Le azzurre cedono al tiebreak al Brasile in semifinale, poi si rifanno battendo la Cina 3-1 nella finale per il terzo posto: il bilancio di una VNL a due facce, tra la crescita di Antropova e i nodi da sciogliere prima degli Europei
Il conto alla rovescia per Los Angeles 2028 è già iniziato, e la prima vera prova generale dell’Italvolley femminile targata Julio Velasco si chiude con un bronzo che sa più di lezione che di festa. All’East Asian Games Dome, dopo due edizioni consecutive vinte, le azzurre si fermano al terzo posto nella Volleyball Nations League 2026: fatale la semifinale contro il Brasile, riscattata nel giro di ventiquattro ore con un netto 3-1 sulla Cina padrona di casa. Non è la medaglia che capitan Anna Danesi e compagne inseguivano, ma è comunque il primo bronzo della storia azzurra in questo torneo, e arriva al termine di un percorso che ha raccontato tanto, forse tutto, su ciò che serve a questa squadra per restare al vertice del volley mondiale anche agli Europei di fine agosto.
La semifinale contro il Brasile
La semifinale di sabato 25 luglio racconta bene la sottile linea che separa l’Italia dalle grandi del volley mondiale. Contro il Brasile di Zé Roberto, a caccia del primo storico titolo VNL dopo quattro finali perse, le azzurre partono forte vincendo il primo set 25-21, si fanno però rimontare nel secondo (21-25) e restano agganciate a un match durissimo: 24-26 il terzo, 25-22 il quarto per il nuovo pareggio, fino al tiebreak perso 12-15. Decisiva la prestazione di Ana Cristina, autrice di un attacco quasi perfetto nei momenti più caldi. Per Velasco, che aveva schierato Orro in regia, Antropova opposta, Sylla e Nervini di banda, Danesi e Fahr al centro con Fersino libero, si tratta della prima vera sconfitta diretta contro le sudamericane in un incontro che contava davvero, dopo due anni di imbattibilità in partite di cartello. Sfuma così il sogno del tris consecutivo in Nations League.
La finale terzo/quarto posto
Meno di 24 ore dopo, ecco la reazione. Nella finale per il terzo posto contro la Cina, le azzurre si impongono 3-1 con i parziali di 25-16, 23-25, 25-22, 25-13, mettendo in mostra la personalità di un gruppo che, nonostante la delusione della vigilia, non si è disunito. Ancora una volta trascinatrice Antropova, autrice di 23 punti, seguita da una Sarah Fahr in doppia cifra (13) e da una prova di carattere di Stella Nervini (11). Prezioso anche il contributo dalla panchina di Loveth Omoruyi e Denise Meli, entrambe a quota 7, subentrate per dare freschezza a un reparto d’attacco che, dopo tre settimane di trasferta asiatica, iniziava a risentire della stanchezza. L’unico episodio complicato arriva nel secondo set, perso 23-25 per qualche imprecisione in ricezione e in attacco, subito archiviato con un terzo e un quarto parziale giocati con lucidità.
Con questo successo l’Italia chiude la propria VNL consolidando la vetta del ranking mondiale FIVB, con un bilancio complessivamente solido considerando il precedente record di imbattibilità e la gestione delle energie in vista dell’appuntamento clou dell’estate. Nel dopo-partita, Velasco ha usato parole equilibrate, senza drammatizzare il ko con il Brasile né esaltare oltremodo il bronzo: una battuta d’arresto contro una big del genere può starci, ha spiegato il tecnico, ricordando che non si può vincere sempre e che il valore di un gruppo si misura nella capacità di reagire subito dopo una delusione. Sulla stessa linea Alessia Orro, che ha parlato di due stagioni straordinarie chiuse con la consapevolezza che non tutto può filare sempre liscio, ed Ekaterina Antropova, che ha raccontato la propria crescita lungo il percorso di questa VNL e la soddisfazione per essere comunque riuscita a onorare il torneo con una medaglia, anche se non quella sperata alla vigilia. Parole che restituiscono l’immagine di una squadra matura, capace di metabolizzare in fretta una sconfitta e trasformarla in stimolo per il prosieguo della stagione.
Un bilancio della VNL 2026
Al netto del passo falso di Macao, il bilancio della VNL 2026 resta in larga parte positivo, e i motivi per guardare con fiducia agli Europei non mancano. Il primo, e probabilmente il più significativo, riguarda la crescita di Ekaterina Antropova, che tra Hong Kong e Macao ha viaggiato a una media superiore ai 25 punti a partita, imponendosi come opposta titolare davanti a una Paola Egonu reduce da un lungo periodo di riposo concesso da Velasco insieme alle altre big del gruppo. Una concorrenza interna che, più che un problema, rappresenta un lusso raro nel panorama internazionale: poche nazionali al mondo possono permettersi due opposte di quel livello nello stesso roster. A questo si aggiungono la solidità mentale confermata dalla pronta reazione contro la Cina, la continuità di rendimento nel medio periodo (39 successi nelle ultime 42 partite di VNL) e l’emersione di Stella Nervini, ormai vicinissima a una maglia da titolare fissa in banda. Un gruppo che resta tra i più attrezzati al mondo, come confermano anche l’oro olimpico di Parigi 2024 e il titolo mondiale conquistato la scorsa estate.Sul fronte delle criticità, Macao ha però messo a nudo alcuni nodi che Velasco dovrà sciogliere nel giro di tre settimane. Il primo riguarda la gestione della diagonale di opposto: il dualismo con Egonu, forse il tema più dibattuto di queste Finals, avrà bisogno di una soluzione tattica chiara, anche perché la giocatrice di Vero Volley Milano avrà tutto il diritto di rivendicare una maglia da titolare dopo un mese di lavoro pieno alle spalle. Restano da definire anche le rotazioni in banda, dopo che l’esperimento di schierare Antropova in quel ruolo è stato abbandonato in corsa, e il reparto centrale, dove Danesi e Fahr restano insostituibili ma senza alternative altrettanto pronte.
Più in generale, la correlazione muro-difesa è apparsa incostante nelle sfide più fisiche contro Brasile e Cina, mentre la ricezione resta un fondamentale su cui lavorare con continuità, vista la crescente qualità al servizio delle avversarie di vertice. Difetti in parte fisiologici per una squadra reduce da tre estati al massimo livello, che agli Europei, contro rivali ancora più agguerrite, potrebbero però pesare se non affrontati per tempo.
Verso gli Europei
Le indicazioni raccolte a Macao serviranno proprio in vista degli Europei, in programma dal 21 agosto al 6 settembre in un torneo diffuso su quattro Paesi: Turchia, Cechia, Azerbaigian e Svezia. L’Italia giocherà l’intera fase a gironi a Göteborg, nel gruppo D, con debutto il 21 agosto contro la Croazia, seguito dalle sfide con Montenegro, la Svezia padrona di casa, la Slovacchia e infine la Francia, quest’ultima in grande crescita dopo l’ultimo Mondiale. In caso di qualificazione, ottavi e quarti di finale si giocherebbero a Brno, incrociando le squadre del gruppo B (tra cui Serbia e Ucraina), mentre l’eventuale semifinale porterebbe le azzurre a Istanbul, sede della fase finale. In palio, oltre al titolo continentale, c’è anche il primo pass diretto per le Olimpiadi di Los Angeles 2028: un incentivo ulteriore per una squadra che, dopo l’oro di Parigi e il Mondiale vinto nel 2025, insegue quella che in tanti hanno già ribattezzato la tripla corona.
Il bronzo di Macao, in fondo, racconta più di quanto sembri a prima vista: certifica che l’Italia resta una delle corazzate del volley mondiale, ma ricorda anche che nessun dominio è eterno se non alimentato da scelte precise nei momenti che contano davvero. Sta ora a Velasco e al suo staff trasformare in tre settimane le lezioni di Macao in risposte concrete, così che il primo vero passo falso di questa generazione dorata resti un episodio isolato e non l’inizio di un declino. Gli Europei, tra Göteborg, Brno e magari Istanbul, diranno se la lezione asiatica è stata compresa fino in fondo.
* In copertina e nell’articolo VNL 2026 Fasi Finali Italia volley (Foto di VolleyballWorld)




