Nata sul ghiaccio, cresciuta sui pedali: il ritratto completo della fuoriclasse olandese che ha riscritto la storia del ciclismo femminile
C’è un momento, nella nona e ultima tappa del Giro d’Italia Women 2026, che vale più di qualsiasi statistica. Siamo sulla Colletta di Brondello, a quaranta chilometri dal traguardo di Saluzzo, e Demi Vollering – che nella classifica generale paga ancora quasi un minuto di distacco ad Anna van der Breggen – scatta con una progressione che non lascia margine di replica. La connazionale si stacca, il vantaggio cresce, il gruppo di testa collabora. L’olandese della FDJ United-Suez vola verso la maglia rosa e verso qualcosa che nessuna corridora al mondo aveva mai conquistato in questa combinazione di stagioni: la Tripla Corona dei Grandi Giri femminili. Tour de France, Vuelta, Giro d’Italia. Tutti e tre. Tutti suoi.
Da Pijnacker al mondo: origini e famiglia
Adriana Geertruida Vollering – per tutti “Demi” – nasce il 15 novembre 1996 a Pijnacker, piccola città nell’area metropolitana dell’Aia, nei Paesi Bassi. Cresce in una famiglia di tradizioni arboricole: i genitori coltivano fiori e lei, da adolescente, ottiene persino una qualifica professionale in floral design, lavorando come fioraia. Un percorso che potrebbe sembrare distante dal mondo delle corse, eppure è parte integrante del suo carattere: la cura per i dettagli, la pazienza del lavoro stagionale, la capacità di attendere il momento giusto per sbocciare. In famiglia, però, il ciclismo scorre nelle vene. Demi è la maggiore di quattro fratelli e sorelle: tra questi spicca Bodine, di sette anni più giovane, che nel 2025 ha esordito nel professionismo con il team VolkerWessels – la stessa squadra che aveva lanciato Demi agli inizi della carriera, quando si chiamava ancora Parkhotel Valkenburg. Il team manager Raymond Rol, nel presentare Bodine, non ha esitato a tracciare un parallelo diretto: stesso fisico da scalatrice, stessa scioltezza in salita, stessa impostazione di gara.
In casa Vollering, prima della bicicletta, però, c’era il pattinaggio di velocità. Fino al 2018, Demi ha gareggiato anche su ghiaccio a livello nazionale nei Paesi Bassi. Era il suo sport primario da adolescente: il ciclismo era inizialmente utilizzato come allenamento estivo per il pattinaggio. La svolta arriva nel 2017, durante una vacanza in bici nelle Ardenne con il compagno: è lui a convincerla a puntare tutto sulla strada. Nel 2018 abbandona definitivamente il ghiaccio. Un anno dopo è già professionista.
Gli esordi: 2019, l’immediata affermazione
Vollering debutta tra le élite nel 2019 con il Parkhotel Valkenburg. Il palmares del primo anno racconta già di una corridora fuori dal comune: vince il prologo del Festival Elsy Jacobs e, soprattutto, si impone al Giro dell’Emilia — una delle classiche italiane più selettive del calendario femminile. Nello stesso anno ottiene il terzo posto alla Liegi-Bastogne-Liegi e conclude il suo primo Giro d’Italia al 13° posto. Non una figurante: una protagonista dal primo giorno. Il salto di qualità arriva con il passaggio al Team SD Worx nel 2021. La squadra belga, la più forte del mondo in quegli anni, le offre il contesto ideale per esplodere. E lei risponde con la prima vittoria alla Liegi-Bastogne-Liegi, poi con la classifica generale al Women’s Tour. Nel 2022 si porta a casa il Giro dei Paesi Baschi e altre sei vittorie stagionali, consolidando il profilo di corridora capace di eccellere tanto nelle classiche quanto nelle corse a tappe. Il 2022 segna anche il secondo posto al Tour de France Femmes avec Zwift, dove conquista la maglia a pois da miglior scalatrice: il Tour, però, quell’anno sfugge per soli undici secondi ad Annemiek van Vleuten. Lezione imparata.
Le caratteristiche tecniche: una campionessa completa
Vollering è un’atleta rara perché non ha punti deboli evidenti. Alta 172 centimetri, con un rapporto peso-potenza che la rende devastante in salita, è al tempo stesso una cronometrista solida, una discesista affidabile e, quando la situazione lo richiede, una finisseur capace di battagliare in volate ristrette. La sua pedalata è potente e fluida, costruita anche grazie agli anni di pattinaggio che hanno sviluppato muscolatura e coordinazione fuori dal comune. La vera firma tecnica di Vollering, però, è la capacità di leggere la corsa. Raramente attacca per attaccare: aspetta il momento in cui l’avversaria è già sotto pressione, poi colpisce con una progressione che non lascia scampo. L’attacco sulla Colletta di Brondello nel finale del Giro 2026 ne è l’esempio più recente e paradigmatico.
Il 2023: l’anno della consacrazione mondiale
La stagione 2023 rimane, fino ad oggi, la più ricca in assoluto: diciassette vittorie in un solo anno. Strade Bianche, Dwars door Vlaanderen, Amstel Gold Race, Freccia Vallone, Liegi-Bastogne-Liegi – la tripletta delle Ardenne in un mese solo – e, infine, il Tour de France Femmes avec Zwift. In luglio, sul Col du Tourmalet, Vollering lascia tutte le avversarie a distanza siderale. È la dimostrazione definitiva che il ciclismo femminile ha trovato la sua dominatrice. A fine stagione arriva anche il Vélo d’Or – il premio assegnato dalla rivista franceseVélo Magazinealla miglior ciclista dell’anno – e la vetta del ranking UCI World Tour. Non un dettaglio: è il riconoscimento formale di una stagione che non ha precedenti nella storia recente del ciclismo femminile per continuità e qualità dei risultati.
Vuelta 2024 e 2025, il Tour e il riassestamento
Il 2024 si apre con la conquista della Vuelta Femenina – il secondo Grande Giro in bacheca – e con una stagione puntellata di vittorie. Al Tour de France Femmes, però, arriva la prima seria battuta d’arresto: una caduta alla quinta tappa condiziona la corsa, il team non sostiene a sufficienza il tentativo di rimonta, e Vollering chiude seconda. L’ammissione pubblica che seguirà sui social è rivelatrice: “La paura di perdere era più forte della voglia di vincere”. La vulnerabilità raccontata a taccuini aperti – in un podcast e poi via Instagram – diventa parte della sua storia, e contribuisce a rendere la sua figura umana e riconoscibile al di là dei risultati. Nel 2025 vince per la seconda volta la Vuelta, raggiunge il secondo posto consecutivo al Tour (dietro a Pauline Ferrand-Prévot), e si prende anche le Strade Bianche. Cambia squadra: lascia SD Worx per firmare con FDJ United-Suez, un progetto in costruzione che la vede protagonista assoluta. Il ranking UCI la conferma numero uno al mondo.
Il 2026 e la primavera dei record
La stagione 2026 inizia come un rullo compressore. Vollering domina la Setmana Ciclista Valenciana (due tappe, classifica a punti e classifica generale), poi si impone all’Omloop Het Nieuwsblad. In primavera arriva la vittoria che mancava nel palmares: il Giro delle Fiandre 2026, conquistato con un attacco solitario sul Paterberg che lascia senza parole anche gli addetti ai lavori. La sua collezione di classiche monumento era già impressionante; il Fiandre era l’unico grande assente. Non più. Pochi giorni dopo, nelle Ardenne, conferma la Freccia Vallone e la Liegi-Bastogne-Liegi – la Liegi addirittura per la terza volta in carriera. A questo punto il palmares complessivo conta oltre sessanta vittorie in carriera, distribuite su ogni tipo di terreno e ogni formato di gara.
Il Giro d’Italia Women 2026: il capolavoro
La Corsa Rosa 2026 si apre da Cesenatico ed è subito teatro di colpi di scena: la prima tappa viene assegnata a Elisa Balsamo dopo la squalifica di Lorena Wiebes per una bicicletta di venti grammi sotto il peso regolamentare. Già dal prologo, dunque, la corsa dimostra di non voler risparmiare niente a nessuno. Vollering arriva al via con un obiettivo dichiarato: la maglia rosa. L’unico Grande Giro che ancora le mancava. Il percorso – pensato per esaltare le scalatici, con la cronometro del Nevegal, il Cadore e il Colle delle Finestre – sembra cucito sulle sue caratteristiche. Ma Anna van der Breggen – la campionessa di Overijssel, già vincitrice di tutto nel ciclismo femminile, tornata dalla clausura per dimostrare di avere ancora qualcosa da dire – si rivela avversaria di livello assoluto. Nella cronometro del Nevegal (quarta tappa), Van der Breggen domina e si prende la maglia rosa con autorità. Da quel momento in poi gestisce il vantaggio con la classe fredda di chi ha già vinto questo Giro in passato. Vollering vince la quinta tappa (arrivo a Santo Stefano di Cadore) e l’ottava (Sestriere), recupera terreno, ma alla vigilia dell’ultima frazione porta ancora quasi cinquanta secondi di ritardo. Troppi, sembrerebbe, per chiunque altro.
La nona tappa, da Saluzzo a Saluzzo con il circuito finale nelle valli cuneesi, diventa invece il teatro del ribaltone. Antonia Niedermaier (Canyon-SRAM) attacca dopo la salita di Montoso – 8,9 km al 9,4% medio – e accende la corsa a novanta chilometri dal traguardo. Vollering coglie l’occasione sulla Colletta di Brondello: nell’ultimo chilometro di salita, lancia la progressione decisiva. Van der Breggen non può rispondere. Il distacco cresce fino a quaranta secondi al valico, poi aumenta ancora nella discesa mentre l’olandese rientra sul terzetto di testa formato da Niedermaier, Longo Borghini e Fisher-Black. Nella volata finale di Saluzzo, Longo Borghini batte tutti e si prende il successo di tappa con la maglia tricolore, regalando alla tifoseria italiana una gioia meritata. Ma la maglia rosa è di Vollering, che al traguardo conta trenta secondi su Niedermaier e quasi centosettanta su Van der Breggen, scivolata terza. “Il sogno di vincere tutti e tre i Grandi Giri è ora realtà”, ha detto Vollering al traguardo, con la voce rotta dall’emozione e dalla fatica. “Sapevo che se non fossi riuscita a staccare Anna su quella salita, le mie possibilità sarebbero svanite. Quando ho visto il vantaggio aumentare ho iniziato a credere. Ho dato tutto. Era la cronometro della mia vita”. Completando il trittico – Tour de France, Vuelta Femenina, Giro d’Italia – Vollering diventa solo la seconda corridora nella storia a raccogliere tutti e tre i titoli dei Grandi Giri femminili, dopo Annemiek van Vleuten. E lo fa completando l’impresa nella stessa stagione in cui Jonas Vingegaard ha firmato l’equivalente maschile vincendo il Giro d’Italia: una coincidenza che il ciclismo mondiale non ha mancato di sottolineare.
Prospettive e obiettivi ancora mancanti
A 29 anni, Vollering è all’apice di una carriera che sembra ancora lontana dal plateau. La Tripla Corona dei Grandi Giri è fatta, ma il calendario offre ancora sfide di primissimo livello. Il Mondiale su strada – un titolo che finora le è sfuggito, con tre medaglie conquistate (argento 2022, bronzo 2023, settimo posto a Kigali 2025) – rimane forse l’obiettivo più grande e irrisolto. Nei Campionati del Mondo il fattore tattico della prova in linea rende tutto meno prevedibile rispetto alle grandi corse a tappe, e la corsa iridata continua a sfidare anche le più grandi. Sul fronte delle classiche, il palmarès è ormai praticamente completo: l’aggiunta del Giro delle Fiandre 2026 ha chiuso l’ultimo cerchio aperto. Restano ambizioni di conferma – difendere il Tour de France Femmes, conquistare una seconda maglia rosa – e la possibilità di scrivere nuovi record di vittorie consecutive nei Grandi Giri. La domanda che il ciclismo si pone, a questo punto, non è tanto cosa le manchi ancora, ma quanta storia voglia ancora scrivere. La risposta, stando alla Colletta di Brondello di domenica scorsa, sembra essere: moltissima.
* In copertina Demi Vollering
