Dalla riviera del Brenta ai Giochi del Mediterraneo, il ritratto completo di Greta Brugnolo, giovane saltatrice, classe 2003, che coniuga scienza e atletica
C’è una pista a Mira, in provincia di Venezia, dove tutto ha avuto inizio. È lì che Greta Brugnolo ha mosso i primi passi sull’ovale rosso, ascoltando i consigli del padre – appassionato di atletica con un suo passato agonistico – e affidandosi da subito a un allenatore, Giuseppe Orofino, che la seguirà per tutta la carriera. Nata il 23 ottobre 2003 a Mirano, cresciuta a Spinea, nel cuore della città metropolitana di Venezia, Greta è oggi una delle figure più interessanti dei salti azzurri: specializzata nel salto triplo e nel salto in lungo, studentessa di biologia molecolare all’Università di Padova. Una doppia carriera costruita con rigore, interrotta a tratti dagli infortuni, ma ogni volta ripartita con i primati personali sul taccuino.
Le origini: dal nuoto alla pedana (2013–2016)
Prima dello sport con la rincorsa, ci sono stati sette anni di piscina. Greta nuotava, ma a un certo punto la monotonia degli allenamenti in acqua aveva preso il sopravvento. Il consiglio del padre, lui stesso ex praticante, è stato decisivo: provarci sull’atletica. La prima gara in archivio risale al maggio 2013, categoria Esordienti, a Scorzè. Da lì in poi, per anni, Greta costruisce il proprio bagaglio nelle categorie giovanili regionali – ragazze, poi cadette – alternando corse, salti e lanci in una disciplina che diventerà la sua firma iniziale: le prove multiple.
Il biennio delle cadette: record italiano e “atleta dell’anno” (2017–2018)
La consacrazione giovanile arriva presto, e porta già il marchio dei grandi risultati. Nelle categorie cadette, Greta Brugnolo conquista due titoli italiani consecutivi nel pentathlon: il primo nel 2017 a Cles con 4.274 punti, il secondo nel 2018 a Rieti con 4.668, stabilendo per due volte il record italiano della specialità. La velocità di miglioramento è tale che, a fine stagione 2018, la FIDAL provinciale di Venezia le assegna il titolo di atleta dell’anno: un riconoscimento che certifica la sua superiorità nella fascia d’età. Nel frattempo, i salti cominciano a dire qualcosa. Il triplo in particolare – allora non ancora disciplina principale – la vede già competitiva nelle gare regionali. Orofino lavora sull’atletismo complessivo, sulla tecnica di rincorsa, sulla gestione degli sforzi multipli in due giornate. Il metodo funziona.
Le allieve e il primo palcoscenico europeo (2019–2020)
Con il passaggio alla categoria allieve, il quadro si arricchisce. Nel febbraio 2019, ai Campionati Italiani Indoor di Ancona, Greta vince il titolo italiano nel salto triplo allieve con 12.80 metri. In estate, a giugno ad Agropoli, conquista il titolo italiano nell’eptathlon allieve (5.076 punti). Sono già diverse gare in due giorni, con la gestione dell’energia distribuita su 100 ostacoli, alto, peso, 200 metri, lungo, giavellotto e 800. L’estate porta anche la prima esperienza internazionale. A luglio 2019, Baku ospita il Festival Olimpico della Gioventù Europea (EYOF): Greta vi partecipa nell’eptathlon, concludendo dodicesima (4.910 punti). Non è un risultato da podio, ma è il primo assaggio di atletica sotto bandiera azzurra, il primo impatto con il ritmo delle competizioni europee giovanili. La prima convocazione in nazionale era già arrivata a marzo, per un incontro internazionale indoor under 20 ad Ancona. Il 2020 è l’anno del Covid. Le gare si riducono a pochi appuntamenti autunnali, ma Greta non spreca il tempo: a settembre, a Rieti, conquista il secondo titolo italiano consecutivo nell’eptathlon allieve (4.991 punti). Quattro titoli in fila, tra cadette e allieve, senza interruzioni.
Il 2021: l’anno della svolta
La stagione 2021 è quella che cambia il senso di una carriera. Greta ha 17 anni compiuti da pochi mesi quando, a giugno, si presenta ai Campionati Italiani Juniores di Fabriano. In due giorni porta a casa l’eptathlon (5.421 punti: il miglior punteggio italiano in questa fascia d’età da diciassette anni) e il salto in lungo (6.27 metri). Poi, il 12 giugno a Grosseto, nel triplo juniores, piazza 13.49 metri con un vento di +0.3: quinto titolo italiano consecutivo all’aperto, stavolta in una disciplina di specializzazione pura. È in quel momento che il triplo diventa la specialità preferita, come lei stessa ha raccontato in più occasioni. Le misure parlano: 13 metri superati in più gare, con miglioramenti costanti nel ritmo di rincorsa e nella sequenza passo-salto. A luglio, ai Campionati Europei Under 20 di Tallinn (Estonia), Greta si qualifica alla finale del triplo con 13.22 (+0.8) e chiude quinta con lo stesso 13.49 realizzato a Grosseto. Un piazzamento di prestigio assoluto per un’atleta che non ha ancora compiuto 18 anni. Ad agosto, Nairobi ospita i Campionati Mondiali Under 20: altra finale, sesto posto con 13.13 (+1.8). Due finali mondiali e continentali nella stessa stagione, entrambe all’esordio. Il cursore delle aspettative si alza in modo deciso.
Le ombre dell’infortunio (2022–2024)
Quello che arriva dopo è più complicato. A partire dal 2022, il piede sinistro comincia a tradire. I problemi fisici – riconducibili all’os trigonum, un ossicino supplementare presente in alcuni individui che può causare dolore cronico nella zona posteriore della caviglia – condizionano allenamenti e prestazioni. La stagione 2022 sconta un calo netto all’aperto: il miglior triplo outdoor è un anonimo 12.31 a Rieti, a luglio. In estate la FIDAL la convoca ai Campionati Mondiali Under 20 di Cali (Colombia), ma la trasferta colombiana coincide con una delle fasi più delicate della gestione fisica: non ci sono risultati di rilievo da registrare. Il 2023 è una stagione di resistenza. Il triplo indoor tocca i 13.02 (Ancona, febbraio), ma all’aperto il livello oscilla. A luglio, agli Europei Under 23 di Espoo (Finlandia), raggiunge la finale ma chiude undicesima con 12.70. Nel frattempo, a Lana (agosto), vince il titolo nell’eptathlon promesse con 4.984 punti: il segnale che, quando le condizioni fisiche lo permettono, la classe resta intatta. Il 2024 scorre tra alti e bassi, con un punto fermo: il 23 ottobre, giorno del suo ventunesimo compleanno, Greta entra in sala operatoria per l’intervento all’os trigonum. La decisione, presa con il suo staff medico dopo anni di tentativi conservativi, è quella di risolvere la questione alla radice.
Visualizza questo post su Instagram
La rinascita: Mira, Rieti e Bergen (2025)
Dal settembre 2024, tornata ad allenarsi con Giuseppe Orofino nella struttura di Mira – dopo quattro stagioni trascorse nei campi di Mestre – Greta ricomincia a costruire. L’inizio del 2025 porta buone sensazioni: a febbraio, nei meeting invernali, il triplo indoor supera i 13 metri con continuità. In primavera, il trasferimento societario è ufficiale: lascia l’Atletica Riviera del Brenta – la società che l’ha accompagnata dall’esordio – e approda all’Atletica Studentesca Rieti Andrea Milardi, club rietino tra i più strutturati per i salti in Italia. A luglio, a Grosseto, si laurea campionessa italiana promesse nel triplo con 13.16 (+0.8). Pochi giorni dopo, Bergen (Norvegia) ospita i Campionati Europei Under 23: in qualificazione Greta piazza un 13.56 con vento di +2.5, misura ventosa e quindi non omologabile come primato personale, ma sufficiente per l’accesso diretto alla finale. Nell’atto conclusivo chiude ottava con 13.39 (+1.3): un risultato da incorniciare, considerato il lungo stop per intervento e il rientro ancora fresco. Alla luce di tutto, è probabilmente la prova più significativa della sua carriera fino a quel momento.
Il 2026: i record e il debutto in nazionale assoluta
Il 2026 è l’anno della piena maturità tecnica. A marzo, ai Campionati Italiani Assoluti Indoor di Ancona, Greta conquista il bronzo nel triplo con 13.50 – misura da top italiana assoluta. La stagione all’aperto decolla poi a giugno, a Rieti, dove in due giorni consecutivi fissa i nuovi primati personali: 13.72 (+0.8) nel triplo il 20 giugno, 6.44 (+1.0) nel lungo il 21 giugno. Sono misure che la collocano stabilmente nel panorama senior nazionale, aggiornando record fermi da cinque anni. Ai Campionati Italiani Universitari di Novara (31 maggio) aveva già vinto il titolo nel salto in lungo con 6.24 metri, unica atleta in gara oltre la barriera dei sei. Ai Campionati Italiani Assoluti di Firenze (25-26 luglio), davanti a una concorrenza di altissimo livello, arrivano due piazzamenti a referto: bronzo nel triplo (13.54, +1.0) e argento nel lungo (6.40, +1.1), alle spalle di Arianna Battistella. Due podi assoluti in una singola rassegna tricolore, alla sua prima stagione senior.
Taranto 2026: l’esordio in azzurro assoluto
Per la prima volta in carriera, Greta Brugnolo indossa la maglia azzurra in una competizione assoluta riconosciuta. I Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 (30 agosto – 3 settembre) la vedono impegnata in un doppio programma, lungo e triplo, in rappresentanza dell’Italia. È una delle dodici “matricole” della spedizione azzurra di atletica. Nel lungo (31 agosto), chiude settima con 6.26 (+0.6): non il suo giorno migliore, ma la gara si disputa dopo una stagione già densa di impegni. Nel triplo (1° settembre), la serata è dominata dalla compagna di nazionale Erika Saraceni, che vince con 14.21 (+2.2) davanti alla leggenda serba Ivana Spanovic. Greta conclude sesta con 12.95 (+1.0), lontana dal suo recente personale ma in linea con un rientro su un palcoscenico internazionale.
Fuori dalla pista
Chi è Greta lontana dalle pedane? Una ragazza che ha imparato presto a bilanciare esigenze molto diverse. A 14 anni dichiarava di non avere “hobby particolari” perché scuola e atletica occupavano ogni ora disponibile. Da piccola ha suonato il pianoforte; oggi, quando il tempo lo concede, preferisce i libri. “Un altro dei miei sogni è diventare ricercatrice”, ha detto qualche tempo fa in un’intervista, aggiungendo però che “per ora l’atletica ha la priorità su tutto”. La laurea magistrale in Biologia Molecolare all’Università di Padova procede parallelamente alla carriera sportiva, con il riconoscimento ufficiale del percorso di “doppia carriera” da parte dell’Ateneo. Gli anni di impostazione fisioterapica e ortopedica – con plantari su misura realizzati presso il centro Performax di Porzio per ottimizzare la postura durante gli impatti – testimoniano un approccio professionale alla cura del corpo che va ben oltre l’allenamento in pista.
Prospettive future
A 22 anni, con due primati personali appena migliorati e il debutto in nazionale assoluta alle spalle, il percorso di Greta Brugnolo è solo all’inizio del capitolo più importante. I numeri recenti – 13.72 nel triplo, 6.44 nel lungo – la collocano tra le candidate al vertice del salto italiano femminile nei prossimi anni. Rappresentano il prossimo traguardo i Mondiali di Pechino 2027 e i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. Le tappe mancanti nel palmares sono ancora numerose: una medaglia agli Europei assoluti, una qualificazione a una finale mondiale senior, e – perché no – il passaggio definitivo oltre i 14 metri nel triplo, misura che al momento separa le protagoniste di secondo piano dalle grandi specialiste internazionali. La progressione è coerente, la crescita misurabile stagione per stagione. L’operazione al piede del 2024 sembra ormai un capitolo chiuso. Quello che rimane aperto è un orizzonte: costruito su una rincorsa, un asse di stacco e la capacità di restare in aria il tempo necessario per riscrivere ogni volta qualcosa di nuovo.
* In copertina e nell’articolo Greta Brugnolo (Foto di Grana/FIDAL, Colombo/FIDAL e GP/FIDAL)








