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Tour de France 2026, la guida completa: percorso, tappe e favoriti

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Ventuno tappe, 3.321 km e oltre 54mila metri di dislivello: sfida a tre per la maglia gialla tra Tadej Pogačar, Jonas Vingegaard e il diciannovenne Paul Seixas

Manca ormai meno di un giorno al via. Sabato 4 luglio, per la prima volta dal 1971, il Tour de France scatterà con una cronometro a squadre, e per la terza volta nella sua storia lo farà da suolo spagnolo: dopo San Sebastián nel 1992 e Bilbao nel 2023, tocca a Barcellona ospitare il Grand Départ della 113ª edizione della corsa a tappe più prestigiosa del mondo. Ventuno frazioni, tre settimane di corsa, un arrivo fissato per il 26 luglio sugli Champs-Élysées: il ciclismo su strada si appresta a vivere il suo appuntamento più atteso dell’anno, con un percorso che promette equilibrio fino all’ultimo weekend alpino e un cast di favoriti che difficilmente si era visto così folto negli ultimi anni.

Un po’ di storia

Il Tour de France nacque nel 1903 per iniziativa di Henri Desgrange, direttore del quotidiano sportivo L’Auto, che ideò la corsa anche per rilanciare le vendite del giornale: la prima edizione fu vinta da Maurice Garin. La maglia gialla, divenuta nel tempo il simbolo stesso della corsa, fu introdotta nel 1919 per rendere riconoscibile il leader della classifica generale. Nel 1953, in occasione del cinquantenario, debuttò la classifica a punti premiata dalla maglia verde, mentre negli anni successivi trovarono spazio anche il pois per il miglior scalatore e la maglia bianca riservata al miglior giovane. Un secolo e più di storia in cui il record di vittorie, fissato a cinque affermazioni, appartiene a un poker di leggende: Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Induráin. Un traguardo che oggi Tadej Pogačar, fermo a quota quattro successi, ha nel mirino.

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Il percorso: da Barcellona alle Alpi

L’edizione 2026 misura complessivamente 3.321,2 km, con 54.450 metri di dislivello complessivo, ripartiti in sette tappe pianeggianti, quattro collinari, otto di alta montagna (con cinque arrivi in salita) e due prove contro il tempo, una a squadre e una individuale. Due i giorni di riposo, lunedì 13 e lunedì 20 luglio.
Si parte domani con la cronosquadre di Barcellona (19,6 km), un percorso urbano che tocca la Sagrada Família prima di chiudersi con lo strappo verso lo Stadio Olimpico di Montjuïc: la particolarità del regolamento, che assegna il tempo di squadra sul primo corridore a tagliare il traguardo mentre in classifica generale contano i tempi individuali, potrà già creare i primi distacchi tra i big. Le prime tre tappe restano in territorio catalano e pirenaico, con il debutto in salita già alla terza frazione, arrivo a Les Angles dopo il Col de Toses. La prima vera resa dei conti è attesa giovedì 9 luglio, sesta tappa, con la scalata del Tourmalet (17,1 km al 7,3%) e l’arrivo a Gavarnie-Gèdre.
Dopo una manciata di tappe per velocisti, la corsa entra nel vivo del Massiccio Centrale il 14 luglio, giorno della Bastiglia, con l’arrivo a Le Lioran preceduto dal Puy Mary-Pas de Peyrol: lo stesso finale che nel 2024 aveva regalato un duello acceso proprio tra Pogačar e Vingegaard. Dopo la tappa più lunga della corsa, i 206 km circa verso Belfort con il Ballon d’Alsace, la seconda settimana si chiude con un dittico di arrivi in salita nei Vosgi e nel Giura: Le Markstein (con il Grand Ballon e il nuovo Col du Haag) e, il giorno successivo, il Plateau de Solaison, inedito traguardo Hors Catégorie con pendenze fino all’11% nel tratto più duro.

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La terza settimana apre con la seconda prova contro il tempo, individuale, 26,1 km tra Évian-les-Bains e Thonon-les-Bains, resa insidiosa da un tratto in salita a metà percorso. Ma è il finale a concentrare la vera posta in palio: dopo l’arrivo in quota di Orcières-Merlette, il Tour propone due giornate consecutive con traguardo sull’Alpe d’Huez. Nella diciannovesima tappa, corta e nervosa (128 km da Gap), si sale dal versante classico dei 21 tornanti (13,8 km all’8,1%). Il giorno dopo, nella tappa regina, i corridori affronteranno Col de la Croix de Fer, Col du Télégraphe e il Col du Galibier – a 2.642 metri il punto più alto dell’intera corsa, con l’assegnazione del Souvenir Henri Desgrange – prima del Col de Sarenne e di un secondo, inedito arrivo sull’Alpe d’Huez: oltre 5.600 metri di dislivello che ne fanno la tappa più dura dell’intera edizione. Chiusura, come da tradizione, a Parigi, con il triplo passaggio sulla collina di Montmartre prima dello sprint conclusivo sugli Champs-Élysées.
Al via 184 corridori suddivisi in 23 squadre. Una curiosità: per la prima volta dal 2008 la Francia non sarà la nazione più rappresentata, superata dal Belgio (31 corridori contro 30), mentre i transalpini toccano il numero più basso dal 1963.

I favoriti: Pogačar-Vingegaard e la variabile Seixas

Il grande favorito resta Tadej Pogačar (UAE Team Emirates-XRG), reduce da una stagione dominante coronata dal successo al Tour de Suisse e con l’unica sconfitta stagionale rimediata a sorpresa da Wout van Aert alla Parigi-Roubaix. Lo sloveno insegue il quinto titolo, che lo issarebbe al fianco dei mostri sacri della storia del ciclismo, e può contare su una UAE costruita attorno a lui, con Isaac Del Toro come carta di riserva di lusso: il messicano, vincitore in stagione di UAE Tour, Tirreno-Adriatico e Tour Auvergne-Rhône-Alpes, potrebbe ambire al podio qualora Pogačar dovesse involarsi in solitaria.

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Lo sfidante più accreditato resta Jonas Vingegaard (Visma | Lease a Bike), che arriva a Barcellona dopo aver dominato il Giro d’Italia con cinque successi di tappa, senza mai essere sceso sotto il secondo posto in cinque partecipazioni al Tour. Il danese, privo di Wout van Aert, punta alla doppietta Giro-Tour e può appoggiarsi a Sepp Kuss e Matteo Jorgenson in montagna.

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Il nome che ha acceso maggiormente l’attenzione mediatica, soprattutto in Francia, è però quello di Paul Seixas (Decathlon CMA CGM): diciannove anni, sarà il più giovane partecipante al Tour dagli anni Trenta. Nel 2026 ha già vinto il Giro dei Paesi Baschi e la Freccia Vallone, ma il suo esordio in un Grande Giro resta un’incognita, complicata da una caduta che lo ha costretto al ritiro nell’ultima tappa del Critérium du Dauphiné. Sarà lui il vero jolly della corsa. Completano il quadro dei protagonisti Remco Evenepoel e Florian Lipowitz, co-leader della Red Bull-BORA-hansgrohe (il belga terzo nel 2024, il tedesco terzo nel 2025), attesi soprattutto nella cronometro individuale di Thonon-les-Bains, oltre a outsider come Juan Ayuso, Tom Pidcock, Thymen Arensman e Richard Carapaz, che ha ufficialmente ridimensionato le proprie ambizioni di classifica dopo l’intervento chirurgico di inizio stagione.

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Le altre maglie in palio

Sul fronte della classifica a punti, la maglia verde vede favorito Jasper Philipsen (Alpecin-Premier Tech), già vincitore nel 2023, insidiato dal connazionale Tim Merlier, dall’olandese Olav Kooij (in gran forma dopo il successo al Baloise Belgium Tour davanti proprio a Philipsen e Merlier), da Mads Pedersen e dal campione uscente Biniam Girmay: la nuova distribuzione dei punti, che premia maggiormente le tappe pianeggianti, promette di riportare al centro della scena i velocisti puri. Per il pois, oltre agli uomini di classifica generale, si guarda ai cacciatori di fughe come Richard Carapaz e Lenny Martinez, mentre la maglia bianca dei giovani vedrà Seixas e Del Toro tra i principali candidati.

Le aspettative degli addetti ai lavori

Gli analisti e i bookmaker internazionali convergono su un giudizio pressoché unanime: Pogačar parte con quote nettamente più basse di ogni rivale, segno di un margine che resta ampio agli occhi degli esperti. Vingegaard viene comunque considerato l’unico in grado di impensierirlo su tre settimane, mentre Seixas è indicato come il nome più interessante per il podio, pur scontando l’inesperienza di un primo Grande Giro. Diffusa, tra gli osservatori, anche la curiosità per l’impatto della cronosquadre di apertura e per un percorso giudicato meno estremo nella sua interezza rispetto alle ultime edizioni, ma capace di lasciare spazio a sorprese nelle tappe più mosse.

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Gli obiettivi degli italiani

Sono dodici gli azzurri al via, uno in più rispetto al 2025. Antonio Tiberi (Bahrain Victorious) debutta alla Grande Boucle con l’obiettivo dichiarato di una top ten in classifica generale, affiancato dall’esperienza dell’ultimo Tour da professionista di Damiano Caruso, a caccia di una vittoria di tappa che completerebbe la sua personale tripletta nei Grandi Giri. Stesso obiettivo, la tappa che manca per il tris Giro-Vuelta-Tour, per Filippo Ganna (Netcompany INEOS), che punterà soprattutto sulla cronosquadre e sulla cronometro di Thonon-les-Bains. Davide Piganzoli, dopo un ottimo Giro d’Italia da gregario di Vingegaard chiuso in top ten, esordisce al Tour con la maglia della Visma | Lease a Bike, mentre completano la spedizione tricolore Edoardo Affini e Mattia Cattaneo (gregari di lusso per Vingegaard e per Evenepoel-Lipowitz), Matteo Trentin, Davide Ballerini, Simone Velasco, Marco Frigo, Stefano Oldani e Lorenzo Germani, tutti alla ricerca di spazio nelle fughe o di un piazzamento di prestigio.

Verso Parigi

Il Tour de France 2026 si presenta come un’edizione aperta, con un percorso che distribuisce le insidie lungo tutte e tre le settimane invece di concentrarle in un’unica tappa regina, e con un terzetto di protagonisti – Pogačar, Vingegaard e Seixas – capace di tenere alta l’attenzione fino a Parigi. Tra la cronosquadre di Barcellona e il weekend conclusivo sull’Alpe d’Huez, la Grande Boucle numero 113 avrà tutto il tempo per raccontare la propria storia.

* In copertina Tour de France 2026 sfida Pogacar-Vingegaard