Angiolini è ottava nei 100m rana femminili. Christian Mantegazza sesto nei 200m rana con 2’09″83. Numerosi primati personali stabiliti nel corso della settimana, a conferma di un collettivo che migliora anche quando non sale sul podio. La classifica per nazioni – quella che somma i punti di ogni finale, dai primi agli ultimi – vede l’Italia prima davanti a Gran Bretagna e Germania. Un dato che il medagliere da solo non racconta.

La parola a Butini e Barelli

Cesare Butini, direttore tecnico della Nazionale, traccia il bilancio senza trionfalismi: “L’Italia ha risposto in modo ottimo a un Campionato Europeo difficile, con il rientro in gara dei russi e tutti i top presenti. Gli atleti più esperti hanno guidato il gruppo con conferme prestative e molti giovani si sono messi in evidenza”. Su Martinenghi: “Ha assolto il compito di capitano in maniera egregia, ha vinto due ori individuali condividendo il podio dei 50 rana con Cerasuolo: chapeau a lui e al suo allenatore Matteo Giunta”. Su Curtis: “Ci ha regalato due record del mondo. È un’atleta su cui puntare per Los Angeles 2028 e oltre: è un traino per le staffette a stile libero e mista, dove può essere impiegata anche come prima frazionista. È un atleta che fa squadra”. Il punto critico: “La 4×100 SL maschile non ha raggiunto la finale, ed è un incidente di percorso che ha indotto a riflessioni. Dobbiamo lavorare meglio per allungare una tradizione che ci vede protagonisti da parecchi anni. Inseriremo atleti che hanno ben figurato agli Europei Junior per favorirne la crescita e fungere da spinta per i più esperti”.

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Paolo Barelli, presidente della Federnuoto, raccoglie con orgoglio: “I successi ottenuti sono motivo di enorme orgoglio. Grazie ragazzi, siete stati bravissimi. Dietro ogni medaglia, ogni record e ogni miglioramento dei nostri atleti c’è il talento individuale, il sacrificio quotidiano e la competenza professionale di un sistema che si conferma vincente e capace di rinnovarsi continuamente”. Sul motore del movimento: “Le nostre 1.500 società sportive sono il vero propulsore. È nelle piscine di tutta Italia che si sviluppa quella filiera virtuosa che assicura al nuoto azzurro una continuità di successi di generazione in generazione. Vedere Sara Curtis e Chiara Pellacani prevalere con forza e ambizione, al fianco di campioni come Martinenghi, Ceccon, Quadarella e Pilato, è la conferma più bella che il percorso intrapreso è quello giusto”.

Il futuro: Los Angeles 2028 è già nell’orizzonte

Parigi 2026 non è soltanto la fotografia di una settimana: fissa le coordinate del nuoto italiano verso i Giochi di Los Angeles 2028. Le certezze restano Martinenghi e Cerasuolo nella rana, Quadarella nel mezzofondo – a soli 27 anni, ancora nel pieno della sua maturità agonistica – Ceccon nel dorso e nelle staffette, Pilato nella rana femminile. Ma il dato più incoraggiante viene da chi arriva. Sara Curtis, studentessa di psicologia all’Università della Virginia, è ormai una star conclamata a 19 anni. Con due record del mondo nel carniere e la promessa di un atletismo ancora in crescita, è destinata a essere il volto del nuoto italiano ai prossimi Giochi. Gastaldi e D’Ambrosio, entrambi ventenni, hanno dimostrato a Parigi di reggere il confronto europeo con numeri di fascia alta. I quindici esordienti convocati accumulano esperienza: saranno la base da cui costruire il prossimo ciclo olimpico. Butini lo sa. E la rotta che ha tracciato – lavorare su due binari, mantenere i grandi, inserire i giovani – è la stessa che ha portato il nuoto italiano a essere il punto di riferimento del continente da oltre un decennio. Il movimento italiano sa costruire. E a Parigi ha dimostrato, ancora una volta, di saper anche vincere.

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Verso i prossimi appuntamenti

L’Olympic Aquatics Centre chiude le porte. L’Italia ne esce con venti medaglie in vasca, due record del mondo, tre record italiani e la classifica per nazioni vinta su tutto il resto d’Europa. Seconda nel medagliere per un solo oro di scarto su una Gran Bretagna che ha totalizzato diciassette medaglie in meno. C’è chi parte con titoli in tasca, chi entra per la prima volta in una finale europea, chi perde per un centesimo e già pensa alla rivincita. Tutti, a Parigi 2026, hanno fatto la propria parte. Los Angeles è a due anni. Per il nuoto italiano, non è mai stata così vicina.

* In copertina e nell’articolo Europei nuoto 2026 (Foto di DeepBlueMedia.eu)