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Lorenzo Finn, chi è il futuro del ciclismo italiano

Due maglie iridate, il Giro d’Italia Next Gen e la prima vittoria da professionista al Sibiu Tour: il racconto di un 2026 da record per il 19enne di Avegno, atteso al debutto WorldTour nel 2027 con la Red Bull-BORA-hansgrohe

C’è un ragazzo di Avegno, nell’entroterra genovese, che negli ultimi due anni ha messo in fila risultati che il ciclismo italiano non vedeva da tempo: due maglie iridate consecutive, tra Juniores e Under 23, e nel 2026 anche il Giro d’Italia Next Gen, prima di firmare a luglio la sua prima vittoria da professionista. Si chiama Lorenzo Finn, ha diciannove anni e un cognome che profuma più di Yorkshire che di Liguria, eppure la sua storia è tutta ligure: cresciuto tra i tornanti sopra Recco, arrivato alla bicicletta quasi per caso, dopo un problema al ginocchio che gli aveva reso complicato giocare a calcio. Oggi è uno dei nomi più attesi del ciclismo internazionale, e il 2026 rischia di essere ricordato come l’anno della sua consacrazione.

Chi è Lorenzo Finn: origini e famiglia

Lorenzo Mark Finn nasce a Genova il 19 dicembre 2006. Cresce a Salto, frazione di Avegno, piccolo comune della Val Fontanabuona, nell’entroterra sopra Recco. È figlio unico di Chiara Iperti, ligure, e Peter Finn, originario di Sheffield, in Inghilterra: da qui il cognome anglosassone, pur avendo sempre gareggiato per l’Italia. I genitori lavorano entrambi come ingegneri e lo seguono, quando gli impegni lo consentono, nelle gare in giro per l’Europa. In famiglia lo chiamano “Lollo”.

Gli esordi: dal calcio alla bicicletta

Prima di diventare un ciclista, Lorenzo era un difensore. Ha giocato a calcio nella squadra giovanile del San Bernardino e, per curiosità, ha provato anche il tennis, dai cinque-sei anni fino ai dodici. La svolta arriva a causa di un disturbo tipico dell’età della crescita, il morbo di Osgood-Schlatter, che gli rende doloroso correre ma non pedalare. Le prime uscite in bicicletta della domenica, insieme al padre, si trasformano presto in una passione vera. Debutta in gara nel 2019 con la Bici Camogli – da esordiente talmente inesperto da non sapere che servissero le spille da balia per il numero di gara – e cresce nella categoria allievi con la Nuova Ciclistica Arma-Team Ballerini, mettendo insieme buoni piazzamenti, tra cui la Resceto Cup e la cronoscalata di Sella Nevea, ma senza ancora vittorie di primo piano.

 

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2023: il salto di qualità tra gli Juniores

Nel primo anno Juniores, Finn corre per il CPS Professional Team e conquista le prime vittorie che contano davvero: un successo in provincia di Arezzo, la Sandrigo-Monte Corno, la cronoscalata Cene-Altino, la Pian Camuno-Montecampione e la Collegno-Sestriere. In parallelo si mette in mostra nella corsa a tappe di riferimento della categoria, il Giro della Lunigiana, dove chiude secondo – piazzamento che replicherà anche l’anno successivo – e si classifica quinto al campionato italiano a cronometro.

2024: la Germania, il titolo italiano e l’oro di Zurigo

Nel secondo anno Juniores, Finn compie una scelta che pochissimi diciassettenni italiani avevano fatto prima di lui: lascia le squadre di club per firmare con il Team Grenke-Auto Eder, il vivaio tedesco della Bora-Hansgrohe, diventando il primo Junior azzurro a trasferirsi all’estero. La stagione è quella della consacrazione: arrivano il titolo italiano Juniores sia in linea sia a cronometro, disputato a Grosseto, la vittoria nella corsa a tappe belga Aubel-Thimister-Stavelot, il successo alla Cronoversilia e nelle cronosquadre dell’Eroica Juniores e del GP Valli del Soligo. Il 26 settembre, ai Mondiali di Zurigo, arriva il capolavoro: sotto una pioggia incessante, dopo un primo tentativo a 60 km dal traguardo, Finn piazza l’attacco decisivo a 21 km dall’arrivo e resiste in solitaria, tagliando il traguardo con oltre due minuti di vantaggio sul britannico Sebastian Grindley. È medaglia d’oro: il primo titolo iridato Juniores italiano dal 2007 di Diego Ulissi.

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2025: il passaggio tra gli Under 23 e il bis iridato in Ruanda

Conseguita nel frattempo la maturità scientifica al Liceo Leonardo da Vinci di Genova, Finn sceglie di non bruciare le tappe verso il professionismo e approda alla Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, formazione di sviluppo del team WorldTour. Nella stagione vince il Giro del Belvedere, chiude secondo al GP Palio del Recioto, sesto e miglior scalatore al Giro Next Gen, quarto nella generale del Tour de l’Avenir. Il 22 settembre, ai Mondiali di Kigali, è quarto nella cronometro; quattro giorni dopo, il 26 settembre, vince anche la prova in linea, staccando lo svizzero Jan Huber a 700 metri dal traguardo dopo un lungo attacco in coppia. È il più giovane dei 118 partenti e diventa, dopo Matej Mohorič (2012-2013), soltanto il secondo corridore nella storia a vincere il titolo mondiale sia Juniores sia Under 23. Per l’Italia è la prima medaglia d’oro ai Mondiali di Kigali, dopo il bronzo di Federica Venturelli nella crono Under 23 femminile.

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2026: l’anno magico

La stagione si apre nel migliore dei modi il 29 gennaio, quando Finn viene convocato dalla Red Bull-BORA-hansgrohe WorldTour per il Trofeo Ses Salines, la cronosquadre di apertura della Challenge di Mallorca: in squadra con Remco Evenepoel, Florian Lipowitz, Nico Denz, Maxim Van Gils, Mattia Cattaneo e Gianni Moscon, contribuisce al successo che accompagna anche l’esordio vincente del neocampione del mondo belga con i nuovi colori. Ad aprile arriva il bis al Giro del Belvedere – un successo che mancava da 66 anni e che, guarda caso, non si vedeva da un corridore in maglia iridata dal 1980 – seguito 24 ore dopo dalla vittoria al GP Palio del Recioto. Proprio in aprile, però, arriva anche il momento più complicato dell’annata. Al Tour of the Alps, dopo aver aiutato il compagno Giulio Pellizzari a vincere la seconda tappa e aver chiuso comunque sesto, Finn cade nella terza frazione e riporta una frattura al polso. Operato subito dopo l’arrivo per accelerare i tempi di recupero, trascorre una settimana all’APC, il centro di preparazione atletica Red Bull, poi rientra a casa e riprende gradualmente gli allenamenti in quota. Il ritorno alle corse coincide con l’appuntamento più atteso della stagione, il Giro d’Italia Next Gen. Finn parte favorito e non delude: vince la tappa di Monte Livata, Cima Coppi della corsa, chiude terzo a Piana delle Mele e si aggiudica anche la cronometro finale di 22,2 km tra Villa Sant’Angelo e L’Aquila, conquistando la maglia rosa e la classifica generale con 2’10” di vantaggio sul colombiano Mateo Ramírez. È il primo successo italiano nella corsa dal 2011, quando – allora si chiamava ancora Girobio – a vincere fu Mattia Cattaneo: i due, per una curiosa coincidenza, saranno compagni di squadra tra i professionisti dal 2027.

 

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Meno di due settimane più tardi arriva il capitolo più significativo dell’estate. Al Sibiu Cycling Tour, corsa a tappe rumena che mette di fronte giovani promesse e squadre WorldTour, tra il 4 e il 7 luglio Finn vince le tappe di Păltiniș Arena e Bâlea Lac, sulla mitica salita del Transfăgărășan, e chiude al comando anche la classifica generale finale. Sono la sua prima vittoria da professionista e il suo primo successo in una corsa a tappe professionistica, ottenuti ancora prima del passaggio ufficiale tra i grandi, previsto per il 2027.

Le caratteristiche tecniche

Fisicamente Finn è un corridore filiforme: 63 chilogrammi per 1,81 metri, spalle strette e bacino relativamente largo, una struttura che secondo l’ex iridato a cronometro Adriano Malori ricorda quella di Tony Martin e che gli consente una posizione molto aerodinamica, unita alla capacità di restare incassato con la testa nonostante la statura. Le sue doti migliori restano la salita e la prova contro il tempo, un mix non comune tra i giovani, che lo avvicina, per caratteristiche più che per bacheca, ai corridori completi da corse a tappe di più settimane. Alla leggerezza si accompagna una notevole capacità di gestione tattica delle gare, più volte indicata da avversari e osservatori come segno di una maturità superiore all’età anagrafica.

La vita fuori dalla strada

Fuori dalla bicicletta, Finn si descrive come una persona tranquilla, quasi pigra: ama guardare film e serie tv – tra le preferite The Office e Breaking Bad – ascoltare podcast e, da qualche tempo, seguire l’attualità. Ha frequentato il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Genova, conseguendo la maturità nel 2025 anche grazie al progetto studente-atleta che gli ha permesso di conciliare scuola e gare. Tra gli hobby cita le camminate in montagna e il desiderio, non ancora realizzato, di viaggiare fuori dall’Europa. Il suo modello dichiarato è il gallese Geraint Thomas. In squadra ha stretto un legame di amicizia con il compagno Davide Donati, che lo descrive come un ragazzo sorprendentemente sereno anche nei momenti di maggiore pressione.

Prospettive future e obiettivi ancora da raggiungere

Il 2027 segnerà il passaggio ufficiale di Finn tra i professionisti, con la maglia della Red Bull-BORA-hansgrohe già garantita fino al 2028. Mancano ancora, all’appello di un palmarès già ricco per l’età, una vittoria in una classica o in una corsa a tappe di livello WorldTour, così come la prima partecipazione a un grande giro. La gestione della crescita, finora, è stata volutamente prudente da parte del team tedesco, che ha preferito non bruciare le tappe nonostante una bacheca già da corridore fatto. Resta da vedere come Finn saprà reggere il salto di categoria, il carico di gare e la pressione crescente attorno a un nome che il ciclismo italiano, orfano da anni di una vera stella delle corse a tappe, osserva con grande attenzione.

A diciannove anni, con due iridi e una maglia rosa già in bacheca, Lorenzo Finn ha bruciato in fretta le tappe delle categorie giovanili, pur scegliendo consapevolmente di non forzare quelle verso il professionismo. Il 2026 gli ha consegnato il primo vero banco di prova internazionale, superato con un infortunio di mezzo e chiuso con la prima vittoria da pro. Ora la strada, quella vera, comincia dal 2027.

* In copertina Lorenzo Finn