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Mondiali di volley in inverno? La FIVB scuote il movimento, ma i club italiani dicono no

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Il presidente della federazione mondiale ha presentato il piano 2029-2032 alle leghe: campionati sospesi a dicembre e gennaio. La Superlega e la LVF si schierano compatte, ma a livello internazionale l’opposizione è ancora debole

Bastano poche righe di un documento non ancora ufficiale per mettere in agitazione l’intero movimento pallavolistico mondiale. A Ningbo, in Cina, durante le Final Eight della Volleyball Nations League, il presidente della FIVB Fabio Azevedo ha presentato ai vertici dei principali campionati nazionali un progetto che, se approvato, cambierebbe radicalmente il volto della pallavolo internazionale a partire dal 2029. Mondiali in inverno, campionati nazionali in stand-by a dicembre e gennaio, ed estate riservata quasi esclusivamente alla Nations League. Una rivoluzione copernicana che in Italia ha già trovato una risposta compatta e durissima.

La proposta: nazionali in inverno, VNL d’estate

Il piano è contenuto in un documento che circola da fine luglio tra federazioni nazionali e leghe, senza che la FIVB ne abbia ancora dato comunicazione ufficiale. Secondo le informazioni riportate da diversi media sportivi, il progetto riguarda il quadriennio 2029-2032, il ciclo olimpico tra Los Angeles 2028 e Brisbane 2032. Nel dettaglio: per il settore maschile è prevista una sosta invernale di quattro settimane e mezza, a partire da metà novembre, per consentire lo svolgimento dei Mondiali e degli Europei. Per il femminile la finestra si aprirebbe invece da metà gennaio. La Volleyball Nations League resterebbe collocata nei mesi di giugno e luglio, mentre l’attività per club coprirebbe all’incirca il periodo da fine agosto a fine maggio. Il Mondiale per Club, già su base biennale, assorbirebbe circa due settimane in maggio negli anni in cui è in programma. La federazione internazionale punta all’approvazione definitiva entro la fine del 2026, dopo aver raccolto le osservazioni delle parti interessate entro l’estate.

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Perché la FIVB vuole cambiare

La logica del progetto è anzitutto commerciale. Spostare le grandi manifestazioni nel cuore dell’inverno significherebbe occupare una finestra del calendario mediatico quasi priva di concorrenza sportiva di livello mondiale – fa eccezione solo il torneo olimpico invernale, ogni quattro anni. Una collocazione del genere permetterebbe alla federazione internazionale di negoziare diritti televisivi più redditizi e di offrire alle nazioni ospitanti una maggiore visibilità, soprattutto in mercati dove la pallavolo non ha la stessa tradizione che vanta in Italia, in Polonia o in Giappone. Secondo la logica di Azevedo, introiti più alti per la FIVB si tradurrebbero in maggiori risorse da redistribuire alle federazioni nazionali – un argomento che ha trovato ascolto tra molte di esse.

L’Italia si compatta, la Superlega insorge

La risposta del sistema italiano non si è fatta attendere. Il 30 luglio 2026, Lega Pallavolo Serie A e Lega Volley Femminile hanno diffuso un comunicato congiunto, esprimendo “la più netta contrarietà” all’ipotesi di inserire eventi internazionali tra dicembre e febbraio. La nota porta la firma dei rispettivi presidenti, Claudio Durigon per il maschile e Mauro Fabris per il femminile. Le ragioni dell’opposizione sono articolate su più fronti. Il primo è sportivo: un calendario già congestionato assorbirebbe ulteriori pressioni, con effetti diretti sul rischio di infortuni e sui tempi di recupero degli atleti. Il secondo è economico: i campionati nazionali sono il prodotto sportivo su cui si reggono sponsor, diritti televisivi e botteghino. Un torneo spezzato da finestre internazionali prolungate perderebbe la continuità narrativa che ne fa il valore. Il terzo è di metodo: le leghe contestano che una riforma di tale portata venga discussa senza un confronto reale con club, tecnici e giocatori. Tra le voci più nette si è distinta quella di Gino Sirci, presidente della Sir Safety Perugia, campione d’Italia, d’Europa e del mondo, che in un’intervista allaGazzetta dello Sportha definito la riforma “la rovina della pallavolo”, aggiungendo l’intenzione di richiedere i danni qualora la proposta venisse approvata.

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Il quadro internazionale: l’Italia combatte quasi sola

L’intensità della protesta italiana non trova, almeno per ora, un’eco proporzionata nel resto d’Europa e del mondo. Le altre federazioni di rilievo – Polonia, Brasile, Francia – non hanno ancora assunto posizioni pubbliche di forte opposizione. L’Italia rischia di trovarsi isolata in questa battaglia, almeno nella fase iniziale. È un elemento non secondario: la FIVB, per arrivare all’approvazione definitiva entro dicembre, ha bisogno del consenso delle confederazioni continentali, e la disomogeneità delle reazioni gioca a suo favore.

I rischi per il sistema e i futuri risvolti

Al di là delle posizioni politiche, la questione pone un problema strutturale che riguarda l’intero ecosistema pallavolistico. Le società di club – quelle che investono, formano gli atleti e costruiscono il prodotto sportivo quotidiano – verrebbero svuotate dei loro migliori giocatori proprio nel momento in cui il torneo nazionale entra nella fase più calda. Coppe europee, semifinali di campionato, playoff: tutte le scadenze cruciali della stagione cadrebbero nel periodo interessato dalla proposta. Senza considerare che i giocatori stessi, finora rimasti in silenzio, potrebbero alla fine alzare la voce. La loro agenda è già satura, e spostare i Mondiali in inverno non alleggerisce il carico: semplicemente lo ridistribuisce in modo ancora meno sostenibile. Se il progetto venisse approvato, inoltre, costituirebbe un precedente destinato a durare ben oltre il quadriennio 2029-2032. Il parallelismo con la FIFA di Gianni Infantino – capace di imporre il Mondiale per Club estivo nonostante le proteste dei top club europei – è già sul tavolo del dibattito, e non è soltanto retorico.

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La partita si decide entro dicembre

Il confronto è appena iniziato. Le parti interessate hanno poche settimane per far pervenire le proprie osservazioni alla FIVB, con la decisione definitiva attesa entro la fine del 2026. L’Italia del volley – club, leghe, e presumibilmente anche la FIPAV – dovrà decidere rapidamente quale peso dare alla propria voce nel consesso internazionale. La storia recente dello sport globale insegna che le federazioni centrali tendono a muoversi quando l’opposizione è coesa e trasversale. Se la protesta italiana resta un caso nazionale, Azevedo non avrà motivo di rallentare. Se invece troverà alleati in Polonia, in Brasile o tra le stesse associazioni degli atleti, il quadro potrebbe cambiare sensibilmente. Il calendario, nel senso più ampio del termine, è ancora aperto.

* In copertina e nell’articolo Mondiali volley (Foto di VolleyballWorld)