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Sophie Cunningham e i 22 secondi che hanno conquistato la WNBA

Il gesto della guardia degli Indiana Fever nei confronti dell’ex compagna di squadra è diventato il fenomeno social della stagione, riaprendo il tema della fisicità e dei toni nella WNBA

Ci sono episodi che restano nella cronaca di una singola partita, e altri che superano i confini del campo per diventare fenomeno di costume. Appartiene alla seconda categoria quanto accaduto lo scorso 22 giugno al Gainbridge Fieldhouse di Indianapolis, durante Indiana Fever-Phoenix Mercury: Sophie Cunningham ha puntato il dito contro l’attaccante avversaria DeWanna Bonner e lo ha tenuto fermo, senza proferire parola, per circa 22 secondi, prima che un membro dello staff biancorosso la accompagnasse verso la panchina. Da allora quel gesto è diventato il contenuto più condiviso della stagione WNBA, capace di generare più discussione delle giocate sul parquet.

 

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Come è nato il gesto

Tutto origina da un episodio arbitrale nel quarto periodo: dopo un fischio, Caitlin Clark e Bonner restano coinvolte in un diverbio verbale che porta a un fallo tecnico per la stella dei Fever. Cunningham, intervenuta per dividere le due, si rivolge agli arbitri chiedendo perché anche Bonner non fosse stata sanzionata, accompagnando la domanda con l’indice puntato verso l’avversaria. Bonner le intima di smettere di puntarle il dito contro; Cunningham, a quel punto, decide di non fermarsi, mantenendo lo sguardo fisso sulla rivale per oltre venti secondi mentre quest’ultima viene trattenuta dalle compagne. Anche lei riceve un tecnico. La partita si chiude 86-77 per Indiana, ma il risultato passa in secondo piano rispetto alla scena, ripresa da centinaia di account e trasformata in meme, gif e persino proposte scherzose di farne il nuovo logo della lega. Intervenuta nel proprio podcast “Show Me Something” il 27 giugno, Cunningham ha definito il gesto “la cosa più stupida” che avesse mai fatto, ammettendo però che vedere l’effetto su Bonner l’avesse spinta a insistere.

I precedenti

Non è la prima volta che Cunningham si ritrova al centro di un episodio di tensione legato alla difesa di Caitlin Clark, ruolo che le è valso in patria la fama di “enforcer” della squadra: nella scorsa stagione era stata espulsa per aver placcato a terra Jacy Sheldon, rea di aver toccato l’occhio di Clark durante un contatto di gioco. Con Bonner, poi, il rapporto ha una storia precisa: le due erano state compagne di squadra proprio a Indiana nella prima parte del 2025, prima che Bonner lasciasse il gruppo dopo sole nove partite e venisse successivamente svincolata; un passato che risale peraltro al 2019, quando la stessa Cunningham arrivò a Phoenix da rookie trovando Bonner già veterana della franchigia. Il contesto si è ulteriormente surriscaldato due giorni dopo l’episodio del dito, il 24 giugno, quando in un’altra sfida tra le due squadre la lunga di Phoenix Alyssa Thomas ha colpito Clark alla gola in un contatto di gioco, costato una squalifica di una giornata poi al centro di un acceso dibattito arbitrale.

Chi è Sophie Cunningham

Nata il 16 agosto 1996 a Columbia, Missouri, in una famiglia di sportivi – il padre Jim ha giocato come fullback in NFL, la madre Paula è stata lanciatrice del giavellotto nell’ateneo del Missouri – Cunningham ha costruito il proprio profilo cestistico tra i banchi dell’Università del Missouri, chiudendo la carriera universitaria con oltre 17 punti di media a partita. Scelta al secondo giro (13ª assoluta) del Draft WNBA 2019 dai Phoenix Mercury, vi ha trascorso sei stagioni, raggiungendo le Finals 2021 e costruendosi la reputazione di giocatrice fisica e imprevedibile. Nel gennaio 2025 è stata girata agli Indiana Fever in uno scambio a quattro squadre che ha coinvolto anche Dallas Wings e Connecticut Sun; la sua prima annata in maglia biancorossa si è interrotta anzitempo per la rottura del legamento collaterale mediale del ginocchio destro. Rientrata a pieno regime nel 2026 dopo il rinnovo firmato il 12 aprile, sta disputando la stagione più efficiente della carriera al tiro, mentre fuori dal campo ha ampliato i propri impegni come opinionista per l’emittente che trasmette la lega e ha firmato con Project B, nuova competizione femminile che prevede tappe anche in Europa e Asia a partire dalla fine del 2026.

Il dibattito nella lega

L’episodio si inserisce in una discussione più ampia che accompagna la WNBA da quando Clark è diventata la principale attrazione del campionato: quanto la lega debba tutelare le sue stelle sul piano arbitrale, e quanto spazio lasciare alle giocatrici per esprimersi liberamente fuori dal campo, tra dichiarazioni dirette e gesti di sfida. Proprio Cunningham, nei giorni successivi al gesto virale, è stata criticata da una parte della stampa specializzata statunitense per alcuni commenti giudicati poco professionali sul clima interno di Phoenix Mercury, segno di come la stessa notorietà acquisita con il dito puntato abbia amplificato ogni sua dichiarazione successiva. Il confronto tra chi rivendica autenticità e spontaneità come valore aggiunto per lo spettacolo, e chi invita a maggiore misura istituzionale, resta aperto e destinato ad accompagnare la lega per tutta l’estate. Resta il fatto che, tra un fallo tecnico e l’altro, la WNBA ha trovato nel dito di Sophie Cunningham la propria immagine simbolo del 2026: un gesto minimo, quasi involontario, capace però di raccontare più di ogni highlight la tensione, la rivalità e insieme l’ironia che attraversano il campionato in questa fase di crescita record. Fever e Mercury si ritroveranno di fronte il 9 luglio, questa volta in Arizona: la lega, e i social, aspettano di scoprire se la storia tra Cunningham e Bonner avrà un nuovo capitolo.

* In copertina Sophie Cunningham