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Europei Under 16 basket, le azzurrine retrocedono in Division B

Il 14° posto agli Europei Under 16 basket 2026 in Romania fotografa un movimento giovanile in difficoltà. Ma il talento c’è: Marinari e le altre possono essere le protagoniste del rilancio

Pitesti, Romania. Un palazzetto di provincia a est dei Carpazi, lontano dai riflettori dell’estate cestistica europea. È qui che l’Italia Under 16 femminile ha consumato una delle pagine più amare della sua storia recente: quattordicesimo posto finale al FIBA U16 Women’s EuroBasket 2026 e retrocessione in Division B, un risultato che non si registrava da anni per una rappresentativa abituata a lottare per le medaglie. Dal bronzo del 2023 alla caduta del 2026: tre anni e un abisso.

La preparazione: infortuni e ambizioni ridimensionate

Il cammino verso la Romania è cominciato il 16 luglio, con il raduno a San Bonifacio, in Veneto. Coach Giovanni Lucchesi aveva selezionato sedici atlete, con l’obiettivo di lavorarle in tre doppi confronti amichevoli: contro l’Ungheria, la Slovacchia e la Slovenia. Ma il ritiro estivo è stato funestato da infortuni e acciacchi che hanno eroso il gruppo, costringendo lo staff tecnico a scelte obbligate. Le dodici giocatrici che il 12 agosto sono salite sull’aereo per la Romania erano, come ha riconosciuto lo stesso Lucchesi, “la squadra più atletica possibile” tenuto conto delle condizioni del momento. Il CT si è presentato all’appuntamento con un atteggiamento lucido e scarno di retorica. “Andiamo in Romania consapevoli dei nostri limiti, che sono tanti”, aveva dichiarato alla vigilia del torneo. “Il basket femminile giovanile italiano è un campo che va difeso ogni giorno, con le unghie e con i denti, perché non diventi arido. Questo Europeo è solo un seme in più che proviamo a piantarci dentro”. Parole che, col senno di poi, suonavano già come un annuncio di difficoltà.

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Il Girone B: tre giorni che raccontano tutto

L’Italia era stata inserita nel Girone B insieme a Israele, Turchia e Lettonia. Tre avversarie tecnicamente accessibili sulla carta, ma capaci di imporre un livello di gioco superiore a quello espresso dalle azzurrine in questa edizione. L’esordio del 14 agosto è stato un colpo duro. Israele ha battuto l’Italia 68-37 in una partita che ha visto le azzurre produrre appena 2 punti nel secondo quarto: un parziale che la dice lunga sullo stato di salute tecnico e mentale del gruppo. Solo Giulia Marinari (11 punti) ha provato a reggere l’urto, mentre il resto della squadra ha faticato sia in attacco che in difesa. Il 15 agosto è arrivata la seconda sconfitta: Turchia-Italia 59-53. Le azzurre hanno inseguito per tre quarti, scivolando fino a -20, prima di trovare una reazione tardiva nell’ultimo quarto (26-14 per l’Italia, ma troppo tardi). Marinari ha segnato 22 punti – top scorer della partita – con Maria Renzi in doppia cifra a quota 11. Non è bastato. L’unica nota positiva della prima fase è arrivata il 16 agosto, nell’ultima gara del girone contro la Lettonia (già qualificata come prima del gruppo). L’Italia si è imposta 73-61, con quattro giocatrici in doppia cifra: Cloe Perini 15 punti, Irene Radice 12, Giulia Marinari 12 e Thomacia Carrarini 11. Una prova collettiva ben orchestrata, che però non ha modificato la classifica del girone: la Lettonia prima, l’Italia quarta e ultima. Come da copione, il peggior piazzamento disponibile per il turno successivo significava affrontare la capolista del Girone A: la Francia campione uscente.

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Francia, un ottavo di finale a senso unico

Il 18 agosto è arrivato il momento della verità. Francia-Italia 89-41: un passivo pesante, costruito in partenza. Le transalpine hanno chiuso il primo quarto sul 28-8, rendendo di fatto inutili i restanti trenta minuti. Le ragazze di coach Lucchesi non sono mai riuscite a trovare ritmo offensivo né continuità difensiva contro una squadra di un’altra categoria. Marinari ha chiuso con 9 punti, la migliore azzurra di serata, ma il 41 finale racconta meglio di qualsiasi statistica il divario emerso sul parquet.

La retrocessione si consuma contro la Polonia

Il 19 agosto, nella prima partita del girone che assegnava i posti dal nono al sedicesimo, l’Italia ha affrontato la Polonia e ha perso 63-47 (parziali: 15-10, 14-7, 14-12, 20-18). Una sconfitta che ha sancito matematicamente la retrocessione in Division B. Marinari ancora top scorer con 17 punti, un numero che non può nascondere la difficoltà collettiva: un secondo quarto in cui le azzurre hanno prodotto appena 7 punti, e la Polonia ha preso il largo senza più guardarsi indietro. Il meccanismo della retrocessione è stato accelerato da una clausola regolamentare: la Bulgaria, avendo ottenuto l’organizzazione del prossimo Europeo Under 16 femminile (2027), è automaticamente salva indipendentemente dai risultati sportivi. Ciò ha significato che le tre formazioni rimanenti del girone 13-16 – Italia, Israele e Polonia – sarebbero tutte retrocesse in Division B, rendendo le ultime due partite dell’Italia classificatorie ma prive di conseguenze sulla permanenza nella categoria.

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Le ultime sfide: una vittoria sterile, una sconfitta amara

Il 21 agosto, nel girone dal tredicesimo al sedicesimo posto, l’Italia ha battuto la Bulgaria 72-48 con autorità: 21-12 al primo quarto, poi dominio ininterrotto fino al 15-4 dell’ultimo periodo. Marinari e Radice hanno chiuso con 15 punti ciascuna, Sofija Zotti Pavlovic a 10. Una prestazione ordinata e convincente, peccato fosse del tutto ininfluente sulla retrocessione già matematica. Il 22 agosto, il sipario si è chiuso con la sconfitta nella finale per il tredicesimo posto contro Israele: 58-53 (parziali: 19-13, 18-8, 14-17, 7-15). Le israeliane hanno preso subito le redini della partita, costruendo nel secondo quarto un vantaggio difficile da colmare. Nel quarto finale l’Italia ha tentato una rimonta parziale (15-7 l’ultimo quarto), ma senza trovare la continuità necessaria. Marinari ancora top scorer con 13 punti, Matilde Moruzzi in doppia cifra con 12.

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Le protagoniste: il talento c’è, ma è acerbo

In una stagione difficile, alcune giocatrici hanno lasciato intravedere potenziale autentico. Giulia Marinari (Reyer Venezia, nata nel 2011) è stata senza discussioni la migliore azzurra del torneo: top scorer in cinque delle sei partite disputate, con una variabilità di rendimento che rispecchia l’altalena della squadra. I suoi 22 punti contro la Turchia, costruiti su un mix di penetrazioni e triple, hanno mostrato una giocatrice già capace di prendersi responsabilità. Ha 15 anni: c’è tempo. Cloe Perini (Magnolia Campobasso, 2010) e Irene Radice (Basket Costa, 2010) hanno offerto le prestazioni più convincenti nella vittoria sulla Lettonia, dimostrando di saper incidere quando la squadra trovava fluidità. Thomacia Carrarini (Magnolia Campobasso), 11 punti nella stessa partita, è un’altra delle punte del gruppo. Sofija Zotti Pavlovic (Reyer Venezia, 2012) è la più giovane della spedizione: la sua presenza, da protagonista nella vittoria sulla Bulgaria, è di per sé un segnale positivo. Il problema non è l’assenza di talento individuale. È la capacità di esprimerlo con continuità in un contesto di alta intensità competitiva: il salto di qualità tra le amichevoli estive e le partite decisive del torneo ha evidenziato margini tecnici e mentali ancora da colmare.

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Un movimento in chiaroscuro: quale futuro

Il quattordicesimo posto di Pitesti va letto all’interno di una traiettoria che negli ultimi anni ha perso la linearità che aveva contraddistinto l’Italia U16 femminile. Dopo l’oro del 2018 – storico, unico nella storia della rappresentativa – era arrivato il bronzo nel 2023, il quarto posto nel 2024, il sesto nel 2025. La caduta al quattordicesimo posto nel 2026, con retrocessione, è una discontinuità importante che la FIP dovrà analizzare con attenzione. Le cause sono molteplici e si intrecciano: un gruppo che ha pagato infortuni e acciacchi durante la preparazione; un livello delle nazionali concorrenti in crescita, in particolare nelle fasce baltiche e dell’est Europa; e la perenne questione strutturale del basket femminile giovanile italiano, che fatica a garantire continuità di lavoro e minutaggio di qualità alle proprie migliori prospetti nei campionati di club. La FIP ha in cantiere alcuni strumenti per arginare il problema: la Next Gen U19 femminile, organizzata in collaborazione con la Lega Basket Femminile, punta a offrire alle migliori giovani italiane un contesto competitivo di alto livello; le premialità alle società che tesserano atlete convocate nelle rappresentative nazionali rappresentano un incentivo concreto per i club; e la riforma della Serie B femminile intende rafforzare il collegamento tra basket territoriale e vertice. Sono strumenti necessari, ma richiedono tempo per produrre effetti. La strada per tornare in Division A passa dall’Europeo del 2027, in Bulgaria: un appuntamento che le atlete di questa generazione – Marinari, Zotti Pavlovic in testa – avranno ancora il profilo anagrafico per affrontare. Il potenziale c’è. La discontinuità di questa estate deve diventare stimolo, non alibi.

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La stagione delle giovanili azzurre e la prospettiva

L’estate 2026 è stata complessivamente difficile per le nazionali giovanili femminili italiane. Il risultato dell’U16 è il più severo in termini numerici, ma il contesto di generale difficoltà segnala che qualcosa nel sistema di sviluppo va ricalibrato. Non è una crisi irreversibile: il bacino di talento esiste, come dimostrano le singole prestazioni di Marinari e delle sue compagne. È una crisi di sistema, e come tale va affrontata con risorse e visione. Coach Lucchesi, in un commento alla vigilia del torneo poi diventato quasi profetico, aveva sintetizzato bene il senso di questa spedizione: “Vestire la maglia azzurra non è un premio: è un compito”. Quello che questa under 16 non è riuscita a portare a termine nel 2026, potrà essere ripreso in mano già dal prossimo anno. A patto che il lavoro quotidiano nei club – quello che raramente finisce nei titoli – non si fermi.

* In copertina e nell’articolo Europei Under 16 basket femminili (Foto di FIP)