Il 17enne americano batte Wanyonyi negli 800, Tebogo straccia Gout Gout sui 200. L’azzurro chiude secondo nel triplo
La pista del Bislett Stadion non delude mai. Mercoledì 10 giugno Oslo ha ospitato la 61ª edizione dei Bislett Games, sesta tappa della Diamond League 2026, e ha regalato una serata densa di spunti, con quattro world lead stabiliti nella stessa notte e qualche conto in sospeso lasciato aperto fino all’ultimo. Cielo grigio, temperature intorno ai tredici gradi e vento a tratti fastidioso: condizioni nordeuropee per antonomasia, che non hanno però frenato le ambizioni dei protagonisti. Unico azzurro in gara Andy Diaz, dopo il forfait last minute di Zaynab Dosso.
L’800 è di Lutkenhaus, ancora
La gara più attesa della serata l’ha vinta di nuovo lui: Cooper Lutkenhaus, classe 2008, diciassette anni da compiere il prossimo dicembre. Dopo il clamoroso successo di Stoccolma di domenica – dove era diventato il più giovane vincitore nella storia della Diamond League – il texano si è ripetuto battendo stavolta un avversario ancora più autorevole: Emmanuel Wanyonyi, campione olimpico e mondiale in carica degli 800 metri. La gara è stata tatticamente perfetta: Lutkenhaus ha preso il comando attorno ai 600 metri e ha resistito con determinazione alla rimonta del keniano nel rettilineo finale. Alla fine, il cronometro ha fermato entrambi su tempi vicinissimi: 1:42.08 per il giovane americano (nuova world lead 2026, nuovo record americano U20), 1:42.09 per Wanyonyi, separati da un centesimo di secondo. Terzo Marco Arop in 1:43.33. Quattro centesimi separano il tempo di Lutkenhaus dal record del meeting firmato da David Rudisha, già primatista mondiale. Un teenager che sta riscrivendo la storia degli 800 con una naturalezza disarmante.
Tebogo certezza assoluta, Gout Gout delude
Il confronto più mediatico della serata, il duello generazionale sui 200 metri tra Letsile Tebogo e Gout Gout, ha prodotto un verdetto netto. Il campione olimpico del Botswana ha controllato la gara sin dalla curva e ha tagliato il traguardo in 19.84 (+0.2), stagionale personale, con la sicurezza di chi sa già di aver vinto e può concedersi persino di rallentare negli ultimi metri. Sinesipho Dambile (Sudafrica) ha chiuso secondo in 20.12, Jereem Richards terzo in 20.50. L’australiano Gout Gout, leader mondiale stagionale con il record under-20 di 19.67 siglato ad aprile a Sydney, ha invece vissuto un debutto in Diamond League da dimenticare: partenza lenta, mai in lotta per le prime posizioni, sesto posto finale in 20.60. “Non è certo quello che avevo immaginato”, ha ammesso il 18enne dopo la gara, riconoscendo di essersi divertito comunque all’esordio nel circuito e promettendo di tornare al lavoro. La classe c’è, ma Oslo ha ricordato che Tebogo resta ancora un gradino sopra.
Alfred conferma, ma il vento la beffa
Nei 100 metri femminili Julien Alfred ha fatto quello che sa fare meglio: vincere. La campionessa olimpica di Santa Lucia, già vittoriosa sui 200 al Golden Gala di Roma, ha dominato la gara in 10.76, con Amy Hunt seconda in 10.99 e Zoe Hobbs terza in 11.03. Tuttavia, il vento, a +3.2 m/s, ha reso tutti i tempi non omologabili ai fini dei record. La prestazione di Alfred rimane comunque un segnale di forma inequivocabile in vista della stagione estiva.
Dos Santos-Warholm, quinto round al brasiliano
Sul tartan del Bislett, dove Warholm firmò nel 2021 il record del mondo dei 400 ostacoli (45.94), il norvegese non riesce più a esprimere quella superiorità schiacciante. Alison dos Santos lo ha battuto per la quinta volta consecutiva nei confronti diretti stagionali, vincendo in 46.89 davanti a un Warholm che ha chiuso in 47.40. Terzo Caleb Dean in 48.22, quarto il brasiliano Matheus Lima. Il dato è eloquente: dodici vittorie per il norvegese nel bilancio complessivo della rivalità, ma le ultime cinque – tutte nel 2026 – portano la firma del 22enne di Campinas.
Il Dream Mile: Cheruiyot torna a vincere
Cinque anni di attesa, poi il meritato ritorno al successo. Timothy Cheruiyot, campione mondiale dei 1500 metri nel 2019, si è imposto nella tradizionale Dream Mile al fotofinish su Yared Nuguse: entrambi fermati a 3:48.21, miglior tempo outdoor del 2026, con il keniano che ha avuto la meglio per soli cinque millesimi. Terzo Cameron Myers in 3:48.35. Dieci atleti hanno chiuso sotto i 3:50 in una gara che ha confermato lo straordinario livello del mezzofondo maschile di questa stagione.
I 5000: Yihune domina, tre americani sotto i 12:50
Altra gara di altissimo livello nei 5000 metri. L’etiope Addisu Yihune si è aggiudicato la vittoria con il miglior tempo mondiale dell’anno, 12:47.62, davanti al bahreinita Birhanu Balew (primato asiatico in 12:47.63) e allo svedese Andreas Almgren (12:48.61). Tre americani – Parker Wolfe, Grant Fisher e Graham Blanks – hanno chiuso tutti sotto i 12:50, un’impresa mai riuscita prima a una tripletta statunitense. Record dell’Oceania anche per l’australiano Ky Robinson in 12:50.82.
Le altre gare: Marschall bis, Jackson nel peso, Scott nel triplo
Kurtis Marschall non si ferma. L’australiano ha vinto anche il salto con l’asta con 5.82, bissando il successo di Stoccolma dove aveva interrotto la striscia di quaranta vittorie consecutive di Mondo Duplantis, assente a Oslo per motivi personali. Nel getto del peso femminile Chase Jackson (USA) ha avuto la meglio su Jessica Schilder con 20.74, mentre nei 400 ostacoli femminili la slovacca Emma Zapletalová ha vinto in 53.13 su Rushell Clayton (53.50), confermandosi la donna più in forma della specialità nel 2026.
Nel triplo femminile ha dominato la cubana Davisleydi Velazco con 14.85 (vento 2.3, non omologabile), mentre la misura legale migliore è stata il suo stesso 14.76. Il giavellotto è andato alla 18enne cinese Yan Ziyi, autrice al primo lancio della seconda miglior prestazione in carriera con 67.11.
Andy Diaz e la maledizione del Bislett
L’unico azzurro in gara a Oslo era Andy Diaz, fresco vincitore del Golden Gala con 17.59 nel salto triplo. Sul tartan norvegese il cubano naturalizzato italiano ha riproposto la stessa misura – 17.59 – ma stavolta non è bastata. Il giamaicano Jordan Scott ha alzato il limite a 17.66 nei salti intermedi, portandosi via la vittoria, con Diaz secondo e l’algerino Yasser Triki terzo con 17.43. La misura di Diaz è tecnicamente eccellente, ma la concorrenza internazionale – con Scott, Triki e Jaydon Hibbert (17.03) – ricorda quanto il salto triplo maschile sia competitivo in questa stagione. Zaynab Dosso, invece, non era al via: la primatista italiana dei 100 ha rinunciato all’ultimo ai Bislett Games, lasciando Diaz come unico rappresentante dell’Italia a Oslo.
Verso i prossimi appuntamenti
Oslo ha tenuto fede alla sua fama. La serata al Bislett ha consegnato al mondo dell’atletica una certezza – Lutkenhaus è il fenomeno del mezzofondo che tutti stavano aspettando – e alcune riflessioni da fare con calma: su Gout Gout, che ha ancora tutto da dimostrare nel circuito maggiore; su Warholm, che in casa non riesce più a ritrovare lo sgrido del 2021; e su Andy Diaz, secondo di misura ma comunque tra i migliori tre del mondo nella specialità. La Diamond League si sposta ora verso Doha, ma il livello altissimo di questa stagione promette che le sorprese non sono ancora finite.
* In copertina Andy Diaz (Foto di Grana/FIDAL/Archivio)
